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La Stampa Rassegna Stampa
02.10.2023 Tajani, sbagliato non mandare armi in Ucraina
Lo intervista Federico Capurso

Testata: La Stampa
Data: 02 ottobre 2023
Pagina: 4
Autore: Federico Capurso
Titolo: «Tajani: 'Sbagliato non mandare armi in Ucraina'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/10/2023, a pag.4, con il titolo "Tajani: 'Sbagliato non mandare armi in Ucraina' " l'intervista di Federico Capurso.

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Federico Capurso

Antonio Tajani è il nuovo presidente di Forza Italia dopo Silvio  Berlusconi: l'annuncio di Licia Ronzulli
Antonio Tajani

Si sono appena conclusi i tre giorni di Forza Italia a Paestum, in Campania. Il segretario reggente Antonio Tajani ha compattato il partito e ora fissa l'obiettivo in vista delle Europee: «Superare il 10 per cento». Un primo traguardo da raggiungere «attraverso la nostra proposta politica, senza slogan». Un'agenda per la rifondazione azzurra che rilancia il nucleare, «fondamentale per il nostro futuro», la giustizia «con l'inevitabile separazione delle carriere», i salari «da rendere più ricchi già con questa manovra» e la riforma costituzionale «con l'elezione diretta del capo del governo». E da qui, «nei prossimi due anni contiamo di tornare al 20 per cento». Il tempo di qualche selfie e poi subito in macchina, direzione Roma. Il vicepremier e ministro degli Esteri deve prepararsi, perché a breve, rivela, «sarò a Kiev con gli altri ministri degli Esteri europei, per dare un ulteriore segnale di coesione e parlare di ricostruzione». 

Si cerca coesione, ma nella Repubblica Slovacca il filoputiniano Robert Fico, fresco vincitore delle elezioni, annuncia come primo provvedimento lo stop agli aiuti militari all'Ucraina. Un errore? «Non è un messaggio positivo. Le scelte sull'Ucraina devono essere unitarie. Non si devono creare spaccature nel fronte europeo, perché la forza della Ue è nella sua unità. L'Ucraina sta combattendo per tutti noi e dobbiamo sostenerla. Detto questo, vediamo cosa Fico farà realmente, al di là degli annunci, perché il governo non si è ancora insediato». 

Anche gli Stati Uniti, per evitare lo shutdown, hanno dovuto negare i 6 miliardi di dollari promessi a Kiev. Si sta aprendo una fase delicata del conflitto? «Questa è la fase in cui si dovrà trovare una via per la pace. Manterremo la promessa fatta al G7 dello scorso luglio, di aiutare l'Ucraina a costruire un esercito in grado di difendersi da solo. Dall'altro lato, lavoreremo per allargare il consenso sulla formula di pace in 10 punti di Zelensky. Aiuterebbe coinvolgere altri attori globali, come India, Brasile e Paesi africani, ma dobbiamo convincere soprattutto la Cina a far sedere la Russia al tavolo negoziale». 

Il ritorno della compagnia Wagner sul territorio ucraino non allontana la pace? «La milizia della Wagner è sempre un pericolo, un elemento di instabilità, ma non influisce sulle scelte del governo russo. E ora che è morto il suo fondatore, non ha più la forza di un tempo». 

A Kiev, con gli altri ministri degli Esteri europei, si parlerà anche di ricostruzione? «Sarà uno dei temi centrali della missione. Dobbiamo dare stabilità economica al Paese e l'Italia si muoverà in questa direzione, sia con la prossima presidenza del G7, sia da Paese organizzatore della conferenza internazionale sulla ricostruzione nel 2025. Abbiamo già iniziato a impegnarci per la ricostruzione della cattedrale di Odessa e a Kiev firmerò una convenzione tra Italia e Ucraina per aiutarli a rimettere in piedi i loro beni architettonici distrutti dalla guerra». 

Le difficoltà economiche dell'Italia non renderanno più difficile il sostegno all'Ucraina? «Faremo tutto quello che dobbiamo fare, ma è anche per questo che insistiamo in Europa, chiedendo che gli investimenti militari non vengano calcolati nel patto di stabilità». 

Intanto, con la prossima legge di bilancio torneremo a fare debito. Riecco l'Italia spendacciona, si inizia già a dire a Bruxelles. «Non dipende da noi. La situazione economica, con l'aumento dei tassi deciso a Francoforte dalla Bce, rende inevitabile questa decisione. E poi c'è la questione Superbonus, governata malissimo negli scorsi anni». 

Eravate anche voi del centrodestra a difendere il Superbonus. «Avevamo detto che si doveva rilanciare l'edilizia, ma chi aveva la responsabilità dei conti doveva verificare che il Superbonus fosse sostenibile per le casse dello Stato. Poteva essere una buona idea, ma si è detto di sì a tutti e si è speso troppo». 

Forza Italia è d'accordo sulla linea di azione della prossima legge di bilancio: costo del lavoro, salari e famiglie? «Sì, il taglio del cuneo fiscale resta una priorità, così come la detassazione di straordinari, premi di produzione e tredicesime. Anche la detassazione delle famiglie con almeno 3 figli mi sembra una buona idea». 

Dove recuperare risorse? «Io ho messo sul tavolo il tema delle privatizzazioni. Come quella dei servizi portuali, ad esempio. Se si fa risparmiare lo Stato e si ottengono servizi migliori, non vedo perché dovremmo dire di no». 

Si teme anche un possibile downgrade del nostro debito. E nel governo, tra FdI e Lega, si inizia ad agitare la teoria del complotto dei poteri finanziari contro di noi. Lei ci crede? «Io non vedo complotti finanziari, al momento. Dobbiamo solo essere forti e dimostrare di essere affidabili. Per questo, ad esempio, mi sono battuto per scrivere meglio la norma sugli extraprofitti bancari, rassicurando i mercati e le istituzioni finanziarie. La presenza di Forza Italia al governo è determinante per rendere più credibile il Paese». 

I vostri alleati invece usano spesso toni aggressivi in Europa. Minano la credibilità del governo? «Deve esserci il diritto di critica. Neanche a me piace come si sta comportando la Bce. Però l'ho sempre detto: la violenza verbale non serve a niente. Serve invece la forza, la determinazione e la diplomazia». 

Quando si parla di migranti con i nostri alleati europei, soprattutto con la Germania, sembra di assistere a un incontro di pugilato, non a una trattativa diplomatica. Dov'è il cortocircuito? «Sono anche loro in campagna elettorale, quindi sono più vivaci, ma al di là di questo non riesco a comprendere la posizione tedesca. Mentre trattiamo un documento sui migranti, ci sono sette navi di Ong finanziate da Berlino al largo delle nostre coste. Se salvano migranti, è giusto che siano loro a farsene carico. Con la Francia, invece, stiamo lavorando bene». 

Una sentenza del tribunale di Catania ha dichiarato illegittimo il decreto migranti. Modificherete la norma? «Il ministero dell'Interno impugnerà la decisione. Però la giustizia deve essere meno politicizzata». 

Cosa intende? «Non intendo dire che sia legata a un partito, ma che ci sia una certa ideologia dietro certe sentenze. Vedo un approccio un po' strano. Quei migranti vengono da Paesi sicuri, e il decreto serve anche per far capire a chi vuole venire in Italia che deve sottostare a regole severe. Non si può abusare della pazienza di un Paese. Dobbiamo mandare messaggi dissuasivi a chi vuole usare i trafficanti per venire qui». 

Il blocco navale europeo proposto da Matteo Salvini è una soluzione possibile? «Difficilmente avrebbe successo. Servirebbero accordi con i Paesi d'origine dei migranti per poterli rimpatriare». 

La Tunisia, con cui l'Europa ha stretto un accordo, oggi dice che non è suo compito difendere i nostri confini dai loro migranti. Un passo indietro? «Tunisi non vuole che gli accordi siano solo sull'immigrazione. Vorrebbe un accordo più ampio». 

Ma ancora non sono arrivati i soldi che gli avevamo promesso. «Arriveranno a giorni».

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