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Il Foglio Rassegna Stampa
01.02.2011 Egitto, Israele: analisi di Giulio Meotti
Mubarak può contare sull'appoggio israeliano

Testata: Il Foglio
Data: 01 febbraio 2011
Pagina: 7
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Israele teme che dopo la piazza d’Egitto restino in piedi solo gli islamisti»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 01/02/2011, a pag. 7, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo " Israele teme che dopo la piazza d’Egitto restino in piedi solo gli islamisti".


Bibi Netanyahu

Roma. Secondo Ely Karmon, il più noto e importante analista militare israeliano, a capo del counter- terrorism dell’Università di Herzilya, sono tre i possibili scenari in Egitto. “Il primo e il migliore è se l’esercito stabilizza la situazione e gradualmente ci sarà un processo democratico”, dice Karmon al Foglio. “Il secondo è una coalizione laica e religiosa in cui alla fine gli islamisti prenderanno il potere, come in Iran, Sudan e Libano. Il terzo scenario è il caos, il modello Pakistan e Yemen”. A Gerusalemme non si nascondono i timori per un cambio della guardia al Cairo, un evento rarissimo avvenuto due volte soltanto in mezzo secolo. Si temono gli effetti di un governo islamico. “Se gli islamici prendessero il potere, a Gaza Hamas nutrirebbe ancora più fiducia nella propria capacità di morte e guerra”, prosegue Karmon. “Nel 1967 il trattato sul canale di Suez fra Israele e la comunità internazionale fu stracciato dal Cairo e scoppiò la guerra dei Sei giorni. Lo stesso può avvenire oggi. Se gli islamici prendessero il potere Hamas vedrebbe cadere il muro al confine con l’Egitto eretto dal suo arcinemico, Mubarak. Sono certo che, se la Fratellanza assumesse il controllo, la società egiziana verrebbe purgata da ogni intellettuale occidentalista rimasto”. Anche Barry Rubin, direttore del Global Research in International Affairs Center, si dice molto pessimista. “In Egitto e in Giordania è possibile una rivoluzione islamista. Nel breve termine la protesta non è stata guidata dai Fratelli musulmani, ma questo è l’unico autentico gruppo di opposizione. Se alla fine il regime finirà in pezzi, i Fratelli musulmani emergeranno come i capi della nazione. Ricordiamoci che la rivoluzione iraniana è andata avanti per un anno, con gli islamisti che emersero soltanto dopo mesi. Gli esperti predissero che un regime islamico era impossibile. Si sbagliavano. Oggi spero di sbagliarmi io sull’Egitto”. Per quanto riguarda la conciliazione di islam e democrazia, Rubin afferma: “Per avere una democrazia autentica servono leader forti, organizzazioni forti, un programma, unità. Oggi nulla di questo è presente in Egitto. La Tunisia ha buone possibilità, perché ha una forte classe media e un movimento islamista più debole. Ma in Egitto, basta guardare i dati dell’ultimo sondaggio del Pew Research Center: al 30 per cento delle persone piace Hezbollah, il 49 per cento ha un’opinione positiva di Hamas e il 20 per cento vede con favore al Qaida. In parole povere, un egiziano su cinque plaude al gruppo terrorista islamista più estremista del mondo, mentre circa un egiziano su tre sostiene forze eversive islamiste in paesi stranieri. In Egitto, l’82 per cento degli intervistati vorrebbe la lapidazione contro chi commette adulterio, il 77 per cento sarebbe favorevole a fustigazione e taglio delle mani per i colpevoli di furto e l’84 per cento alla pena di morte contro un musulmano che si converta ad altra religione”. Cosa accadrebbe se i Fratelli musulmani sventolassero la propria bandiera al Cairo? “Se prendessero il potere sarebbe un pericolo enorme: un nuovo stato di conflitto nella regione, un rinnovato antiamericanismo, tentativi di espandere la rivoluzione nei paesi vicini, un potenziale avvicinamento a Siria e Iran, danni immensi agli interessi occidentali. In breve, sarebbe un disastro. Ciò che è scioccante è il comportamento dei media e degli esperti occidentali. Mi spavento quando nessuno si spaventa. A oggi vi sono due sbocchi possibili: il regime si ristabilizza con o senza Mubarak oppure il potere passa di mano. A chi? Diamo un’occhiata ai precedenti nella regione. Si ricorda la rivoluzione iraniana, che vide ogni genere di persone riversarsi in strada per chiedere libertà? Oggi il presidente iraniano è Mahmoud Ahmadinejad. E la primavera di Beirut, con la gente in piazza a chiedere libertà? Oggi è Hezbollah che governa il Libano. E la democrazia e le libere elezioni fra i palestinesi? Oggi la Striscia di Gaza è sotto il controllo di Hamas (e la Cisgiordania è a rischio). I precedenti sono molto scoraggianti”. Anche Shlomo Brom, direttore del programma per le relazioni israelo-palestinesi all’Institute for National Security Studies di Tel Aviv, è pessimista: “Anche in Tunisia, dove gli islamisti sono deboli, non sappiamo come andrà a finire. Non dimentichiamo l’esempio dell’Iran, la rivolta contro lo scià fu iniziata dai giovani filo democratici e alla fine fu sopraffatta dagli islamisti. I Fratelli musulmani potrebbero assumere il potere nel lungo termine. Nella situazione attuale l’esercito egiziano svolgerà il ruolo stabilizzatore, perché è l’unico potere rimasto in piedi. Ma se ci sarà un rilancio della democrazia, come un governo di ElBaradei, allora l’unico gruppo coerente e pronto per assumere il potere saranno i Fratelli musulmani. E allora cosa sarà l’Egitto, come la Turchia di Erdogan oppure una forza oscurantista come l’Iran? Un sistema poco trasparente come l’Egitto non consente analisi molto accurate. Vista da Israele oggi si può essere soltanto pessimisti”. Karmon punta il dito contro gli Stati Uniti. “Il wishful thinking dei giornalisti è molto pericoloso, perché in Iran ci è voluto molto tempo prima che gli islamisti assumessero il controllo con la dittatura, eliminando monarchici, comunisti e laici. Io non credo a una presunta evoluzione dei Fratelli musulmani, anche in Turchia gli islamici sembravano ‘moderati’ e poi hanno promosso un progetto di islamizzazione. Obama è un leader debole e gli islamisti si sentono forti, motivati, sanno che è il loro momento”.

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