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La Stampa Rassegna Stampa
02.06.2023 Ari Folman: "L'animazione può raccontare l'orrore, il prossimo film vorrei girarlo a Kiev"
Intervista di Adriana Marmiroli

Testata: La Stampa
Data: 02 giugno 2023
Pagina: 33
Autore: Adriana Marmiroli
Titolo: «Ari Folman: "L'animazione può raccontare l'orrore, il prossimo film vorrei girarlo a Kiev"»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/06/2023, a pag.33 con il titolo "Ari Folman: "L'animazione può raccontare l'orrore il prossimo film vorrei girarlo a Kiev" " l'intervista di Adriana Marmiroli.

Ari Folman: film, foto - Movieplayer.it
Ari Folman

Cartoons On The Bay 2023, Premio alla Carriera a Ari Folman e Peter Lord |  MovieTele.it

«Quello che penso, io lo rappresento sempre nei miei film», dice senza mezzi termini Ari Folman. Regista, sceneggiatore e produttore israeliano, è il primo ospite a salire sul palco di Cartoons on the Bay 2023. Il festival dell'animazione organizzato da Rai Com l'ha insignito del Pulcinella alla carriera. Ha collaborato alla scrittura di In Treatment nella sua versione originale, Folman, ma in tutto il mondo è noto per due lungometraggi di animazione, Valzer con Bashir e Anna Frank e il diario segreto, film intrisi di pietas e immersi nella Storia: la strage di Sabra e Shatila del 1982, la Shoah e la persecuzione nazista, la distruzione – psicologica e fisica – delle giovani generazioni, vittime innocenti e vulnerabili di ogni conflitto. «I miei film non sono pianificati. Sono arrivati. In Anna Frank non volevo fare paralleli tra la Shoah e la condizione dei migranti. Pensavo fosse lo strumento giusto per muovere a compassione e senza alcun pregiudizio – geografico, razziale o religioso – sulla condizione dei bambini: coinvolti nelle guerre del mondo, sono le principali vittime della politica e dei politici. Nel mondo ce ne sono 20 milioni in fuga da guerre e persecuzioni». Anche in Israele esiste il problema dei rifugiati. «La destra radicale al governo è disastrosa per i migranti: anche da noi ne arrivano: dall'Africa ma anche dall'Ucraina. Penso sia un tema su cui è importante creare una diversa consapevolezza nella società civile. Oggi da noi c'è un movimento di protesta contro una politica di estrema destra che nasce da una visione religiosa e che vorrebbe "riformare" lo stato ebraico».

Su questo governo è più che mai pessimista, soprattutto sulla possibilità di una pace tra palestinesi e israeliani. «Non accadrà. Certamente non durante la mia vita – sorride amaro –. E neppure durante quella di generazioni più giovani della mia. C'è a monte una questione di religione e di crescita demografica che rende la questione sempre più estrema. La destra cresce e non promette pace. Avendo avuto a che fare con la guerra come soldato, posso solo dire che è un incubo. Che è la più stupida cosa che l'umanità abbia mai inventato. Non potrò mai giustificarla, in nessun caso. Eppure... Cosa dire di una invasione nel cuore dell'Europa a 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale? ».

Nella sua storia professionale l'animazione è entrata un po' per caso. «Venti anni fa avevo creato una serie tv sull'amore e per un po' mi sono occupato solo di storie d'amore, anche confrontandomi con accademici, scienziati e filosofi. Ma le loro risposte erano insoddisfacenti. Non riuscivo a trovare un linguaggio adatto a quello che volevo raccontare. Poi ho scoperto Waking Life (Vita da svegli) di Richard Linklater e il suo uso del rotoscopio (le sequenze animate sono tratte da immagini girate dal vivo riprodotte fotogramma per fotogramma, ndr): ho scoperto che quell'animazione poteva coniugare i diversi aspetti della mia narrazione, fa parlare il subconscio in modo non artificiale. Da allora ho continuato a usarla». Valzer con Bashir è del 2008. Mentre solo un anno è passato da quando Anna Frank venne presentato a Cannes: a quel film, dice oggi, ha dedicato 8 anni. «Anche con l'animazione, malgrado non sembri, ti confronti con una realtà dove tu fai dei programmi che poi saltano».

Sempre a disegni animati, ora sta lavorando a un nuovo soggetto per bambini. «Monkey Divorce: parlerà della guerra e della pace nelle famiglie. È ancora molto agli inizi, tanto che non so neppure se sarà una serie o un film. Spero di finirlo entro tre o quattro anni». A uno stadio più avanzato è invece un secondo progetto di cui ci parla quasi di sfuggita. «È l'adattamento del romanzo Death and the Penguin dello scrittore ucraino Andrey Kurkov. Ma sarà live action, questa volta». Inedito in Italia, è un'opera dai toni onirici e surreali, satirico e grottesco, su uno scrittore che vive con un pinguino, redigendo necrologi. La guerra è scoppiata mentre ci stava già lavorando. «Proprio un anno fa, a maggio, sono stato a Kiev per lavorarci sopra. Ora la sceneggiatura è finita: continuo a sperare di poterlo andarlo a girare lì».

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