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Il Foglio Rassegna Stampa
17.11.2021 'La scelta di Abramo', di Wlodek Goldkorn
Recensione di Enrico Paventi

Testata: Il Foglio
Data: 17 novembre 2021
Pagina: 3
Autore: Enrico Paventi
Titolo: «La scelta di Abramo»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 17/11/2021, a pag.3, con il titolo "La scelta di Abramo", la recensione di Enrico Paventi.

La scelta di Abramo - Bollati Boringhieri
La copertina (Bollati Boringhieri ed.)

L’ebraismo costituisce da sempre una cultura complessa ed estremamente sfaccettata. Una tradizione che, considerando l'etica più importante della religione e della fede, induce il credente a non lasciarsi intimidire dalla divinità alla quale egli si rivolge, quasi in tono di sfida, ponendola di fronte a dubbi e interrogativi. Celebre è, in proposito, la vicenda di Abramo che - mosso dalla propria coscienza - si oppone a Dio, instaura un dialogo con l'Onnipotente e, alla fine, vede riconosciute le sue ragioni. Esistono insomma mille modi di essere israelita, mille sfumature e distinzioni: la molteplicità delle identità ebraiche è il tema che Wlodek Goldkorn torna ad affrontare in questa nuova edizione del suo saggio La scelta di Abramo. Saggio sulle identità ebraiche. Pagine dense e suggestive in cui lo studioso riflette lucidamente sulla Shoah e su Israele, su vittime e carnefici, su antisemitismi e teorie del complotto cercando di approfondire alcune questioni sulle quali il pensiero dell'età contemporanea non ha mai smesso di interrogarsi. Un periodo storico, il nostro, in cui si tende a rimettere in discussione diritti che sembravano ormai acquisiti. Tale è quello, riconosciuto a chiunque in quanto cittadino - dunque anche all'ebreo -, di scegliersi non soltanto il futuro ma anche il presente e addirittura il passato. Il diritto, in altre parole, di assumere una diversa identità, di elaborarne un'altra e di darsela, di combattere per riuscire a determinare il proprio destino. Osserva però, al riguardo, Goldkorn: "La globalizzazione ha avuto come uno dei suoi prodotti un'ossessione identitaria, una fissazione su appartenenze tribali inventate che mette in questione la categoria stessa di cittadino." Qualora si arrivasse ad abolire la cittadinanza, gli ebrei tornerebbero a essere la vittima predestinata di ogni populista o demagogo. Mentre il loro eventuale ritorno a un'identità forte, i cui tratti fondamentali sarebbero individuabili per esempio nella lingua e nella religione, non farebbe che esporli maggiormente a future persecuzioni. L'autore prende quindi apertamente posizione contro un nuovo innalzamento di steccati e barriere - nell'ambito in primis della cultura ebraica - che considera tanto anacronistico quanto pericoloso. Anche se non ignora affatto come, dopo la caduta del Muro di Berlino, il sentimento antisemita abbia rialzato la testa tornando così a costituire una minaccia tutt'altro che teorica.

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