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Il Foglio Rassegna Stampa
04.11.2022 Kherson senza bandiera rossa
Analisi di Micol Flammini

Testata: Il Foglio
Data: 04 novembre 2022
Pagina: 1
Autore: Micol Flammini
Titolo: «Putin mette mano alle istituzioni e schiera i burocrati»

Riprendiamo dal FOGLIO  di oggi, 04/11/2022, a pag. 1, con il titolo "Putin mette mano alle istituzioni e schiera i burocrati", l'analisi di Micol Flammini.

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Micol Flammini

Putin: “Rischi di conflitto mondiale alto”. Mosca: “Roma ostile” | Oggi
Vladimir Putin

Roma. Come richiesto da Mosca, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha verificato se ci sono prove che l’Ucraina si sta dotando di una bomba sporca, un ordigno tradizionale con materiale radioattivo al suo interno. Il responso dell’Aiea è stato: “Alcun segno di attività nucleare non documentata”. Non che Mosca non sapesse quale sarebbe stata la risposta, ma ha voluto prendere tempo e mostrare di affidarsi alla comunità internazionale mentre sul campo di battaglia arrivano segnali discordanti proprio da Kherson, la regione ucraina che la Russia ha illegalmente annesso e in cui ci sono manovre di controffensiva. Ieri mattina la bandiera russa era scomparsa dall’edificio dell’amministrazione comunale di Kherson: i russi sembravano scomparsi. L’uomo mandato dal Cremlino a gestire la regione, Kirill Stremousov, ha pubblicato un video in cui compare dentro a una macchina in cui sembra aver stipato la sua intera vita. Stremousov invita i cittadini rimasti a evacuare, ma ribadisce che sta andando tutto bene. Difficile immaginare un vero ritiro di Mosca da un posto nevralgico e simbolico dell’invasione: per il Cremlino, vorrebbe dire di ammettere di essere disposto a rinunciare anche alla vicina Crimea. Tutte queste notizie, se unite anche alla strategia di bombardare le infrastrutture civili, mostrano che la Russia nei suoi piani brutali si sta riprendendo dalla confusione dei primi mesi dell’invasione calcolata malamente. L’idea di attaccare uno stato confinante mettendosi contro la comunità internazionale e determinando il ritorno della guerra sul territorio europeo era stata attribuita a una presunta follia di Vladimir Putin. Il leader del Cremlino sta dando invece prova di essere lucido, di essere un autocrate razionale nelle sue scelte sanguinarie, fuori e dentro la Russia. Putin ha dato inizio alla ricostituzione delle istituzioni russe, nominando un nuovo organo chiamato Consiglio di coordinamento, che ha il compito di trasformare l’economia in modo da essere flessibile per le necessità delle Forza armate. Con la legge marziale ha affidato agli amministratori locali il compito di prendere decisioni relative alla sicurezza, delegando così misure scomode e impopolari e legittimandone anche l’arbitrarietà, ma la vera novità sta nel fatto che ha rispolverato le figure dei burocrati, slegati dagli apparati di sicurezza e che spesso presentano dei profili più rassicuranti anche per l’opinione pubblica. Il Consiglio di coordinamento dovrà prendere decisioni che saranno vincolanti per entità pubbliche e private, quindi anche per le aziende, e a dirigerlo Putin ha messo il premier, Michail Mishustin, e il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, due figure che non hanno detto apertamente di sostenere la guerra. Mishustin ha fama di essere un bravo riformatore, ha introdotto cambiamenti al sistema delle tasse in Russia, snellendolo, e ha sempre avuto simpatie occidentali, sostenendo che le alleanze di Mosca dovrebbero essere proiettate verso ovest. Ora ha dovuto negare tutto questo, senza indossare i panni del falco o del propagandista. In tempo di guerra Putin si è messo a rifare le strutture del potere, secondo alcune indiscrezioni apparse sulla stampa russa si farebbe portare regolarmente dei sondaggi di opinione per capire come la pensano i russi – difficilmente i sondaggi in Russia possono essere presi per veritieri, va calibrata una buona dose di sfiducia nelle istituzioni e di paura quando si risponde. Putin sta affidando agli amministratori e non ai militari il compito di tenere in piedi il paese e sta proiettando nel futuro il suo potere, si sta riorganizzando in modo tutt’altro che folle, per durare e blindarsi al Cremlino. L’analista Tatiana Stanovaya, fondatrice del think tank R. Politik, avanza dubbi anche sul legame inossidabile tra Putin e i siloviki, gli uomini della forza: forse il presidente russo si è accorto di vivere in un mondo filtrato dall’Fsb che stabilisce cosa deve e cosa non deve venire a sapere?

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