martedi` 04 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
23.09.2022 UE, più armi a Zelensky e nuove sanzioni
Analisi di David Carretta

Testata: Il Foglio
Data: 23 settembre 2022
Pagina: 1
Autore: David Carretta
Titolo: «La linea dell’Ue»

Riprendiamo dal FOGLIO  di oggi, 23/09/2022, a pag. 1, con il titolo "La linea dell’Ue", il commento di David Carretta.

Immagine correlata
David Carretta


Bruxelles. L’Unione europea risponderà alla mobilitazione parziale e alla minaccia nucleare di Vladimir Putin con più sanzioni contro la Russia, più armi e più aiuti finanziari a Kyiv. “Studieremo un nuovo pacchetto di sanzioni che colpirà nuovi settori dell’economia russa, in particolare quelli tecnologici”, ha detto ieri l’Alto rappresentante, Josep Borrell, dopo una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri convocata per reagire al discorso di mercoledì del presidente russo. “Continueremo a sostenere l’Ucraina militarmente” e “a fornire armi”, ha promesso Borrell. La Commissione è già al lavoro sul nuovo pacchetto di sanzioni. “Siamo pronti a imporre ulteriori costi economici alla Russia e agli individui ed entità che dentro e fuori dalla Russia la sostengono politicamente o economicamente”, ha annunciato Ursula von der Leyen: “Proporremo controlli addizionali alle esportazioni di tecnologia civile dato che la Russia si sta dirigendo verso una economia di guerra”. Se ci sarà un’intesa rapida tra gli stati membri, la decisione potrebbe essere adottata in un vertice informale a Praga il 7 ottobre, quando i capi di stato e di governo dovrebbero anche impegnarsi a portare l’assistenza finanziaria all’Ucraina oltre i 9 miliardi finora promessi. L’esito non è scontato. Il premier ungherese, Viktor Orbán, ha indetto una consultazione dell’Ue sulle sanzioni, ma ha già detto di essere contrario a rinnovarle oltre dicembre. Un veto di Orbán comprometterebbe i piani dell’Ue di una risposta all’altezza dell’escalation di Putin. Il nuovo pacchetto di sanzioni potrebbe essere presentato dalla Commissione la prossima settimana. Oltre ad ampliare la lista nera ad altri individui ed entità russi, è possibile un embargo su alcune tecnologie civili. Saranno “identificati i settori in cui c’è la possibilità di fare più danni all’economia russa che a quella europea”, spiega al Foglio un alto funzionario dell’Ue. I ventisette stati membri devono anche adattare il regime sul petrolio per adeguarsi all’accordo raggiunto al G7 sull’introduzione di un price cap. La mobilitazione russa può avere “implicazioni in termini di necessità militari per l’Ucraina”, spiega il funzionario: agli occhi dell’Ue, “è chiaramente necessario” aumentare le forniture di armi per evitare che l’esercito ucraino si trovi nuovamente in una posizione di inferiorità sul campo di battaglia. Inoltre, il governo di Volodymyr Zelensky “ha urgente bisogno di contante” per pagare le spese correnti. La reazione di una parte della popolazione russa alla mobilitazione pone un altro problema all’Ue: accogliere o no chi fugge per non essere arruolato? La Germania è favorevole ad aprire le porte dell’Ue. “I disertori minacciati di una grave repressione possono di norma ottenere protezione internazionale in Germania”, ha detto il ministro dell’Interno Nancy Faeser. “Chiunque odi i metodi di Putin e ami la democrazia liberale è il benvenuto in Germania”, ha detto il ministro della Giustizia, Marco Buschmann. Ma i Baltici sono contrari. “A molti dei russi che ora fuggono dalla Russia per la mobilitazione andavano bene i massacri degli ucraini”, ha detto il ministro degli Esteri lettone, Edgars Rinkevics: “Non è giusto considerarli come obiettori di coscienza. Ci sono rischi di sicurezza considerevoli a farli entrare e un sacco di paesi fuori dall’Ue dove andare”. La Commissione, per ora, ha scelto di restare ambigua: le regole dell’Ue prevedono di far entrare chi chiede protezione internazionale, ma sui visti umanitari pesano “considerazioni di sicurezza e il contesto geopolitico”, ha detto un suo portavoce.

Per inviare la propria opinione al Foglio, telefonare 06/589090, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT