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Il Foglio Rassegna Stampa
11.09.2021 Francia: verso la candidatura di Zemmour, mina vagante che scuote destra e sinistra
Commento di Mauro Zanon

Testata: Il Foglio
Data: 11 settembre 2021
Pagina: 3
Autore: Mauro Zanon
Titolo: «'L'ultima parola' di Zemmour e il confronto con Macron sui migranti»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 11/09/2021, a pag.3, con il titolo " 'L'ultima parola' di Zemmour e il confronto con Macron sui migranti", l'analisi di Mauro Zanon.

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Mauro Zanon

Francia, ecco Zemmour, la star tv che può frenare Le Pen nella corsa  all'Eliseo - la Repubblica
Manifesti elettorali in sostegno di Zemmour

Parigi. "Zemmour farà una campagna 'destroy'. Sarà molto violenta". Sono le parole di un amico di lunga data di Eric Zemmour, il giornalista reazionario più celebre di Francia, che entro il mese di ottobre ufficializzerà la sua candidatura alle presidenziali del 2022. "Zemmour, il perturbatore", ha titolato il Figaro, il giornale che accoglie i suoi articoli dal 1996 e che ieri ha pubblicato le prime anticipazioni del libro più atteso della rentrée: "La France n'a pas dit son dernier mot", la Francia non ha detto la sua ultima parola. "E' da mesi che studiamo la situazione in Francia, abbiamo visto le differenze con gli Stati Uniti. E abbiamo capito tutto. E' lei il Trump francese", scrive Zemmour nella sua ultima opera, riportando le parole della responsabile delle sezioni femminili per l'elezione di Trump. Il polemista, nato e cresciuto a Montreuil in una famiglia di ebrei algerini, è un Trump più intellettuale secondo molti osservatori, ma con la stessa ossessione per l'immigrazione e l'identità. "Il paesaggio urbano della Seine-Saint-Denis è devastato, i piccoli commerci tradizionali delle città francesi sono scomparsi per lasciare il posto ai negozi col bollino halal (macellerie, ma anche librerie e kebab)", denuncia Zemmour, prima di aggiungere: "Questa colonizzazione religiosa produce una colonizzazione visiva che a sua volta genera una colonizzazione delle anime (...). Queste enclavi straniere vivono sotto il regno di Allah e dei boss della droga che assicurano l'ordine nella vita di tutti i giorni". E' la "Grande Sostituzione", concetto faro della destra identitaria francese, teorizzato dallo scrittore Renaud Camus e portato al centro della scena mediatica da Zemmour grazie al suo spazio televisivo quotidiano su Cnews, di proprietà di Vincent Bolloré. "Sono un attore di questa storia", scrive il giornalista, che dice di voler riunire i francesi attorno a "cinque I: identità, immigrazione, indipendenza, istruzione, industria", e alle sue spalle ha un commando di trecento esperti pronto a sostenerlo. Ne "La France n'a pas dit son dernier mot", si scopre che Zemmour e Macron avrebbero avuto una lunga telefonata attorno al tema dell'immigrazione, durante la quale il secondo avrebbe dato ragione al primo su questo punto: "Gli ho detto che ci sono sempre individui buoni e cattivi, poco importa, ma credo nell'inconscio collettivo che ci guida, e l'inconscio collettivo di queste popolazioni musulmane è di colonizzare l'ex colonizzatore, di dominare l'infedele in nome di Allah". Il capo dello stato francese gli avrebbe anche chiesto una nota contenente alcune proposte sull'immigrazione. Macron sa bene che Zemmour è il candidato più pericoloso, la scheggia impazzita, e che in caso di un secondo turno faccia a faccia è il peggiore avversario possibile. Negli ambienti gollisti e lepenisti regna il panico. Per Damien Abad, capogruppo dei deputati Républicains, Zemmour è una "bomba a orologeria" volta a "fare esplodere la destra" in mille pezzi. Ma quale destra? L'intero l'arco che va dai moderati vicini a Xavier Bertrand all'ala più radicale del Rassemblement national, secondo Frédéric Dabi, vice direttore dell'istituto sondaggistico Ifop. "E' un candidato con una struttura ibrida, duale. Riesce a erodere sia la base di Xavier Bertrand sia la base di Marine Le Pen, senza dimenticare quella di Nicolas Dupont Aignan (leader del partito sovranista Debout La France, ndr). Ha un lato 'acchiappatutto' di destra. Tra l'altro, a eccezione delle professioni intermedie del settore terziario, non c'è una categoria in cui ha un consenso estremamente debole", ha spiegato Dabi a Marianne. Se poi si considera che il tesoriere degli "Amis d'Eric Zemmour", la struttura ufficiale a sostegno della candidatura del polemista all'Eliseo, è un certo Nicolas Zysermann, ex militante di Macron durante la campagna presidenziale del 2017, allora tutto è possibile. L'uscita del suo ultimo libro è stata orchestrata come la tournée di una rockstar dalla consigliera Sarah Knafo, giovane enarca che organizza anche gli incontri con i potenziali finanziatori della campagna. Zemmour, nei prossimi giorni, si dividerà tra i palcoscenici televisivi di Bfm.Tv e France 2 e le presentazioni in giro per la Francia, con dediche e bagni di folla. Secondo Eric Viaud, presidente dell'associazione Maires pour le bien commun, "in provincia ha un deficit di notorietà. Da me non lo conosce nessuno. Detto questo in pochi conoscevano Macron quando si è lanciato". L'inquilino dell'Eliseo è avvertito.

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