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Il Foglio Rassegna Stampa
23.06.2021 Mila rifiuta la sottomissione
Commento di Mauro Zanon, editoriale

Testata: Il Foglio
Data: 23 giugno 2021
Pagina: 2
Autore: Mauro Zanon
Titolo: «Nessuno difende Mila per paura di offendere 'non si sa quale minoranza' - 'Non mi sottometto'»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 23/06/2021, a pag.2, con il titolo "Nessuno difende Mila per paura di offendere 'non si sa quale minoranza' ", l'analisi di Mauro Zanon; a pag. 3, l'editoriale 'Non mi sottometto'.

Ecco gli articoli:

Mauro Zanon: "Nessuno difende Mila per paura di offendere 'non si sa quale minoranza' "

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Mauro Zanon

Parigi. Nel muro di mutismo della galassia femminista francese in merito all'affaire Mila, la studentessa minacciata di morte dagli islamisti per aver mosso una critica alla religione musulmana in una story su Instagram nel gennaio 2020, è stata aperta una breccia pochi giorni fa: una lettera aperta pubblicata sulle pagine web del settimanale Le Point. "No Mila, non sei sola, anche se, certamente, la paura esiste. Non si tratta di negarla. Paura per noi, paura per i nostri cari, paura per tutto. Ma c'è una paura che dovrebbe terrorizzarci ancora di più: è la paura di tradire se stessi, la paura di tradire i nostri valori, i nostri ideali, la nostra umanità", scrive la fondatrice dell'associazione femminista #JamaisSansElles Tatiana F-Salomon, promotrice di questa iniziativa in difesa di Mila assieme a una ventina di personalità, tra cui lo scrittore Alexandre Jardin e l'eurodeputata macronista Irène Tolleret.

Cos'ha spinto Tatiana F-Salomon ad alzare la voce sul caso Mila? "L'umanità, molto semplicemente. E anche l'indignazione. La sorte riservata a questa giovane ragazza è indegna della nostra Repubblica", dice al Foglio, e aggiunge: "Poco importa ciò che si pensa delle sue affermazioni (sull'islam, ndr) e del modo in cui le ha esternate. Le libertà che la legge riconosce ai cittadini devono essere rispettate. Mila non ha infranto alcuna legge. E aggiungo: anche se l'avesse infranta, non è compito del branco sui social farla applicare. Che un cittadino, chiunque esso sia, non possa più esercitare le proprie libertà fondamentali senza rischiare letteralmente la morte in ogni angolo della strada è qualcosa che nessuno dovrebbe accettare. Se non sosteniamo Mila, se non ci opponiamo a questa situazione, se accettiamo l'intimidazione di massa, e di conseguenza la sottomissione, è la fine del nostro contratto sociale. La nostra Repubblica è fondata su valori umanistici". Quando le chiediamo perché l'iniziativa di #JamaisSansElles è pressoché isolata nel mondo del femminismo francese, risponde: "A dire il vero, faccio fatica a capirlo. Certo, c'è la paura, come scrivo nella lettera aperta. Ma questo spiega tutto? Non credo. C'è anche, ed è questo il vero pericolo, una certa compiacenza verso le rivendicazioni politiche e comunitariste che sono all'opposto di tutti i valori costitutivi della Repubblica francese", dice la presidente di #JamaisSansElles. "L'universalismo non è più ritenuto essenziale, e da alcuni è giudicato persino come qualcosa di oppressivo, non di liberatorio. E' il colmo! Perché ciò non fa altro che aggravare il ripiegamento su di sé e rinchiudere ogni cittadino in una presunta identità, dalla quale gli viene intimato di non uscire mai. Ognuno difende la propria causa, generalmente minuscola, perdendo di vista l'universale e i valori comuni. Mila non rientra in nessuna casella, dunque nessuno si arrischia a difenderla per paura di offendere non si sa quale `minoranza' che sarebbe improvvisamente diventata ipersensibile a qualsiasi critica, ma anche per paura di perdere una parte dei propri sostenitori", spiega Tatiana F-Salomon. Secondo la femminista francese, il caso Mila "è un esempio tragico di frammentazione della nostra società e di abbandono dell'universale" ed "è evidente che in Francia ci sia un problema particolare con l'islam, legato in parte al nostro passato coloniale, ma non solo. L'universalismo mal interpretato può rapidamente fuorviarsi nel relativismo radicale. Ma non tutto si equivale. Altrimenti nulla ha più valore". Per Tatiana F-Salomon, i valori che un tempo erano considerati fondamentali oggi sono messi in discussione da "un certo femminismo che difende e persino promuove elementi culturali (o pseudo-culturali) profondamente sessisti e oppressivi per le donne come dimostrato da una segregazione di genere sempre più marcata, per non parlare della questione del velo, della poligamia e dell'infibulazione. E' assolutamente insopportabile".

'Non mi sottometto'

Mila (16) noemde de islam een 'schijtreligie', nu heeft ze de hele dag  politiebescherming nodig | Trouw
Mila

Per tutta la giornata di lunedì, gli imputati sono saliti sul banco dei testimoni. Poi è stato il turno di Mila. "Se ogni volta che siamo scioccati dovessimo pronunciare sentenze di morte, che ne sarebbe di noi? In che tipo di società vivremmo?". Silenzio in aula a Parigi. "Sono sicura che se avessi formulato la mia critica all'islam senza volgarità, senza parolacce, avrebbero reagito esattamente allo stesso modo, con altri argomenti". E' una liceale strana, Mila, che va al cuore dello choc di civiltà di una democrazia investita dall'islamismo, che a lei ha portato centomila minacce di morte. "Perché il loro obiettivo è, prima di tutto, quello di impedire qualsiasi critica all'islam". Poi ha risposto a quelli che le dicono che è meglio staccare la spina, lasciare i social. "Non vado più a scuola, non ho una vita sociale, ho perso tutto, e per di più mi devo far dimenticare? Che io scompaia completamente? Una donna che è stata violentata non dovrebbe uscire in strada per evitare di essere violentata di nuovo? Io dico no! Sarei psichicamente morta, distrutta, se avessi lasciato che tutta questa gente mi calpestasse". Anche la madre è venuta a testimoniare. Evoca il "cataclisma" che si è abbattuto sulla sua famiglia dopo il primo video di Mila, nel gennaio del 2020: "L'unica cosa che potrebbe fermarlo, questo sfogo di odio puro, è una chiara presa di posizione della giustizia". Il futuro? "Mila è lucida, sa che non può avere un futuro. Al di là del rischio di un attacco, quale futuro possiamo immaginare con una tale pressione di morte?". Il giudice le chiede se rimproverare sua figlia avrebbe risolto il problema. "Non penserei mai di schiaffeggiare mia figlia quando viene attaccata. Cerchiamo solo di non lasciarci terrorizzare. Resistiamo perché, altrimenti, avranno vinto loro". Il processo dell'anno in Francia è rimandato alla prossima udienza. Non c'è in gioco soltanto la verità giudiziaria dell'affaire Mila, di cui il Foglio ha pubblicato un estratto del libro in esclusiva in Italia. In gioco c'è il futuro della Francia.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

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