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Il Foglio Rassegna Stampa
02.08.2021 Mario Draghi, unico antidoto al populismo
Intervista al direttore di Repubblica Maurizio Molinari

Testata: Il Foglio
Data: 02 agosto 2021
Pagina: 5
Autore: A.C.
Titolo: «Un premier senza alternative. La versione di Molinari»
Riprendiamo oggi, 02/08/2021, dal FOGLIO, a pag. V, con il titolo "Un premier senza alternative. La versione di Molinari", l'intervista a Maurizio Molinari a firma A.C.

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Maurizio Molinari

Non esistono alternative alla permanenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi", parla così al Foglio il direttore della Repubblica Maurizio Molinari. La questione è semplice: il dopo Draghi è Draghi. "I motivi sono due: la sconfitta della pandemia e la ricostruzione economica, che sono alla base dell'incarico conferito dal presidente Mattarella, rappresentano una missione alla portata di un unico uomo, Draghi. Nessun altro leader sarebbe in grado di mettere a segno questi obiettivi nei tempi stabiliti dal Recovery plan. La credibilità del premier costituisce la migliore garanzia per la Commissione europea e per la stabilità nel percorso delle riforme. C'è poi il punto macro: in Europa l'Italia resta una terra di frontiera tra populismo e stato nazione. Siamo un paese in bilico, il populismo è molto indebolito rispetto al 2018 ma non è sconfitto, lo dimostrano le agitazioni dei No pass e No vax. Non siamo ancora in una situazione di normalità. Il garante per il non ritorno dei populisti è Mario Draghi".


Mario Draghi

Draghi è un leader moderno? "Senza dubbio, e il tratto più spiccato della sua modernità è la competenza. Draghi è un grand commis dello stato, è un civil servant, è l'uomo che meglio di tutti sa far funzionare la macchina dello stato per vincere le sfide più urgenti, ripartenza economica e campagna vaccinale. A partire dalla Brexit, abbiamo appreso che oggigiorno per modernità si intende la capacità dello stato nazione di affrontare i problemi reali grazie ai quali il populismo prolifica. Le disuguaglianze, la corruzione politica, la carenza di rappresentatività delle istituzioni democratiche sono problemi ancora aperti".

Con Draghi a Palazzo Chigi, è possibile un Mattarella-bis? "Da cittadino mi auguro di sì. Di fronte alla sfida del populismo, abbiamo bisogno di una guida saggia e responsabile. Sin dal 2018, con il tentativo riuscito di integrare le forze populiste nell'alveo costituzionale, Mattarella ha dimostrato il più alto senso dello stato. Per affrontare l'emergenza pandemica il presidente ha chiamato l'unica persona in grado di gestire la più grave crisi dal secondo dopoguerra".

Lo stile Draghi, la sua asciuttezza pragmatica sono destinati a influenzare gli altri protagonisti della politica? "Il mio augurio è che ciò avvenga. I tre ministri che fino a questo momento si sono dimostrati più efficaci ed efficienti nella gestione del governo hanno fatto proprio lo stile Draghi. Giancarlo Giorgetti ha avuto un ruolo decisivo per tenere insieme la compagine governativa sulla riforma Cartabia, eppure non se n'è vantato né ha rilasciato interviste clamorose. Anche Luigi Di Maio è stato strategico per colmare le distanze tra Draghi e Conte ma non ha puntato a incassare il risultato sul piano mediatico. E poi Vittorio Colao, il più esposto sul fronte dell'innovazione tecnologica, lavora tenendo sempre un profilo basso. C'è un effetto domino dello stile Draghi".

Tra i partiti chi trae il maggior beneficio dalla presenza di Draghi a Palazzo Chigi? "Tutti i partiti di maggioranza traggono giovamento dall'effetto Draghi perché la percezione collettiva è che il premier sia fattivamente impegnato sia sul fronte della pandemia che della ricostruzione economica. Non è solo una questione di sondaggi, basta parlare con le persone. Il fatto che l'unico partito di opposizione, FdI, sul Pnrr abbia optato per l'astensione, è la conferma che la direzione di marcia è quella corretta. Anche Lega e Cinque Stelle, che fanno i conti con un tassello identitario populista, vedono aumentare i conflitti interni. L'anima no vax o no pass dei leghisti confliggerà sempre di più con Draghi, come l'anima populista dei grillini".

E il Pd? Non abbiamo ancora parlato del Pd. "Nel Conte2 il Pd ha contribuito a evitare l'implosione dello stato nazionale affermandosi come interlocutore strategico di Mattarella. Oggi dovrebbe elaborare una visione dello stato nazionale emancipandosi dalla struttura torrentizia che rema in senso opposto". Tuttavia, pochi giorni or sono abbiamo visto una platea in ovazione di fronte agli insulti di un giornalista nei confronti del premier. Quella platea non era né leghista né grillina... "Vero, in Italia il populismo ha due genesi, una di destra, di carattere etnico nazionale, e una di sinistra, affezionata al concetto di antistato. E' così che la frangia più estrema dei grillini s'incontra con quell'applauso agghiacciante. La sfida è isolare e sconfiggere istanze protestatarie".

Con il caos tunisino, l'immigrazione sarà il prossimo terreno di scontro dopo la giustizia? Matteo Salvini ha chiesto un incontro al premier insieme al ministro Luciana Lamorgese. "L'immigrazione è il tallone d'Achille di questa maggioranza perché l'Italia, da sola, non può farcela e l'Europa è drammaticamente in ritardo. Oltre a discutere dei criteri di ammissione, dovremmo chiederci come integrare i migranti ma questo dibattito non è neanche iniziato perché imporrebbe un confronto sull'identità nazionale. Quando alla fine dell'Ottocento gli anglosassoni decisero di aprire le porte della California ai cinesi e del New England a cattolici ed ebrei erano consapevoli che sarebbero diventati minoranza nel paese che avevano scelto. Così hanno gettato i semi della più grande potenza democratica del mondo".

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