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La Stampa Rassegna Stampa
21.01.2024 Il vero male nasce dagli ayatollah
Intervista di Fabiana Magrì a Liraz Carhi

Testata: La Stampa
Data: 21 gennaio 2024
Pagina: 4
Autore: Fabiana Magrì
Titolo: «Il male vero nasce dagli ayatollah nemici delle donne e della libertà»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 21/01/2024, a pag. 4, con il titolo 'Il male vero nasce dagli ayatollah nemici delle donne e della libertà", l'intervista di Fabiana Magrì a Liraz Carhi.

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Fabiana Magrì

Liraz Carhi, attrice israeliana di origine iraniana:"ho ricevuto più sostegno dall'Iran che dall'Europa"

Uno striscione ha sventolato, appeso da alcuni cittadini a un ponte di Teheran, con la scritta "Stiamo con Israele". Non ne è rimasta stupita Liraz Carhi, artista ebrea israeliana di origini iraniane che ha registrato tre album in lingua farsi e ha interpretato la spia del Mossad Yael Kadosh nella serie Teheran: «Condividiamo lo stesso nemico, l'Islam estremo», dice. Il 7 ottobre Liraz ha perso cinque membri della sua famiglia, uccisi nel Kibbutz Beeri. E ammette di aver ricevuto più calore dall'Iran che dall'Europa. Il suo impegno, da allora, è dedicato agli ostaggi israeliani ancora prigionieri di Hamas a Gaza, per i quali «non c'è più tempo» dopo oltre cento giorni di cattività. «Un mese fa ho fatto un viaggio a Londra con la famiglia Haim, con la madre e il fratello di Yotam, l'ostaggio israeliano che è stato ucciso accidentalmente dall'esercito a Gaza. In piazza - racconta - ho visto bandiere iraniane e israeliane, una accanto all'altra. Molti iraniani ci sostengono». E non si riferisce solo ai suoi fan e ai follower che hanno imparato ad amarla perché canta in farsi e perché ha apertamente sposato la causa delle proteste "Donna, vita e libertà". «Quando il popolo iraniano ci sostiene, sa che non siamo nemici. I governi possono essere nemici. Non noi, non i cittadini». Allo stesso modo, Liraz afferma di non sentirsi nemica dei gazawi, e di avere amici tra loro. E si tiene distante dal concetto di "vincere la guerra" perché, spiega, «il 7 ottobre abbiamo già perso tutto e tutti. I nostri fratelli e le nostre figlie che sono in ostaggio. E la gente di Gaza che ha perso i propri cari». All'Europa, dove i suoi concerti sono cancellati sempre più spesso perché gli organizzatori ritengono che sui suoi profili social non critichi abbastanza Israele, Liraz chiede di non essere condannata in base alla nazionalità. «Sono nata in Israele ma i miei genitori sono fuggiti dall'Iran a causa dell'antisemitismo», spiega: «Serve un cambio di energia nelle persone. Essere iper connessi ci porta a giudicare gli altri partendo da una base di ignoranza. Tutte queste informazioni non filtrate che transitano sui social media creano una gran confusione», lamenta. A chi boicotta i suoi concerti o le serie tv israeliane lancia un ammonimento: «State scavando il solco della separazione, siete razzisti e anti-antisemiti. E non ve ne rendete nemmeno conto. Questa è la cosa più triste». Prima del 7 ottobre, sui palchi che Liraz ha calcato in tutto il mondo, mostrava la bandiera iraniana con la scritta "Donna, vita e libertà". Oggi che mette la sua faccia per i movimenti in difesa delle donne israeliane rapite e stuprate da Hamas a Gaza, crede che qualunque bandiera sia un simbolo che imbriglia quello slogan potente e universale. Nei prossimi concerti, anticipa, «porterò una bandiera senza colore, senza simboli, con la sola scritta. È il mio modo di dedicare la mia carriera alle donne».

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