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La Stampa Rassegna Stampa
24.04.2024 Ucraina: corsa alle armi
Analisi di Alberto Simoni

Testata: La Stampa
Data: 24 aprile 2024
Pagina: 14
Autore: Alberto Simoni
Titolo: «Corsa alle armi Ucraina»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 24/04/2024, a pag. 14 con il titolo "Corsa alle armi Ucraina" l'analisi di Alberto Simoni.

Alberto Simoni - US CORRESPONDENT - La Stampa | LinkedIn
Alberto Simoni
L'Italia può fornire materiale bellico a un Paese in guerra
Finalmente arrivano le armi all'Ucraina, forse l'Occidente ha capito che se la Russia vince la guerra, la prossima sua vittima sarà la Nato

Il primo pacchetto di aiuti per l'Ucraina è in rampa di lancio. Si tratta di un miliardo di dollari, secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters, citando due funzionari Usa. Il portavoce del Pentagono Pat Ryder non ha commentato le rivelazioni, ha precisato che «prima serve il voto del Senato» e solo allora «si potrà ragionare sui dettagli». Ma ha aggiunto che è sensato pensare che possano esserci «munizioni e sistemi per la difesa anti-aerea e missili» nel primo invio, il cinquantaseiesimo dall'agosto 2021. Una volta controfirmata la legge sui 60,8 miliardi di dollari (in un pacchetto di 95) da parte di Biden, «sarà solo questione di giorni consegnare gli aiuti», ha detto Ryder sottolineando che c'è una macchina logistica «robusta fatta insieme agli alleati». Il Pentagono da settimane si prepara all'invio degli aiuti. Armi e munizioni necessarie si trovano in basi in Germania e Polonia. Altre partiranno dalle basi Usa, probabilmente dall'Oklahoma. Oggi il Senato dovrebbe votare il pacchetto approvato sabato alla Camera; quindi, il presidente apporrà la sua firma. Ieri a Capitol Hill i senatori hanno votato sulla procedura e discusso alcuni emendamenti, saranno tutti respinti per evitare di dover riconvocare la House. Nessuno ha dubbi che dopo mesi di braccio di ferro i 60,8 miliardi di sostegno all'Ucraina diventeranno certi. È dal dicembre del 2022 che il Congresso non dispensa aiuti, finora Washington ha dato 44 miliardi di dollari a Kiev. Lunedì il presidente Biden ha detto a Zelensky che l'America manderà aiuti «per il campo di battaglia e strumenti necessari per la difesa aerea». In un report dell'Hudson Institute si evidenzia che a livello di artiglieri i russi hanno un vantaggio di sei colpi contro uno sparato, se si tengono conto tutte le munizioni il gap aumenta a 10-1. Esperti ed analisti hanno accolto come «liberatorio» il voto del Congresso anche se il passaggio fra «consegna armi e vittoria dell'Ucraina», spiega una fonte vicina al Pentagono è «illogico e troppo ottimistico». Quello su cui convengono alcuni analisti è che, con le armi che arriveranno, l'Ucraina potrà pianificare una controffensiva e recuperare oltre metà del territorio perso. Solo fra fine 2024 e inizio 2025 potrà essere però condotta, secondo quanto ha scritto Michael O'Hanlon, della Brookings Institution, sul Washington Post. È un orizzonte temporale che trova parecchi consensi fuori e dentro i palazzi della politica e della difesa Usa. Fra i 60,8 miliardi liberati dal Congresso, 8 rientrano sotto il Pda (Presidential Drawdown Autority), ovvero l'autorità esecutiva che consente a Biden di attingere direttamente alle forniture del Pentagono. Una parte più cospicua invece è sotto forma di investimenti e contratti con le grandi società americane – come Lockheed Martin e Northrop Grumman. La lista della spesa che in dicembre Zelensky ha recapitato a Biden è lunga, non verrà seguita pedissequamente, ma nella prima tranche di aiuti è facile prevedere ci saranno alcune di quelle voci. La difesa antiaerea è la priorità, oltre alle munizioni per l'artiglieria. Si tratta di proiettili da 155mm e da 120mm, munizioni per gli M142 Himars, nonché dei rifornimenti per le batterie di Patriot. Per loro la consegna sarà più lenta. Quel che Kiev vorrebbe sono sufficienti M57 Block AI, varianti degli Atamcs, vettori da 300 chilometri; arriveranno munizioni per il sistema Nasams che Lloyd Austin, segretario della Difesa ha detto aver «il 100% di successo nell'intercettare i missili russi». Dall'agosto del 2021 gli Usa hanno effettuato 55 invii di armi. Sulla scia americana si muovono anche altri Paesi: il premier britannico Rishi Sunak ha annunciato aiuti militari per 500 milioni di dollari. Ieri c'è stato un colloquio fra Austin e gli omologhi britannico e greco sulla «mutua sicurezza». Proprio Atene, secondo fonti di stampa locale, starebbe pensando di inviare uno dei suoi sistemi Patriot in Ucraina. Niente invece dispiegamento di armi nucleari in Polonia, Varsavia si era detta disposta a entrare a fare parte del dispositivo di deterrenza Nato. Mossa che aveva irritato Mosca. Stoltenberg ieri ha smentito l'esistenza di un piano simile.

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