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Il Foglio Rassegna Stampa
25.10.2011 La guerra culturale dell'Unesco contro Israele
commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 25 ottobre 2011
Pagina: 2
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Perché l’Unesco vuole a tutti i costi (e otterrà) lo stato palestinese»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 25/10/2011, a pag. 2, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo " Perché l’Unesco vuole a tutti i costi (e otterrà) lo stato palestinese".


Giulio Meotti

Roma. Da oggi al 2 novembre l’Unesco, massima istanza mondiale per la cultura, l’agenzia dell’Onu incaricata di promuovere la conoscenza nel mondo, diverrà teatro di battaglia fra Israele e i palestinesi. A Parigi si terrà il voto finale dell’assemblea plenaria sull’ammissione dei palestinesi. Un risultato scontato, salvo sorprese, dopo l’annuncio della Russia che voterà per la delegazione di Abu Mazen. I numeri con cui il consiglio ha già raccomandato l’accettazione della domanda palestinese sono andati oltre le aspettative palestinesi: con quaranta a favore su cinquantotto membri, dieci astenuti (incluse Italia e Francia) e appena quattro contrari (fra cui gli Stati Uniti). L’Amministrazione Obama minaccia di tagliare settanta milioni di dollari, il ventidue per cento del totale dei fondi dell’agenzia, se l’Unesco dovesse riconoscere i palestinesi come stato membro.
E’ la peggior crisi fra Stati Uniti, Israele e Unesco dal 1978, quando Washington ritirò quaranta milioni di dollari in finanziamenti. L’Unesco è infatti da due anni al centro di una guerra con Israele. Lo scorso giugno l’agenzia ha adottato una risoluzione, sotto la pressione del blocco arabo guidato dalla Giordania, che condanna ogni lavoro archeologico israeliano a Gerusalemme. Il governo Netanyahu ha minacciato di interrompere ogni relazione con l’agenzia. Nel 2009 l’Unesco era arrivata a designare Gerusalemme “capitale della cultura araba”, una vittoria storica dell’Anp.
Da due anni l’Unesco ha aumentato la collaborazione con l’Isesco, l’agenzia culturale dell’Organizzazione della conferenza islamica, propugnatrice di un forte negazionismo sui legami fra gli ebrei, la terra e i suoi simboli religiosi. Nel 2010 l’Unesco ha adottato una risoluzione in cui la tomba di Rachele a Betlemme e la tomba dei patriarchi a Hebron sono designati come “moschee islamiche”, sebbene siano i luoghi più santi per l’ebraismo. Una guerra, quella fra Israele e l’Unesco, iniziata nel 1974, quando l’agenzia votò il boicottaggio dello stato ebraico.
Ancora nel 1993 il direttore dell’Unesco, Federico Mayor, si rifiutò di prender parte a una conferenza a Gerusalemme. Nel 1996 un simposio dell’Unesco a Parigi su Gerusalemme vide la partecipazione di tutti gli stati arabi, ma senza invito per Israele.
Nel 2001 l’Unesco adottò la dichiarazione del Cairo, in cui accusava Israele di distruggere il patrimonio islamico nella regione. Nel 2005 l’Unesco rifiutò di menzionare la Shoah per il cinquantenario dell’Onu. Un anno fa l’agenzia ha redatto un rapporto sulla scienza nei paesi arabi, in cui ha convertito all’islam il medico e filosofo ebreo Maimonide, chiamandolo “Moussa ben Maimoun”. Come dice il ministro della Cultura palestinese, l’archeologo Hamdan Taha, l’archeologia finanziata dall’Unesco serve a “scrivere o riscrivere la storia della Palestina”. Il grande archeologo israeliano Gabriel Barkai l’ha chiamata “intifada culturale”, dicendo che è un negazionismo più pericoloso persino di quello sulla Shoah.

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