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Il Foglio Rassegna Stampa
15.06.2021 Il primo test per il governo israeliano viene da Hamas
Analisi di Daniele Raineri

Testata: Il Foglio
Data: 15 giugno 2021
Pagina: 3
Autore: Daniele Raineri
Titolo: «Oggi in Israele primo test per il governo Bennett, firmato Harnas»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 15/06/2021, a pag.3, con il titolo "Oggi in Israele primo test per il governo Bennett, firmato Harnas", l'analisi di Daniele Raineri.

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Daniele Raineri

the Dry Bones Blog: Naftali Bennett
Naftali Bennett secondo Dry Bones: grazie a Benjamin Netanyahu per anni al servizio di Israele e tanti traguardi raggiunti e migliori auguri a Naftali Bennett, figlio di immigrati americani e primo capo di governo israeliano con la kippà

Roma. Domenica un giornalista si è avvicinato al primo ministro uscente Benjamin Netanyahu mentre saliva i gradini della Knesset, il Parlamento di Israele, circondato da un gruppo di guardie del corpo e gli ha chiesto: ci sarà una transizione ordinata? Lui ha alzato gli occhi e le mani al cielo: "No, ci sarà una rivoluzione - ha risposto con esasperazione - che domanda idiota". All'uscita le guardie del corpo erano diventate soltanto due, quelle che scortano gli ex primi ministri e lo spettro che era stato agitato da alcuni critici dell'ex primo ministro di una resistenza a oltranza in stile Donald Trump, con codazzo di complottisti e fanatici, si era dissolto. Oggi potrebbe già arrivare la prima prova per il governo del successore, Naftali Bennett, sostenuto da una coalizione di otto partiti che raccoglie un po' tutto lo spettro politico israeliano, inclusi gli arabi islamisti del partito Ra'am. C'è la marcia della bandiera a Gerusalemme e molti israeliani, soprattutto settler, sfileranno per le strade della capitale - anche se il tracciato è stato modificato d'accordo con la polizia per limitare il contatto con i quartieri arabi. E' la stessa marcia che era in corso lunedì 10 maggio e che era stata interrotta dai primi razzi di Hamas alle sei di sera - nel primo di dieci giorni di conflitto. Anche questa volta Hamas e gli altri gruppi armati della Striscia di Gaza hanno proclamato una "giornata della Rabbia contro l'occupazione sionista" e hanno invitato "tutti i palestinesi ad andare a difendere la città dall'aggressione dei settler" - con la solita retorica che incita agli scontri. In teoria c'è il potenziale per una escalation militare: il cessate il fuoco tra Israele e Hamas non ha fatto ulteriori passi in avanti, non si è trasformato in un negoziato e le richieste sono ferme; anche il riavvicinamento tra Hamas e Fatah, le due fazioni più importanti dei palestinesi, non è mai davvero cominciato a dispetto degli sforzi dei mediatori egiziani. L'esercito israeliano ha aumentato il numero di batterie di missili Iron Dome - quelle che intercettano i razzi - vicino alla Striscia, ma non si aspetta un altro round di guerra. Hamas deve ancora riprendersi dai bombardamenti di maggio, ha bruciato risorse enormi e ha subìto colpi devastanti. Inoltre l'Egitto del presidente Abdel Fattah al Sisi, che per anni ha dipinto Hamas come un gruppo terrorista, questa volta ha mandato a Gaza imprese e operai per cominciare i lavori della ricostruzione. Se Hamas ricominciasse a sparare razzi contro Israele e provocasse la reazione israeliana sarebbe considerato uno sgarbo contro l'Egitto, che controlla il confine sud della Striscia. Eppure è indubbio che le fazioni estremiste vorrebbero prendere le misure a questo nuovo governo israeliano con un test di fuoco. Il nuovo governo israeliano reagirebbe ai razzi come quello precedente, anzi avrebbe bisogno di mostrarsi anche più duro per non fare la figura del governo raccogliticcio che non sa difendere Israele come faceva Netanyahu. Il primo ministro Bennett si è tenuto almeno per adesso il segretario militare di Netanyahu, Avi Blot, e il consigliere per la Sicurezza nazionale, Meir Ben-Shabbat, per dare continuità militare. Nel frattempo Yair Lapid, il primo ministro alternativo, manda messaggi concilianti alle due parti che si considerano le grandi offese da Netanyahu ma sono importanti per Israele: il partito democratico americano e la Giordania.

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