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Il Foglio Rassegna Stampa
31.10.2022 L’Express intervista Pascal Bruckner
La reazione occidentale a Putin

Testata: Il Foglio
Data: 31 ottobre 2022
Pagina: 1
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «'I russi ci vedono come popoli amorfi, consumati dalla mollezza'»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 31/10/2022, a pag. 1, con il titolo 'I russi ci vedono come popoli amorfi, consumati dalla mollezza' l'intervista a Pascal Bruckner.

Il dono della longevità può diventare veleno Ma ci sono antidoti...
Pascal Bruckner

Pascal Bruckner – Questa reazione è una smentita in atto delle ideologie decliniste e catastrofiste. Il 24 febbraio scorso, eravamo certi che l’Europa si sarebbe arresa dinanzi a Vladimir Putin. Invece, si è ribellata come un unico uomo, e l’America di Joe Biden, inizialmente molto timida, ha capito che aveva un’opportunità per ridorare la sua immagine dopo la débâcle di Kabul. Gli ucraini, rivendicando la loro appartenenza all’Europa, si battono al nostro posto per la nostra libertà. I loro successi militari ci hanno galvanizzato e ci hanno ricordato che in noi c’erano forse delle risorse di resistenza più importanti di quanto pensassimo. Il conflitto non è certamente finito: l’inflazione cresce e i partiti populisti vogliono abolire le sanzioni per tornare a un approvvigionamento normale di gas e petrolio. Ma globalmente, l’Europa resiste. I russi ci vedevano come dei popoli amorfi, consumati dalla mollezza, si sono lasciati indottrinare dai filosofi della fine del mondo. Per l’Europa e gli Stati Uniti, questa guerra è l’occasione per una rivitalizzazione, anche se a un prezzo terribile. Forse c’era bisogno di una giovane nazione per dare una scossa ai paesi europei. La resistenza ucraina ha apportato nuova linfa all’Europa, che passa il suo tempo a piagnucolare sotto il peso dei suoi errori passati e conosce soltanto la logica della denuncia.

Cosa pensa dell’argomento secondo cui la Russia sarebbe stata provocata dalla Nato e che non aveva altra scelta se non quella di reagire? Ci sono state forse delle inutili umiliazioni. Nel libro “Le mage du Kremlin” (Gallimard), Giuliano da Empoli racconta per esempio che Boris Eltsin, in visita negli Stati Uniti e ubriaco fradicio come al suo solito, fece scoppiare a ridere Bill Clinton. E Eltsin, a sua volta, rise per mimetismo. Per i russi, fu un momento di vergogna assoluta. Gli occidentali hanno commesso degli errori, ma sono i russi a essere stati gli artefici della loro personale disgrazia. Hanno sempre voluto vendicare la fine dell’impero sovietico. Ottone d’Asburgo-Lorena, unico dirigente austriaco ad aver rifiutato l’Anschluss nel 1938, aveva incontrato Putin alla fine degli anni Novanta. E aveva già visto in lui un piccolo funzionario arrabbiato e pericoloso.

Come vede il futuro della Russia? La Russia rischia di sprofondare. Questa volta finirà forse con una seconda esplosione della Federazione russa. Nel libro “L’Empire éclaté” (1978), Hélène Carrère d’Encausse aveva avanzato l’ipotesi che l’Impero comunista sarebbe potuto crollare a causa delle sue repubbliche periferiche all’Est. Si è sbagliata per quanto riguarda la caduta dell’Urss, ma forse avrà ragione un domani. I popoli kazako, uzbeko o kirghiso si stanno affrancando da Mosca. Il desiderio di Lech Walesa di portare la Russia a 50 milioni di abitanti potrebbe realizzarsi. Volendo riaffermare la grandezza dell’Impero russo, Putin, forse, lo ha definitivamente seppellito. Come George Bush, volendo punire l’Iraq di Saddam Hussein per gli attentati dell’11 settembre, ha decretato il fallimento dell’America. Ci sono voluti vent’anni agli Stati Uniti per riprendersi, ma hanno molte più risorse della Russia attuale.

Proprio per questo motivo, il dopo-Putin non rischia di essere ancora più pericoloso? Non tutte le repubbliche periferiche sono dei modelli democratici. Se la Cecenia e il Daghestan diventassero delle repubbliche islamiche, per esempio, sarebbero molto più potenti del Daesh originale.

Come giudica il comportamento di Emmanuel Macron nel conflitto? Macron ha fatto un’uscita infelice dicendo di non “voler umiliare la Russia”. Ma dal mese di maggio, ha scelto in maniera chiara il proprio campo. I russi e gli ucraini hanno inventato un termine crudele, “macronizzare”, per indicare il fatto di parlare per non dire nulla e di gesticolare per non fare nulla. E’ assai ingiusto. Macron ha tentato continuamente di dialogare con Putin e spesso seguendo i consigli di Zelensky. E’ stato scoraggiato dal fatto che Putin è un bugiardo di professione.

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