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La Nazione Rassegna Stampa
09.03.2021 Succede alla corte dei Windsor
Commento di Roberto Giardina

Testata: La Nazione
Data: 09 marzo 2021
Pagina: 13
Autore: Roberto Giardina
Titolo: «Indovina chi viene a corte, la storia si ripete. L'imbarazzo della Corona per gli amori esotici»
Riprendiamo da NAZIONE/RESTO del CARLINO/IL GIORNO di oggi 09/03/2021, a pag.13 con il titolo "Indovina chi viene a corte, la storia si ripete. L'imbarazzo della Corona per gli amori esotici" il commento di Roberto Giardina.

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Roberto Giardina

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La regina Elisabetta e la sua famiglia sono razzisti, accusa Meghan che tiene per la mano il suo Harry. Ha ragione. Lo sono come tutte le case regnanti della vecchia Europa. Sei reali hanno il sangue blu e gli altri volgarmente rosso non possono che essere razzisti, sempre di colore si tratta, come per la pelle bianca o nera. «Avevano paura che mio figlio fosse troppo scuro, mi hanno esclusa a corte», insiste la californiana Markle, che sarebbe sempre Duchessa del Sussex se non avesse rinunciato al titolo per amore della libertà, o dei dollari. Non sono due desideri contradditori. Razzisti i Windsor? Dipende, dal tempo e dal luogo. Quando Elisabetta a 26 anni ereditò la corona, si trovò innanzi come paterno consigliere Winston Churchill. Bisogna avere il senso della storia per giudicare. Anche Sir Winston, l'eroe che salvò la patria dai nazisti, ora è accusato di razzismo. Da giovane andò in guerra contro i boeri, e fu tra i responsabili della spartizione dell'India con il Pakistan, provocando una guerra sanguinosa. II viceré dell'India era lo zio di Elisabetta, Lord Mountbatten. Sua moglie Edwina Ashley, in quegli anni, fu l'amante di Nehru. Lo sapeva il marito, lo sapevano tutti. Razzisti? I reali si comportano come il principe della mia Lampedusa. Tutto è lecito, purché non si sappia. Diana, la mamma di Harry, non volle stare al gioco, e la pagò cara. Il suo ultimo amore si chiamava Imad EI-Din Mohammed Abdel Moneim Fayed, cioè Dodi el Fayed, egiziano. Per i complottisti sarebbe stato ucciso con Diana perché la principessa aspettava un figlio. Si poteva accettare a corte un erede musulmano? Meghan potrebbe aver ragione, non importa che sia un pettegolezzo. Ai giornali popolari basta la voce, gli storici pignoli sono scettici. La bisnonna Vittoria, non era vittoriana, era focosa da ragazza, e regalò una statuetta di Diana nuda per risvegliare iI marito Alberto. E non si chiamava Windsor, era una Coburg, cioè tedesca. La famiglia cambiò nome durante la Grande Guerra, per ovvia opportunità. Avrebbe avuto un «affaire» con un altro Mohammed, Abdul Karim, suo servitore indiano. Nelle biografie ufficiali si legge «che si conquistò I'affetto materno della regina». Però la figlia Louise strappò dal diario della madre decine di pagine. Razzista? Dipende. La regina era democratica con i figli dell'Impero, e non tollerava che iI figlio Bertie, iI futuro re Edoardo VII, frequentasse amici ebrei. Nonna Elisabetta non sarebbe mai diventata regina se Io zio Edoardo VIII non avesse perso la testa per Wally Simpson. Alla corona preferì l'amore per I'avventuriera americana. All'epoca si era meno politically correct. Forse. In realtà l'avrebbero costretto perché era nazista, come i parenti Coburg in Germania. E Wally sarebbe stata un agente segreto di Ribbentrop, ministro degli esteri di Hitler. I forse sono troppi. L'ex re andò in viaggio di nozze nei Terzo Reich, accolto con tutti gli onori. Dopo la guerra, Io storico dell'arte Anthony Blunt fu mandato a Francoforte a recuperare le lettere compromettenti di Edoardo, scritte ai parenti di Coburg. Missione compiuta. Sir Anthony era il più grande esperto del Rinascimento italiano e del barocco siciliano, un agente segreto, collega di James Bond, e anche doppia spia al servizio di Stalin. Aristocratico e marxista. Scoperto, si chiuse un occhio, anche due, perché era cugino di Elisabetta. Meghan si convinca, non è stata messa al bando per la pelle ambrata, ma perché da yankee non conosce le buone maniere. Trattava male la servitù, peccato mortale per chi ha il dovere di amare i sudditi.

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