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La Nazione Rassegna Stampa
19.03.2022 Lo show di Putin tra folla, bandiere, vangelo e canzoni
Commento di Roberto Giardina

Testata: La Nazione
Data: 19 marzo 2022
Pagina: 3
Autore: Roberto Giardina
Titolo: «Folla, bandiere, vangelo e canzoni. Ma Putin sparisce dopo due minuti»
Riprendiamo da NAZIONE/RESTO del CARLINO/IL GIORNO di oggi 19/03/2022, a pag.3 con il titolo "Folla, bandiere, vangelo e canzoni. Ma Putin sparisce dopo due minuti" il commento di Roberto Giardina.

Immagine correlata
Roberto Giardina


Hitler e Putin in un fotomontaggio

Grande spettacolo allo stadio per Putin, innanzi alla folla che gremiva gli spalti, centinaia di bandiere sventolanti, cori e marce militari. Una messa in scena curata nei particolari, ma con molti punti oscuri. Questi eventi piacevano ai dittatori di ieri, a Hitler o a Mussolini. Fidel Castro parlava per cinque ore, Putin ha parlato per due minuti, un record al contrario. Una concisione che rivela la paura di un attentato? E la trasmissione in diretta è stata turbata da un incidente, guasto o sabotaggio? Putin negli ultimi mesi ha evitato i contatti fisici, ha tenuto a distanza di metri anche gli ospiti stranieri, e ieri si è voluto mischiare alla folla. Per ostentare forza fisica, messa in dubbio da molti voci, e allo stesso tempo restare prudente, ridurre il rischio al minimo? L'ultima settimana è stata segnata dalle purghe che hanno falcidiato i suoi collaboratori, e eliminato anche generali fino a ieri giudicati fedeli al Cremlino. Nelle poche parole, Putin ha ricordato più volte l'unità del Paese. Sono tutti ancora con lui? È stato un discorso al popolo, e ha trovato il tono e i gesti giusti, rassicurante, autoritario ma non marziale. Putin non ha urlato. Il messaggio che vuol far passare è paradossale: non è lui l'aggressore, il nuovo Hitler, ma l'aggredito. «L'Occidente - scandisce - ha un solo obiettivo, annientare la Russia, compiere un genocidio, come i nazisti». Per questo, ha proseguito, siamo dovuti entrare in Ucraina. Su un gigantesco striscione allo stadio campeggiava lo slogan: «Un mondo senza nazismo».

È apparso sul podio in giaccone blu scuro con cappuccio, tenuto aperto su un maglione bianco, dal collo alto. Come dire, sono uno di voi, e penso a voi, come un padre. Anche lo Zar era chiamato il «piccolo padre», rispettato e rassicurante. Temuto solo da nemici. E ha citato il Vangelo: «Non c'è amore più grande che donare l'anima per gli amici». Una citazione dal libro di San Giovanni che ha irritato la Chiesa. Non si è rivolto con odio agli ucraini, non sono loro il nemico: «I nostri soldati fanno il possibile per risparmiare vite umane, mentre i capi a Kiev agiscono senza rispetto per il loro popolo. I nostri eroici soldati combattono fianco a fianco, in Russia c'è un'unita che si vedeva da lungo tempo». Il discorso è avvenuto nell'ottavo anniversario dell'annessione della Crimea: «Sono stati gli abitanti della Crimea a compiere la giusta scelta, ha ricordato. Vogliono abitare nella loro terra insieme con la patria russa. Grazie a loro è stato fermato il nazionalismo e il nazismo sul Donbass. Sappiamo come agire per fare risorgere questi territori: la tattica funziona, stiamo per vincere».

Sugli spalti molti avevano sul petto la «zeta», simbolo delle divisioni che si battono in Ucraina. La trasmissione si è interrotta sul volto di Putin, ed è ripresa dopo la fine del discorso. Un sabotaggio? Lo escludono ovviamente i responsabili della tv, sarebbe un problema tecnico, ma è avvenuto mentre Putin ricordava l'ammiraglio zarista Fyodor Ushakov, oggi scelto come nume tutelare dei bombardieri che trasportano l'atomica. Un ammonimento all'Occidente? II guasto tecnico nasconde una censura? Anche il luogo era adatto. Lo stadio Luzhniki, una volta chiamato Lenin, ospita ottantamila spettatori, e appariva colmo. Fuori, secondo i dati ufficiali erano ammassati oltre centomila uomini e donne, intorno alla gigantesca statua di Lenin. Secondo i messaggi diffusi dagli oppositori, erano stati pagati. Più probabile, che siano stati reclutati più o meno volontariamente migliaia di impiegati statali, e portati allo stadio in pullman. Il pubblico ha acclamato Putin, inneggiando alla vittoria. Uno spettacolo rivolto alla grande Russia, ma anche all'occidente. Troppo curato per non suscitare dubbi.

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