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Il Foglio Rassegna Stampa
14.06.2022 Macron e la difesa dell’Ucraina
Analisi di David Carretta

Testata: Il Foglio
Data: 14 giugno 2022
Pagina: 1
Autore: David Carretta
Titolo: «Il disarmo mentale»

Riprendiamo dal FOGLIO  di oggi, 14/06/2022, a pag. 1, con il titolo "Il disarmo mentale", il commento di David Carretta.

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David Carretta

L'offensiva ucraina a Davos: «Adesso dateci armi più potenti»- Corriere.it

Bruxelles. Il presidente francese, Emmanuel Macron, sta pensando di introdurre una legge per confiscare materiale e imprese del settore civile per ricostituire gli arsenali che si stanno svuotando per le forniture di armi all’Ucraina. L’Europa non era pronta, né psicologicamente né logisticamente, a essere in guerra prima dell’aggressione della Russia. Anche se non combattono in Ucraina, con stock di armamenti e munizioni sempre più scarsi, i governi europei non sembrano in grado di tenere il ritmo delle richieste ucraine per difendersi. Ma ci sono anche freni politici. La Francia e l’Ue sono entrati in “un’economia di guerra”, ha detto ieri Macron in un discorso per inaugurare Eurosatory, una fiera internazionale della difesa e della sicurezza terrestri. Secondo il presidente francese, sarà necessario ripensare ritmi, produzione e margini “per poter ricostituire più rapidamente ciò che è indispensabile per le nostre forze armate, per i nostri alleati o per chi vogliamo aiutare”.

The week-old Russian invasion and resistance in Ukraine - IWL-FI

Per Macron, con la guerra in Ucraina “tutto è cambiato”. Il presidente francese ha chiesto al ministero della Difesa e ai capi di stato maggiore una “rivalutazione” della legge di programmazione militare “alla luce del contesto geopolitico”. Secondo il Monde, Macron vorrebbe ispirarsi da una legge degli Stati Uniti, il Defense Priorities and Allocations System Program, che dal 1959 autorizza il governo americano a confiscare alcuni settori a fini di sicurezza nazionale anche quando il paese non è un guerra. Per le grandi società che fabbricano prodotti “duali” (a uso civile e militare), lo stato potrebbe chiedere di utilizzare prioritariamente le loro capacità di produzione militare. Per le altre imprese, per esempio nel settore della meccanica di precisione, il governo potrebbe imporre di mettersi a disposizione dell’industria degli armamenti per accelerare le forniture. L’annuncio di Macron mostra quanto gli stati membri dell’Ue fossero impreparati a una guerra, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin. Nessuno di loro sta combattendo sul terreno. Ma gli aiuti militari che sono stati diretti a Kyiv, per quanto limitati, hanno rapidamente svuotato gli stock di armi dei paesi europei. Secondo un rapporto parlamentare pubblicato in gennaio, anche prima di iniziare a fornire armi all’Ucraina, la Francia sarebbe stata in grado di reggere a un conflitto ad alta intensità per appena un paio di settimane. La Francia è riuscita a fornire solo sei esemplari del suo cannone Caesar, perché le sue forze armate ne hanno in dotazione 76 e ci vuole quasi un anno per produrne uno. Anche la Germania, nonostante ‘'adozione da parte del Bundestag del piano da 100 miliardi per la spesa militare, ha problemi analoghi. Gli stock di armi sono scesi a livelli allarmanti. Alcuni sistemi saranno spediti in Ucraina solo in estate o in autunno per il timore di lasciare scoperta la difesa nazionale. Una parte del materiale promesso dal governo di Olaf Scholz – in particolare i carri armati antiaerei Gepard – non hanno munizioni sufficienti perché erano in disuso e non ci sono scorte. L’Ue ha cercato di correre ai ripari invitando gli stati membri a ricostituire il più rapidamente possibile gli stock, aprendo alla possibilità di acquisti congiunti. Ma servirà tempo, come serve tempo per la legge di Macron. E il tempo gioca contro l’Ucraina. Domani, a margine di una riunione dei ministri della Difesa della Nato, si riunirà il gruppo di contatto lanciato dagli Stati Uniti per coordinare la fornitura di armi da parte di una cinquantina di paesi che sostengono l’Ucraina. Il consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha presentato l’elenco delle armi di cui l’Ucraina ha bisogno per porre fine alla guerra: 1.000 obici con calibro 155 mm, 300 sistemi lancia razzi multipli, 500 carri armati, 2.000 veicoli blindati, 1.000 droni. “Stiamo aspettando una decisione”, ha detto Podolyak. Gli Stati Uniti hanno la leadership nelle forniture, mentre i due più grandi paesi europei – con un’industria della difesa all’avanguardia – arrancano. Oltre agli arsenali vuoti, ci sono scelte politiche che rafforzano l’impressione del disfattismo a vantaggio di Putin. Da marzo Scholz blocca la consegna di decine di veicoli da fanteria Marder e carri armati Leopard modernizzati da Rheinmetall. I Marder tedeschi dovrebbero finire in Grecia, che a sua volta dovrebbe inviare veicoli Bmp-1 di èra sovietica in Ucraina, in una delle operazioni di scambio organizzate da Scholz per timore di una rappresaglia diretta di Putin contro la Germania.

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