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Il Foglio Rassegna Stampa
04.06.2022 Le scelte difficili ma chirurgiche degli ucraini contro le forze russe
Analisi di Cecilia Sala

Testata: Il Foglio
Data: 04 giugno 2022
Pagina: 1
Autore: Cecilia Sala
Titolo: «Il riposizionamento»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 04/06/2022, a pag.1, con il titolo "Il riposizionamento", l'analisi di Cecilia Sala.

Cecilia Sala (@ceciliasala) | Twitter
Cecilia Sala

Ukrainian negotiator says talks with Russia have become more complicated
Mykhailo Podolyak

Roma. Kyiv sta pensando di posizionare alcuni Himars degli americani (i lanciarazzi che colpiscono con precisione fino a 80 chilometri di distanza) non in Donbas ma nel sud, in direzione della città di Kherson. I russi la occupano dal 2 marzo, nell’ultima settimana la controffensiva per liberarla ha aumentato la velocità e ripreso 20 piccoli villaggi avanzando di 8 chilometri. Ieri il sito d’informazione indipendente russo Conflict Intelligence Team diceva che il generale Alexander Dvornikov, il capo di tutte le operazioni in Ucraina, è stato rimosso. E il Times ha scritto che mentre Mosca si concentra su obiettivi simbolici, gli ucraini fanno un uso razionale delle risorse a disposizione e pensano alle riconquiste strategiche. Kherson è una di queste: è importante per il porto sul Mar Nero ed è lo sbocco dalla Crimea dove passa una delle direttrici più efficaci dell’invasione. Senza Kherson, non ci sarebbe più il corridoio che collega il Donbas alla penisola occupata. E finirebbe il controllo russo sulla foce del fiume che porta acqua alla Crimea. Soprattutto, Kherson ha un ruolo chiave nel determinare la capacità di Mosca di lanciare un’altra invasione in futuro. Cacciare gli occupanti avrebbe anche un effetto psicologico: darebbe ai soldati di Putin la sensazione di dover ricominciare sempre da capo e di aver perso qualcosa di prezioso in cambio di distese pianeggianti, villaggi ormai praticamente disabitati e quasi interamente distrutti nel Donbas. L’ipotesi del Times si può riassumere così: i russi sono più forti, ma gli ucraini sono più furbi.

Nell’est, Mosca ha sfondato le linee di difesa dell’esercito di Kyiv e controlla i quattro quinti di Severodonetsk, che aveva centoventimila abitanti ma già dal 2014 si è progressivamente impoverita e svuotata, oggi sono rimaste poche migliaia di persone e il 70 per cento dei palazzi è danneggiato o distrutto. Gli ucraini si stanno riposizionando nella città gemella di Lysychansk – più facile da difendere perché sull’altra sponda del fiume Severij Donec, che fa da barriera naturale, e perché si sviluppa su una collina. Nell’ultima settimana si è detto spesso che Severodonetsk sarebbe stata la nuova Mariupol, ma morire per Severodonetsk non ha senso e l’esercito ucraino sa che la battaglia nell’est è una guerra di logoramento in cui non contano solo le conquiste territoriali, ma infliggere il maggior numero di perdite al nemico affinché non si possa permettere una fase ulteriore del conflitto (ad esempio se, conquistato il Donbas, i russi tornassero da nord) e si presenti più arrendevole ai colloqui diplomatici. Le forze ucraine schierate lì sono quelle della Joint Forces Operation (Jfo), allenate a combattere da otto anni e composte dagli uomini migliori: Kyiv non si può permettere di perderle (farebbe il gioco dei russi, che fin dal primo giorno puntavano ad accerchiare e annientare i soldati della Jfo) e per questo arretra. Il consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, che fa parte della delegazione ucraina ai colloqui con la Russia, ha detto che né il suo paese né la Russia “avranno un senso di vittoria fino all’autunno-inverno”. Se, mentre Mosca avanza in Donbas, arrivasse la notizia della liberazione di Kherson, Putin smetterebbe di apparire in vantaggio. Sui canali Telegram filorussi circola un video girato dal 113° reggimento delle forze separatiste di Donetsk in cui i soldati si lamentano con Putin di essere stati abbandonati, di non avere medicine, e di essere “gettati al massacro senza armi adeguate” nella difesa della regione di Kherson. Dove – da quando il Cremlino ha detto che il vero scopo della “operazione speciale” era conquistare il Donbas – ci sono meno soldati dell’esercito regolare di Mosca e più milizie che non sono altrettanto efficaci in combattimento. La controffensiva in direzione di Kherson sta cambiando passo e la fretta è dovuta anche alla minaccia di un finto referendum per annetterla alla Federazione russa: alcuni parlamentari della Duma dicono che potrebbe tenersi già a luglio. Liberare Kherson ribalterebbe la percezione della situazione sul campo e quindi i rapporti di forza: ciò che conta ai tavoli del negoziato. Il 31 maggio Joe Biden ha scritto un editoriale sul New York Times: “Come ha detto il presidente Zelensky, la guerra ‘finirà solo attraverso la diplomazia’”. Ma, visto che ogni trattativa riflette gli eventi sul campo, “ci siamo mossi per inviare all’Ucraina una quantità significativa di armi, in modo che possa essere nella posizione più forte possibile al tavolo dei negoziati. Ecco perché ho deciso di fornire sistemi missilistici più avanzati”. Biden si riferisce appunto agli Himars, l’arma più potente mai inclusa nei pacchetti di aiuti della Casa Bianca: per ora sono solo quattro (quindi bisogna scegliere con cura dove piazzarli), ma sono già in Europa ed è cominciato l’addestramento che durerà tre settimane, poi entreranno in azione. Secondo fonti della Difesa ucraina, almeno uno di fronte a Kherson.

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