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La Stampa Rassegna Stampa
04.05.2024 Cinzia Leone: Un onore per me il Premio Fuori!
Intervista di Silvia Francia

Testata: La Stampa
Data: 04 maggio 2024
Pagina: 56
Autore: Silvia Francia
Titolo: «L'amore gay è amore e basta, un onore per me il premio Fuori»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 04/05/2024, l'intervista di Silvia Francia a Cinzia Leone a pag. 56, con il titolo "L'amore gay è amore e basta, un onore per me il premio Fuori".

Vincitore del premio Fuori al Salone del Libro di Torino, "Vieni tu giorno nella notte" di Cinzia Leone, storia di un amore gay tra un palestinese e un israeliano. Il tutto in una atmosfera dove i lettori capiranno da che parte sta la democrazia.

Per la prima volta una vittoria al femminile per il premio "Fuori!" che, alla settima edizione, va a Cinzia Leone per il libro "Vieni tu giorno nella notte", Mondadori, storia di un amore gay tra un palestinese e un italo-israeliano. L'autrice, romana, giornalista e disegnatrice, riceverà il riconoscimento al Salone del Libro sabato 11 alle 16, e incontrerà il pubblico in dialogo con Elisabetta Boffi e Daniele Scalise e con Angelo Pezzana e Maurizio Gelatti, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Angelo Pezzana - Fuori!

Che effetto fa essere la prima donna, tra l'altro eterosessuale, ad aggiudicarsi questo premio?
«Sono molto orgogliosa di riceverlo. E il fatto che io sia donna e non omosessuale dice quanto venga attribuito per i contenuti di un'opera e per la qualità narrativa. Non ho avuto difficoltà a raccontare un amore tra due uomini, perché non è un amore diverso, è un amore normale: è amore e basta. E sono felice di riceverlo da Angelo Pezzana, fondatore del Fuori! e, con Guido Accornero, del Salone del Libro. Pezzana ha sempre combattuto per i diritti e per la democrazia».

A che punto crede che stiamo con i diritti delle persone Lgbtq?
«In Italia molto è migliorato, ma non possiamo dimenticare che ancora oggi in oltre sessanta Paesi del mondo l'omosessualità è reato e in sette nazioni è punita con la pena di morte. C'è ancora molto da fare per i diritti. Perché nessuno scrive appelli per gli omosessuali impiccati in Iran dagli ayatollah o nello Yemen dagli Houti? Perché non c'è nessun corteo indignato per Masha Amini e le ragazze iraniane di "Donna vita libertà" perseguitate, imprigionate e uccise o per il rapper iraniano Toomaj condannato a morte perché ha partecipato alle loro proteste? ».

Di cosa parla il suo romanzo?
«Racconto la storia d'amore tra Arièl, un soldato italo israeliano e Tariq, un palestinese fuggito da Jenin perché omosessuale. Un amore impossibile? L'amore ha un repertorio sconfinato capace di abbattere muri e pregiudizi: per un figlio, per un'amante, per una causa, per una nazione».

Il romanzo inizia con la morte ma è un inno alla vita ed è una storia di madri.
«Arièl muore nella prima pagina tentando di sventare un attentato di Hamas. Micol, la madre, ripercorrendo gli ultimi giorni del figlio, scopre il suo amore segreto, vuole conoscerlo e incontrare sua madre Zahira. Tra le due nascerà una profonda amicizia. Le donne danno la vita e sono capaci di rammendarne le lacerazioni. È un romanzo sulla vita di chi resta, sulle conseguenze dell'odio e sulle peripezie dell'amore».

Nel romanzo compaiono tutte le parole di questi giorni bui - Hamas, Hezbollah, Anp, Allah Akbar, Idf, Shin Beth, Zaka – ma quando lo ha scritto il recente conflitto non era ancora scoppiato.
«Volevo raccontare un amore contrastato in una terra di conflitti. Avevo conservato due articoli in cui si parlava di giovani palestinesi che dalla Cisgiordania scappavano in Israele per vivere liberamente la propria identità sessuale. Nel 2020, grazie alla giornalista Sharon Nizza che ha lavorato a lungo con le associazioni lgbt, in Israele ne ho incontrati una ventina e tre di loro erano mano nella mano con un israeliano. Le loro storie non compaiono nelle pagine del mio romanzo, ma "Vieni tu giorno nella notte è dedicato a loro».

Il titolo, "Vieni tu giorno nella notte" è shakesperiano.
«E' una frase di "Romeo e Giulietta". Una storia d'amore tra i figli di due famiglie nemiche proprio come quella tra il palestinese e l'israeliano che racconto nel romanzo. Nessuno ricorda più perché Montecchi e Capuleti erano nemici ma tutti ci ricordiamo Romeo e Giulietta».

Che ne pensa di Torino?
«La trovo misteriosa e regale. A Roma abito in un quartiere costruito proprio dai piemontesi, Prati, che somiglia a Torino per le sue vie diritte e alcuni palazzi con i tetti spioventi pronti ad accogliere una neve che non scenderà mai. Un quartiere costruito a dispetto del Vaticano ma con un progetto di futuro».

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