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Il Foglio Rassegna Stampa
29.03.2022 Addio destra post liberale?
Commento di Andrew Sullivan

Testata: Il Foglio
Data: 29 marzo 2022
Pagina: 6
Autore: Andrew Sullivan
Titolo: «Addio destra post liberale?»
Riprendiamo dal FOGLIO di ieri, 28/03/2022, a pag. VI, l'analisi di Andrew Sullivan dal titolo "Addio destra post liberale?".

I'm Still Reading Andrew Sullivan. But I Can't Defend Him. - The New York  Times
Andrew Sullivan

Addio destra post liberale? I leader occidentali che hanno flirtato con Putin, scrive Andrew Sullivan, capiranno che la politica reazionaria fa rumore ma non va da nessuna parte "Quando sei un dittatore, un conto è essere considerato crudele; un'altra questione —mofto più pericolosa — è essere considerato incompetente. E questo è successo molto velocemente" Forse sarebbe un'ironia eccessiva se fosse proprio Vladimir Putin a smontare finalmente l'infatuazione della destra americana ed europea per il post liberalismo. Ma più va avanti la criminale e disorganizzata invasione russa in Ucraina, più questo scenario sembra plausibile", scrive Andrew Sullivan nella sua newsletter settimanale, il Weekly Dish. "L'icona della nuova destra occidentale (Putin, ndt) è in serie difficoltà, e questo potrebbe danneggiare tutti coloro che fino a ieri ammiravano il suo zelo reazionario. Non è stata la violazione del diritto internazionale, il suo atteggiamento paranoico verso il Covid, l'uccisione dei suoi avversari politici o il bombardamento senza scrupoli degli ospedali, ad avere danneggiato l'immagine di Putin tra i nuovi russofili dell'occidente. Loro hanno trovato un modo per convivere con queste follie e atrocità. Invece il mito di Putin è stato scalfito dalla sua incapacità - finora - di vincere una guerra che ha voluto così fortemente. Quando sei un dittatore, un conto è essere considerato crudele; un'altra questione - molto più pericolosa - è essere considerato incompetente. E questo è successo molto velocemente". "Tutto ciò che l'estrema destra percepiva come debole e decadente si è dimostrato forte e stabile; tutto ciò che percepiva come potente e temerario si è rivelato stupido e brutale" Sullivan elenca tutti i leader occidentali che hanno aderito al culto globale del putinismo, partendo dall'ex presidente americano Donald Trump. Poi ci sono i fiancheggiatori europei del leader russo: il "pioniere della Brexit" Nigel Farage, il leader di estrema destra francese Eric Zemmour, che ha descritto Putin come l'ultimo argine all'egemonia del politicamente corretto, e il premier ungherese Viktor Orbán, che ha dichiarato la sua ammirazione per ragioni analoghe. Molti di quelli che Sullivan chiama i "conservatori post liberali" dell'occidente ammiravano il nazionalismo putiniano, considerandolo l'antitesi di un decadente globalismo multiculturale. Per i conservatori sociali e i cristiani tradizionalisti in America, Putin era l'ultimo barlume di speranza in un modo occidentale che a loro dire si allontanava dai loro valori.

L'invenzione mediatica del

"Nel corso degli anni, queste dichiarazioni d'amore nei confronti del dittatore russo hanno cambiato l'opinione di molti militanti repubblicani - argomenta Sullivan - In seguito all'infatuazione di Trump per Putin, gli indici di gradimento dell'assassino tra i repubblicani sono aumentati dal 10 per cento del 2014 al 37 per cento del dicembre 2016. Le ultime due settimane hanno distrutto questa narrazione. Questo è avvenuto per due ragioni. Innanzitutto, non esiste alcuna difesa legittima per inviare truppe e carri armati in un paese confinante al fine di impartirgli una lezione di sottomissione verso la Madre Russia. Stavolta Putin non ha nemmeno utilizzato i suoi `piccoli uomini verdi' per negare il suo coinvolgimento. Se sei Steve Bannon, puoi sempre provare a sviare, ma le semplici immagini degli ospedali bombardati, dei bambini uccisi, degli anziani senzatetto e dei colpi di mortaio nei quartieri residenziali bastano a cambiare l'opinione pubblica da un giorno all'altro". "In secondo luogo - prosegue il giornalista - Putin sta fallendo, e questa forse è la spiegazione più importante. Il leader appare debole. L'immagine di un convoglio di carri armati grande, fermo e vulnerabile che si dirige (o meno) verso Kiyiv è diventata la metafora della presidenza di Putin. Il mondo si sta prendendo gioco della natura decrepita e amatoriale dell'esercito russo. Sembra che Mosca stia andando incontro a un conflitto lungo e sanguinoso per ottenere una qualche forma di controllo sull'Ucraina, seguita da un'insurrezione ancora più lunga e sanguinosa. Questo stratega abile e astuto - scrive Sullivan riferendosi al presidente russo - ha inviato un esercito impreparato, mal equipaggiato e malinformato in un paese enorme che non riesce nemmeno a controllare, figurarsi a occupare. Non esattamente 'geniale'. Putin ha fatto anche qualcos'altro che nessun presidente americano era stato in grado di fare negli ultimi decenni: unire l'Europa attorno alla Nato, convincere i paesi Nato a investire sulla difesa e affidare una nuova missione all'alleanza atlantica: la deterrenza della Russia. L'abbaglio di Putin ha rivelato che l'occidente dispone di una nuova arma nella storia globale della guerra che può fare terminare un conflitto quasi prima che abbia inizio: il bottone rosso economico. Le vaste e complesse sanzioni finanziarie ed economiche che l'occidente ha imposto nei confronti della Russia nelle ultime due settimane - che hanno di fatto rimosso il paese dal sistema internazionale bancario e da gran parte del commercio globale - sono qualcosa a cui nessun paese può sopravvivere nel lungo termine". Sullivan sostiene che queste sanzioni equivalgono a "un atto di guerra", che può recare più danni delle bombe. Se l'Unione europea riuscirà ad affrancassi dalle importazioni di energia russa, l'economia di Mosca fallirà inevitabilmente. Il paradosso è che "tutto questo non doveva succedere: l'occidente non doveva compattarsi così velocemente; la Russia non doveva essere esclusa dalla finanza globale da un giorno all'altro; un presidente americano senile non doveva mettere insieme una coalizione internazionale poderosa per marginalizzare ed escludere la Russia su scala globale. Ma tutto questo è successo. (Il commentatore americano, ndt) David Frum ha usato una bella frase a questo proposito: `Tutto ciò che l'estrema destra percepiva come debole e decadente si è dimostrato forte e stabile; tutto ciò che percepiva come potente e temerario si è rivelato stupido e brutale"'.

Secondo Sullivan questa è un'utile lezione per capire cosa sia veramente il reazionarismo: non un'ideologia politica, ma un umore. Non si impegna a risolvere i problemi del presente, ma a vivere in un passato distante e immaginario. Questa visione del mondo mette insieme "il misticismo della religione ortodossa, le teorie complottiste anti americane e l'edonismo". Putin non vuole ricreare l'Unione Sovietica ma intende dare vita a una nuova Russia che adatti il suo passato feudale al presente. La forza dietro questa visione è l'eurasianismo: un movimento nazionalista che mette Mosca al centro di un contromovimento ostile all'ordine dominato dall'America che si è affermato dopo la fine della guerra fredda. Anziché governare il cambiamento, molti leader in giro per il mondo vogliono semplicemente tornare al passato. Trump sogna l'America degli anni Cinquanta, così come Putin vorrebbe tornare all'Unione Sovietica della stessa epoca. Ma questi tentativi sono destinati a fallire: viviamo in un mondo diverso, l'America non avrà mai l'omogeneità demografica e culturale degli anni Cinquanta. Lo stesso discorso vale per la Russia. Non tornerà mai a dominare i propri vicini, che nel frattempo sono stati liberati e non hanno alcuna voglia di essere controllati da Mosca come avveniva prima del 1991. Il comunismo come sistema economica è fallito e la globalizzazione, pur con tutti i suoi difetti, non si fermerà. Proprio per questa ragione, l'esclusione dal sistema globale può portare un paese al fallimento. Sullivan nota un parallelo tra Putin e Trump: entrambi usano la forza per mascherare la propria debolezza. L'ex presidente americano ha vinto nel 2016 contro "una candidata insolitamente scarsa", e quattro anni dopo ha perso contro "un grigio pensionato in uno scantinato nel Delaware".

Nel frattempo non ha ottenuto nulla in concreto: non ha costruito il muro, ha effettuato meno deportazioni di Obama, ha perso un gran numero di elettori bianchi passati ai dem, ed è stato complice del triste spettacolo di Capitol Hill. Questo è il rischio dei movimenti reazionari: danno vita a un contro movimento poderoso che sconfigge la propria causa. E' successo con i camionisti in Canada, che protestavano contro le restrizione anti Covid. Il governo ha assunto dei poteri emergenziali con i quali ha congelato i conti in banca dei finanziatori della protesta. L'invasione dell'Ucraina ha causato una dinamica simile. Se Trudeau ha bloccato i conti in banca dei suoi rivali politici, l'occidente ha estromesso un intero paese dalla finanza globale per causarne il tracollo. "L'iper nazionalismo di Putin ha generato la più grande presa di potere globalista dall'inizio della Guerra fredda. E lo ha fatto apparire ragionevole (...) Scusatemi se sembro un'ottimista - conclude Sullivan - Capisco il potere della nostalgia, della reazione e della contro rivoluzione. Ma sono un conservatore, non un reazionario. Credo nel mantenimento pragmatico di società libere e dinamiche (...) non credo nei tentativi di riesumare e applicare la gloria passata al presente (...) Spero che Putin fallisca, e lo faccia malamente (ma non al punto da portare il mondo sull'orlo di una guerra nucleare). E spero che la destra occidentale veda il proprio flirt con Putin come una lezione per il futuro: a casa e all'estero, da Putin a Xi, la politica reazionaria post liberale fa rumore ed è violenta, ma non va da nessuna parte".
(Traduzione di Gregorio Sorgi)

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