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La Stampa Rassegna Stampa
30.08.2023 Netanyahu e la politica estera
Fabiana Magrì intervista Assaf Gavron

Testata: La Stampa
Data: 30 agosto 2023
Pagina: 19
Autore: Fabiana Magrì
Titolo: «'Netanyahu sapeva dell'incontro con la Libia, il governo è ridicolo e fa danni al Paese'»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 30/08/2023, a pag. 19, con il titolo 'Netanyahu sapeva dell'incontro con la Libia, il governo è ridicolo e fa danni al Paese', l'intervista di Fabiana Magrì.

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Fabiana Magrì

Assaf Gavron:
Assaf Gavron

L'affare Libia, cioè l'imbarazzo causato dall'annuncio unilaterale da parte del ministro israeliano degli esteri Eli Cohen dell'incontro segreto con la collega libica Najla Al Mangush, ha portato il primo ministro Benjamin Netanyahu a dichiarare che, d'ora in avanti, ogni meeting segreto e ogni informazione al riguardo sarà divulgata solo dopo la sua personale approvazione. 

Due fonti vicine al premier hanno dichiarato a Canale 12 che Netanyahu era già a conoscenza del fatto quando è avvenuto la scorsa settimana a Roma. «Sono certo che ne fosse a conoscenza – sottolinea lo scrittore Assaf Gavron –. Il modo in cui questo governo sta operando è semplicemente ridicolo. Sono solo un mucchio di persone inutili, nominate consapevolmente dal premier nonostante non abbiano esperienza o conoscenza o abilità per essere ministri. E, oltretutto, provocano danni al Paese. Ma a Netanyahu non importa fin tanto che ha bisogno del loro appoggio. Il risultato è una serie continua di disastri. Se non fosse così tragico per Israele, sarebbe molto divertente». 

Per non parlare della Libia, divisa tra due governi paralleli, uno riconosciuto a livello internazionale a Tripoli e quello di opposizione a Bengasi. E dove l'imbarazzo causato al primo ministro Abdelamid Dbeiba ha portato alla sospensione e alla fuga in Turchia della ministra Mangush. «Pur non conoscendo approfonditamente la situazione in Libia, riconosco che questo evento sia stato gestito senza sensibilità, senza il minimo talento non solo diplomatico e politico, ma neanche umano. Così come il tentativo di Cohen di giustificare il suo annuncio con il rischio di una fuga di notizie». 

Crede a questa versione? Le sembra plausibile? «Stiamo scherzando? Queste cose succedono continuamente. Il modo per far fronte a una fuga di notizie è ignorarla o, se non è possibile, negare. È molto semplice, si fa continuamente. Sbandierare questo incontro come un grande risultato, in toni così orgogliosi e celebrativi, per poi dire che è stato una forma di precauzione… pensa forse che siamo tutti stupidi?». 

La Libia è importante, ma ancora di più, per Israele e per l'alleato Usa, lo è l'Arabia Saudita. Un ex dirigente del Mossad, Haim Tomer, ha dichiarato che alcuni funzionari israeliani hanno dimenticato le regole segrete che dovrebbero applicarsi agli incontri di Gerusalemme con Paesi con cui non hanno ancora relazioni diplomatiche. Crede che l'impatto sui colloqui tra Libia e Israele sarà un congelamento a lungo termine, che il canale che si stava aprendo, sarà chiuso? E che ci saranno ripercussioni sui negoziati con altri Paesi arabi? «Non so come funzionino queste cose, ma mi sembra logico ritenere che dopo le reazioni che abbiamo visto in Libia, altri Paesi che si trovano in posizioni simili, di fronte a simili opportunità, si terranno alla larga dai funzionari e dai diplomatici israeliani. Decisamente da quelli in carica attualmente, ma temo che le ripercussioni possano riguardare la categoria "israeliani" in generale. È vero che accordi e trattati internazionali ruotano attorno a interessi reciproci, generalmente economici. Ma il problema di questo governo è – davvero, onestamente e non lo dico perché non l'ho votato – che nulla è attuato pensando al beneficio della popolazione e del Paese. Si basa tutto su interessi personali. Soprattutto quelli del primo ministro che vuole evitare il suo processo e la sua condanna. Perfino l'obiettivo della normalizzazione con l'Arabia Saudita ha lo scopo di sgonfiare le critiche e i fallimenti che lui e i suoi ministri ci rovesciano addosso, ogni settimana». 

Si aspetta che l'episodio della Libia sia usato in chiave anti governativa nelle proteste di sabato? «Le proteste sono una forma di lotta per la democrazia, mentre l'episodio della Libia rientra nella categoria dei fallimenti di persone stupide che fanno parte di uno stupido governo. In un certo senso, però, episodi come questi hanno conseguenze negative sulla democrazia e possono essere una leva per motivare le persone a continuare a manifestare contro gli incessanti disastri del governo, che così facendo nuoce a Israele e al popolo».

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