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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Il Foglio Rassegna Stampa
21.05.2022 I crimini commessi da Putin
li dimostrano i filmati del New York Times

Testata: Il Foglio
Data: 21 maggio 2022
Pagina: 3
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «L’esecuzione di Bucha. Senza balle»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 21/05/2022 a pag.3, l'editoriale "L’esecuzione di Bucha. Senza balle".

Esecuzioni di civili a Bucha: le prove nei video delle telecamere di  sicurezza
Un fotogramma dei filmati

Ci auguriamo che i dubbiosi, quelli che insinuano che il massacro di Bucha potrebbe non essere stato come sembra, quelli che non arrivano a dire, come fa il Cremlino, che siano stati gli ucraini e i loro amici a Hollywood a fabbricare l’orrore di Bucha, ma che guardano sospettosi le macchie di sangue, la sfumatura di blu dei cadaveri bruciati lasciando intendere che qualcosa non torni nella cosiddetta narrazione mainstream – ecco, ci auguriamo che i dubbiosi, e in Italia ce ne sono a bizzeffe, abbiano visto i video dell’esecuzione di otto uomini a Bucha pubblicati il 19 maggio dal New York Times. I filmati risalgono al 4 marzo, sono stati registrati da una telecamera di sicurezza e da un testimone in una casa vicina. Si vedono i paracadutisti russi che portano gli otto uomini – ricurvi, con le mani alla vita di quello davanti – dietro a un palazzo occupato dai russi dove avviene l’esecuzione. Il quotidiano americano dà i nomi a questi morti: Anatoliy Prykhidko, Andriy Matviychuk, Andriy Verbovyi, Denys Rudenko, Andriy Dvornikov, Svyatoslav Turovskyi, Valera Kotenko e Vitaliy Karpenko. In un’immagine scattata da Vadim Girda il 4 aprile, quando i russi avevano abbandonato Bucha e abbiamo scoperto che cosa si erano lasciati alle spalle, si vede il cadavere dell’uomo con la maglia azzurra che compare anche nei filmati. Di fianco a lui ce n’è un altro, con le mani legate. Mosca non ha mai ammesso di aver commesso nessuno dei crimini documentati a Bucha e parla invariabilmente di “messinscena” o di “provocazione” degli ucraini. In questa guerra raccontata in modo doppio e al contrario (questa cosa già deforma le cose oggi, immaginate quando si dovrà parlare di vittoria e sconfitta, di vincitori e di vinti) modificare la propaganda di Putin è molto difficile. Ma ci auguriamo che i dubbiosi che alimentano l’oscenità dell’equidistanza abbiano visto i filmati e che, nel dubbio, sospendano le loro insinuazioni.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

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