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Il Foglio Rassegna Stampa
15.11.2021 Cancel culture: chi è Dave Chappelle
Il comico che non si arrende al politicamente corretto

Testata: Il Foglio
Data: 15 novembre 2021
Pagina: 2
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «Il comico che è il grande fustigatore della cancel culture americana»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 15/11/2021, a pag.II, con il titolo "Il comico che è il grande fustigatore della cancel culture americana", l'analisi tratta dal Figaro.

Quelle bizzarre accuse dei gay al geniale Dave Chappelle – Libero Quotidiano
Dave Chappelle

Nel 2014, il comico Chris Rock dichiarò di non voler più fare spettacoli nei campus universitari. "Gli studenti sono diventati troppo conservatori, soprattutto nella loro volontà di non urtare la sensibilità di nessuno", affermò l'umorista. Lo stesso anno, davanti a questa drammatica constatazione, un altro comico pensò invece di uscire dalla sua pensione anticipata per mettere il dito in queste nuove piaghe superficiali. Decidendo di riprendere la sua carriera, dieci anni dopo averla interrotta improvvisamente lasciando una rete televisiva con cui aveva firmato un contratto da 50 milioni di dollari a stagione. Quest'uomo si chiama Dave Chappelle. E' uno di quegli individui che sembrano essere stati forgiati con l'unico obiettivo di farci ridere. Figlio di due professori, cresciuto in una cultura protestante ma convertito all'islam e sposato con una donna filippina, Chappelle sbarca a New York all'inizio degli anni Novanta dopo un'infanzia vissuta tra Washington e il Maryland. Fin da giovane, i suoi amici prevedono per lui un futuro promettente sotto i riflettori. Un tempo alto e smilzo e dal volto spigoloso, si fa rapidamente notare dal Tout-New York all'Apollo Theater, al Gotham Comedy Club e in altri luoghi iconici della città. La sua scrittura graffiante e precisa funziona perché è accompagnata da una base, da una dizione, da una serie di mimiche, da un verbo e da un carisma che sono degni dei più grandi.

Chappelle è volgare, corrosivo, senza pietà e combina le sue battute con analisi sottili e senza concessioni della società americana. Una comicità che scatena "la risata, sacrilegio blasfemo che i bigotti giudicano volgare e di pessimo gusto". La stessa risata che "talvolta, può dissacrare la stupidità, esorcizzare le vere paure e fustigare le angosce mortali". Sparito dai radar per più di un decennio, fa il suo gran ritorno sulla scena nazionale il 13 novembre 2016. Siamo all'indomani dell'elezione di Donald Trump e il comico appare sulla scena del "Saturday Night Live". Il ragazzo alto e smilzo di una volta è notevolmente cambiato, passando da una silhouette filiforme a un fisico pompato da grosse spalle e ampi bicipiti. In uno degli sketch diffusi quella sera, incarnava un personaggio che gli assomigliava - un uomo nero disilluso e sarcastico davanti ai suoi amici bianchi, sostenitori del Partito democratico che vivono a New York e sono riuniti davanti alla serata elettorale, imbevuti delle loro certezze apodittiche sulla scontata vittoria di Hillary Clinton. "E' ovvio che Trump vinca in Kentucky! Tutti i razzisti sono lì", analizza il primo. "Per via dei cambiamenti della nostra demografia, forse non avremo mai più un presidente repubblicano", afferma pomposamente il secondo. Reazione perplessa di Chappelle: "Ah sì? Hai visitato molte volte il Kentucky di recente?". Perché Chappelle non vive a New York. Né a Los Angeles. Ma in una campagna di Yellow Springs, nell'Ohio, uno swing state: uno stato che può votare, da uno scrutinio all'altro, per i democratici (l'Ohio ha eletto Obama per due volte consecutive) o per i repubblicani (Bush ha vinto due volte in questo stato, e pure Trump) (...). Lo sketch di quella serata elettorale e il monologo interpretato alla fine del programma gli valsero un Emmy Award e il centro dell'attenzione. (...) Netflix, alcune settimane dopo, annunciò che la piattaforma avrebbe messo online tre spettacoli del comico. (...) Una bella storia americana? Non proprio. Digitate Dave Chappelle su Google e avrete l'impressione di scoprire un'altra persona. Molti media anglosassoni abbondano di aggettivi e metafore per attaccare l'umorista - "Uno spettacolo pieno di sciocchezze" per il New York Times, "aggressivo e debole" per il Guardian, e tutti parlano della polemica attorno al suo ultimo spettacolo, "The Closer".

Perché questa agitazione, tra l'altro in un paese che erge la libertà d'espressione a un livello quasi religioso? Perché Chappelle si diverte a deridere le nuove manie che ha scoperto uscendo dal suo periodo di ibernazione. Ossia il #MeToo, l'intersezionalità, i nuovi concetti sul gender (...). All'inizio di ottobre, pochi giorni dopo l'uscita del suo ultimo spettacolo, The Closer, alcuni dipendenti trans di Netflix hanno protestato contro il comico, chiedendo che il contenuto fosse ritirato dalla piattaforma: nell'ultimo sketch, Chappelle manifesta il suo sostegno alle donne che affermano che il sesso è una realtà genetica e non una costruzione sociale - fra queste J. K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, perseguitata dagli stessi circoli militanti. Sì, per questi individui, il semplice fatto di parlare di una realtà scientifica è un atto transfobo. Ted Sarandos, numero due della piattaforma, non ha ceduto: "Su Netflix non autorizziamo contenuti che incitano all'odio o alla violenza. E non riteniamo che 'The Closer' abbia superato questa soglia".

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