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Il Foglio Rassegna Stampa
07.07.2022 Come l’Italia e il Vaticano aiutano Putin
Il nostro è l’unico paese Ue che ha aumentato l’import di petrolio russo

Testata: Il Foglio
Data: 07 luglio 2022
Pagina: 3
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «Come l’Italia aiuta Putin - Il Cremlino vaticano»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 07/07/2022, a pag.3, gli editoriali "Come l’Italia aiuta Putin", "Il Cremlino vaticano".

A destra: Putin e Hitler in un fotomontaggio

Ecco gli articoli:

"Come l’Italia aiuta Putin"

L’Italia sta dando una grossa mano a Vladimir Putin sul petrolio. Non solo è il principale paese europeo importatore di greggio via nave (quasi il 30 per cento del totale), ma è l’unico paese europeo che ha aumentato l’import dalla Russia. E non di poco: quasi il 400 per cento in più rispetto a febbraio, prima dell’invasione. I dati sono quelli raccolti da Bloomberg e mostrano il repentino spostamento verso oriente dell’export russo: Mosca è riuscita a sostituire la riduzione degli acquisti europei, circa 500 mila barili al giorno, reindirizzandoli in Asia seppure a prezzo scontato. Attualmente il mercato asiatico, con Cina e India che fanno la parte del leone con almeno 900 e 640 mila barili al giorno, assorbe oltre la metà dell’export via nave russo. Un trend inverso si è verificato nel nord Europa, dove in vista del divieto di importazioni via mare che scatterà a fine anno, l’export russo si è ridotto di due terzi: da fine aprile Olanda, Polonia, Lituania, Francia, Finlandia, Germania, Svezia e Regno Unito importano tra 400 e 450 mila barili al giorno. Che è esattamente quanto importa la sola Italia (a maggio sono state sfiorati i 500 mila barili al giorno). L’Italia è l’unico paese dell’Ue che ha aumentato l’import di petrolio russo e lo ha fatto persino di più della Turchia di Erdogan. La ragione di questo enorme aumento dell’import (secondo solo a Cina e India) è dovuto alla necessità di far funzionare la raffineria Isab di Priolo, in provincia di Siracusa, che è di proprietà della compagnia petrolifera russa Lukoil e che, come conseguenza indiretta delle sanzioni finanziarie per la guerra in Ucraina, si è trovata a poter acquistare solo petrolio di provenienza russa. L’Isab di Priolo è strategica perché rappresenta circa il 20 per cento di capacità di raffinazione del paese. Il governo da mesi evita colpevolmente di risolvere il problema, che necessariamente riguarda la proprietà, ma non può continuare così a lungo. Non fosse altro perché tra cinque mesi entrerà in vigore l’embargo europeo alle importazioni di petrolio russo via nave.

"Il Vaticano pro Cremlino"

Incontro Papa-Putin. Mons. Pezzi: è un segno di dialogo - Vatican News
Papa Bergoglio con Vladimir Putin

Si arrabbiano, in Vaticano, quando qualcuno sottolinea l’ambiguità rispetto al conflitto russo-ucraino. Sì, certo: il Papa ha parlato di invasione “disumana” e “sacrilega”, ha dileggiato il Patriarca Kirill. Poi, però, i media ufficiali vaticani, addirittura con il direttore editoriale Andrea Tornielli, vanno a intervistare signori che sul conflitto in corso hanno idee più in linea con “l’abbaiare della Nato alle porte della Russia” che solidali con la tragedia che sta vivendo il popolo ucraino. Onore dunque alla chiarezza del gesuita francese Gaël Giraud, economista alla Georgetown University. “Vediamo – dice il professor Giraud – l’escalation militare e verbale di questa guerra, le stragi che sono state compiute, la distruzione delle città dell’Ucraina. Ma dobbiamo constatare anche l’esistenza di lobby belliciste che non vogliono la fine del conflitto, non vogliono un negoziato che porti sullo stesso tavolo i governi russo e ucraino a trattare su un progetto concreto, perché sono lobby interessate al riarmo e al cambio di regime a Mosca, cioè vogliono la fine di Vladimir Putin”. Ma chi vuole questa guerra?, chiede Tornielli. Risposta: “Diciamo che la vuole innanzitutto la Russia, che ha aggredito l’Ucraina e commette crimini di guerra. Ma la preparano dal 2014 coloro che vogliono usare questa guerra per rovesciare Putin e mettere in ginocchio la Russia”. L’amore per il capo del Cremlino è sconfinato. Ma c’è dell’altro, perché il gesuita propone anche una soluzione al conflitto che consiste nel “riconoscimento dell’indipendenza del Donbass” e “lo stesso vale per la Crimea, che fino al 1954 faceva parte della Russia”. Inoltre – aggiunge – “serve l’impegno dell’Ucraina a non chiedere l’ingresso nella Nato, né oggi né in futuro”. Rispetto all’Europa, “la Germania, la Francia e l’Italia dovrebbero parlare con una voce sola e proporre un Piano Marshall per la ricostruzione sostenibile dell’Ucraina, secondo la transizione ecologica. Una pace negoziata, che assicuri i russi sui futuri confini della Nato, che da quando è caduta l’Unione sovietica non è più un’alleanza difensiva”. Il professor Giraud può dire quel che vuole, non siamo in Russia e le opinioni sono libere e quindi anche criticabili. Ma se l’organo ufficiale vaticano va a cercare proprio il dispensatore di tali posizioni, significa che forse è quello il messaggio che si vuol far passare. O no?

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