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Adnkronos Rassegna Stampa
12.12.2013 Come la UE finanzia la corruzione palestinese: il lancio AdnKronos
uno scandalo colossale. Ma i giornali italiani lo ignorano

Testata: Adnkronos
Data: 12 dicembre 2013
Pagina: 1
Autore: AdnKronos Redazione
Titolo: «Corte Conti UE: Rivedere aiuti diretti ad Autorità palestinese»

"Corte Conti UE: Rivedere aiuti diretti ad Autorità palestinese", questa la notizia.


Il primo a divulgarla è stato il FINANCIAL TIMES del 10.12, ripreso da un lancio ADNKRONOS di ieri, che tutti i quotidiani hanno letto, ma che - nella stragrande maggioranza - si sono guardati bene dal riprendere.

Fanno eccezione ILGIORNALE, con il commento di Fiamma Nirenstein, che pubblichiamo in altra pagina, LIBERO, con un articolo di Daniel Mosseri, e il FATTO quotidiano, quattro smilze righe, una scelta scandalosa per un giornale che si vanta di fare giornalismo investigativo. Eccole: "UE DUBBI SUGLI AIUTI A GAZA Gli aiuti europei all'Autorità nazionale palestinese, specie quelli per Gaza, diventano un caso dopo l'analisi della Corte dei conti su Pegase, lo strumento Ue che dal 2008 al 2012 ha erogato circa un miliardo di euro servito a pagare il 20% dei salari di funzionari e servizi sanitari e scolastici.


IC pubblica in altra pagina l'analisi di Giovanni Quer, autore del "Rapporto sui finanziamenti italiani al palestinesi" dello scorso anno, che ha dato inizio alle indagini sulla corruzione del mondo arabo.
Ecco il lancio di ADNKRONOS che, malgrado risenta della solita impronta politicamente corretta che tira in ballo Israele anche quando non c'entra, fornisce tutte le informazioni che sono state giudicate non degne di essere riprese dalla stampa italiana.

Più che a AdnKronos, che ha diffuso la notizia, invitiamo i nostri lettori a scrivere al loro quotidiano di riferimento per chiedere come mai ha nascosto uno scandalo di tali proporzioni  ai propri lettori. Gli indirizzi sono in home page, colonna di destra.

Ecco il lancio di ADNKRONOS, uscito ieri con il titolo "Corte Conti UE: Rivedere aiuti diretti ad Autorità palestinese


Bruxelles, 11 dic. (Adnkronos) - Il sostegno finanziario diretto dell'Unione europea all'Autorità palestinese «deve essere rivisto». È quanto conclude la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata oggi.
In particolare, secondo la Corte, l'Autorità palestinese deve essere incoraggiata ad attuare alcune riforme, in particolare della sua funzione pubblica, e Israele deve essere convinta ad adottare le misure per l'attuare l'Sfd Pegase, il meccanismo palestinese-europeo di gestione e aiuto socio-economico.
Per Hans Gustaf Wessberg, membro della Corte responsabile della relazione, «sebbene la Commissione e il Seas, il Servizio europeo per l'azione esterna, siano riusciti ad attuare il sostegno all'Autorità palestinese in circostanze difficili, vi sono una serie di aspetti dell'attuale approccio che sempre più necessitano di essere rivisti».
In particolare «vi è la necessità di apportare revisioni rilevanti come, ad esempio, incoraggiare l'Ap ad intraprendere una serie di riforme, in particolare per quel che riguarda la sua funzione pubblica. Occorre inoltre trovare un modo per convincere Israele ad adottare le misure necessarie volte a garantire l'efficacia dell'Sfd Pegase».
Dal 1994 l'Unione europea ha fornito assistenza per oltre 5,6 miliardi di euro al popolo palestinese e dal 2008 al 2012 l'Sfd Pegase ha erogato finanziamenti per circa 1 miliardo di euro.

 Dalla relazione, presentata oggi a Bruxelles, emerge che «numerosi aspetti legati alla programmazione dei finanziamenti necessitano di essere rafforzati», che «vi è la possibilità di ottenere risparmi facendo maggiormente ricorso alle gare d'appalto» e che «è necessario semplificare il complesso sistema di gestione vigente». Il programma di aiuti della Ue, riconosce la Corte dei conti, ha contribuito «in maniera significativa a coprire la massa salariale dell'Autorità palestinese».
Tuttavia, a fronte di un aumento del numero di beneficiari e di una diminuzione dei finanziamenti da parte degli altri donatori tramite l'Sfd Pegase, l'Ap ha registrato nel 2012 «gravi ritardi nel pagamento dei salari che sono stati all'origine di disordini tra la popolazione palestinese».
Il meccanismo, sostiene la Corte dei conti nel rapporto, ha contribuito al funzionamento dei servizi pubblici essenziali, ma a Gaza, a causa della situazione politica, «un numero considerevole di pubblici dipendenti veniva pagato senza recarsi al lavoro e senza fornire un servizio pubblico». La Commissione e il Seae «non hanno affrontato in maniera sufficiente tale problema».
Infine, nonostante i finanziamenti, l'Ap ha registrato nel 2012 «un grave disavanzo di bilancio che ha anche minacciato di incidere negativamente sulle riforme della gestione delle finanze pubbliche».
Secondo la relazione, le minacce alla sostenibilità finanziaria dell'Ap «possono essere ricondotte in misura considerevole ai molteplici ostacoli frapposti dal governo d'Israele allo sviluppo economico dei Territori palestinesi occupati che minano anche l'efficacia dell'Sfd Pegase».


segreteria.redazione@adnkronos.com

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