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La Stampa Rassegna Stampa
31.05.2023 Russia: tornano i delatori, popolazione ostaggio della paura
Commento di Anna Zafesova

Testata: La Stampa
Data: 31 maggio 2023
Pagina: 19
Autore: Anna Zafesova
Titolo: «Popolazione ostaggio della paranoia in Russia tornano di moda i delatori»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 31/05/2023, a pag.19 con il titolo "Popolazione ostaggio della paranoia in Russia tornano di moda i delatori" il commento di Anna Zafesova.

Anna Zafesova | ISPI
Anna Zafesova

Sud u Moskvi osudio umirovljenicu koja je za Zelenskog rekla da je
Volodymyr Zelensky

La settantenne Olga Slegina è stata denunciata dalle cameriere di un albergo vacanze nei pressi di Mosca: l'avevano sentita discutere con i vicini di tavolo e pronunciare la frase «Zelensky è bello e intelligente», che le è costata circa 500 euro di multa per «discredito delle forze armate russe». L'infermiera dell'hospice per bambini Kamilla Murashova è stata segnalata alla polizia dall'uomo che viaggiava accanto a lei nella metropolitana di Mosca, e aveva notato delle spillette pacifiste sul suo zainetto: se l'è cavata con un verbale e una multa. Al 40enne Yuri Samoilov la vicinanza con un passeggero vigile invece è costata l'arresto per 14 giorni: stava leggendo sul suo smartphone una chat di opposizione, e aveva sul salvaschermo l'emblema del reggimento Azov. La 22enne pasticcera moscovita Nastya Cernyshova è stata denunciata per le torte pacifiste piene di crema e di insulti a Putin. Ma la vigilanza dei cittadini colpisce anche chi non manifesta alcuna opinione politica: una moscovita in volo per Vladikavkaz è stata denunciata dalla vicina di poltrona perché stava leggendo un libro in ucraino. La cronaca non rende pubblico il titolo del libro, ma in compenso rivela il grado di paranoia raggiunto in Russia, in un campionato della delazione che sta battendo ogni mese un nuovo record. Il «donos», la denuncia, è tornato a essere uno sport nazionale. A Ekaterinburg, gli inquilini di un condominio multipiano hanno scritto al deputato Maksim Ivanov dopo il furto dei fiori dall'aiuola piantata nei colori della bandiera russa: «Potrebbe essere opera dei demoni ucraini». La pensionata Svetlana S. ha chiamato la polizia dopo aver scoperto in un vivaio vicino alla capitale russa le mele "Slava peremozhtsam", gloria ai vincitori in ucraino, una varietà che ha quasi 100 anni. Una moscovita ha chiamato la polizia in casa della sua vicina 83enne che aveva esposto nella finestra due fogli di cartone, uno giallo e l'altro blu, per proteggere dal sole le piante sul davanzale. I colori della bandiera ucraina sono un'ossessione, tale da aver spinto perfino il vicepresidente della Duma Vladislav Davankov a chiedere al ministero dell'Interno di chiarire quali utilizzi cromatici sono da considerare criminali. In realtà, già mesi fa la Procura generale russa aveva "depenalizzato" l'accostamento dei colori, ma il 39enne Aleksandr G., addetto alle pulizie di un manicomio moscovita, è stato appena consegnato alla polizia dai pazienti dell'ospedale per il suo giubbotto "ucraino". Le panchine gialle e azzurre sono state ridipinte dopo una denuncia dei passanti a Bryansk e a Omsk. La catena di supermercati pietroburghese Lenta riceve quotidianamente denunce di clienti infuriati per i colori del marchio (scelti probabilmente per imitare l'Ikea). In Siberia, la preside Irina Kotova ha denunciato una allieva 13enne che sfoggiava treccine colorate: in realtà erano blu e verdi, in tinta con l'uniforme sportiva della ragazzina. Ma è meglio non iniziare discussioni cromatiche, se perfino una propagandista televisiva come Olga Skabeeva elimina dopo dieci minuti dai suoi social la foto di un mazzo di fiori viola e gialli. Ormai perfino la Duma parla di introdurre pene per i "delatori seriali". Molti ricorrono alla delazione per regolare dei conti con gli ex, i vicini di casa e i colleghi, o per guadagnare punti nella carriera. Altri sono vittime del terrorismo psicologico della propaganda. Ma nell'ondata di denunce c'è il ritorno di una tradizione che lo scrittore Viktor Erofeev definisce «incisa nella carne dei russi» e che perfino il portavoce presidenziale Dmitry Peskov bolla come «rivoltante». La delazione capillare è stata uno dei meccanismi dello stalinismo, e l'amara riflessione di Sergey Dovlatov sulle «quattro milioni di denunce che qualcuno doveva pur aver scritte» torna di attualità, e riporta in superficie quella guerra civile nascosta che dura in Russia da più di un secolo. L'antropologa Aleksadra Arkhipova è entrata in contatto con la donna che l'ha denunciata, e che ha già consegnato alla polizia più di 900 persone che segnala dopo una metodica ricerca sui media e sui social: «Ce l'ho nel sangue, mio nonno era un informatore dell'Nkvd», ha spiegato fiera, preferendo però non rivelare il suo nome. Altri delatori di professione sono più espliciti: Svetlana Chvanova di Vladimir si vanta di aver denunciato dei mobilitati "imboscati" per farli mandare al fronte, e un sacerdote ortodosso pacifista ha rivelato a Radio Liberty di essere stato segnalato ai superiori da un parrocchiano nel suo villaggio della regione di Leningrado. Elena Mizulina e Vitaly Borodin, attivisti filogovernativi, hanno fatto delle denunce delle star russe "non allineate" un mestiere. Ma quello che per ora è una scelta, e una passione, sta per diventare un dovere: i datori di lavoro avranno l'obbligo di segnalare i dipendenti maschi al commissariato militare, e a Vladivostok e a Pietroburgo sono avvenute le prime incriminazioni per «mancata denuncia di reato» contro russi che non avevano reagito ai post "estremisti" sui social dei loro amici. All'università di Penza il vicerettore Vladimir Shimkin ha invitato gli studenti a spiarsi a vicenda: «Analizzate la vostra cerchia, guardate chi ha un comportamento strano, chi è diventato più evasivo o taciturno. Non tacete».

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