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La Stampa Rassegna Stampa
29.05.2023 Turchia, lo scrittore Kaya Genc: 'Addio definitivo alla laicità dello Stato'
Intervista di Giovanna Loccatelli

Testata: La Stampa
Data: 29 maggio 2023
Pagina: 12
Autore: Giovanna Loccatelli
Titolo: «"Smantellato il corpo laico dello Stato al suo posto ora ci sono i quadri sunniti"»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 29/05/2023, a pag.12 con il titolo "Smantellato il corpo laico dello Stato al suo posto ora ci sono i quadri sunniti" l'intervista di Giovanna Loccatelli.

About – Kaya Genç
Kaya Genc

Turchia, Erdogan vince e si conferma più longevo di Ataturk. Ma non è stato  un plebiscito - Il Sole 24 ORE
Recep T. Erdogan

Erdogan si riconferma presidente e dà il via "al secolo della Turchia". Il suo popolo non lo ha abbandonato, nonostante la preoccupante crisi economica e la criticata gestione del terremoto. Un paese diviso e polarizzato, ma non pronto a dare le spalle all'Islam politico e al suo indiscusso leader, rieletto presidente nel centenario della Repubblica di Turchia I toni autoritari ed estremisti di Kilicdaroglu non hanno funzionato, e forse il suo slogan «I siriani se ne andranno» ha messo anche in pericolo molti siriani in Turchia. «La mossa di Kilicdaroglu è stata disperata. Ci sono 3,5 milioni di rifugiati siriani in Turchia, la metà dei quali ha meno di 18 anni. È inquietante anche solo considerare la prospettiva di rimandare tutte quelle persone in Siria contro la loro volontà e usando la forza. La campagna è stata disumana. La gente dovrebbe capire che i nostri amici rifugiati vivono qui da anni. Sono cresciuti nelle nostre città e hanno vissuto la loro infanzia in terra turca. "Vattene via adesso, perché dobbiamo ottenere il 5 % dei voti" è stata un'uscita immorale».

Pensa che la Turchia (non solo le grandi città) sia pronta ad allontanarsi dall'islam politico? «Le organizzazioni politiche di successo della Storia turca sono quelle che hanno sposato l'islam sunnita con il capitalismo del libero mercato. La maggior parte dei cittadini turchi nutre una grande avversione nei confronti dell'intervento statale in materia finanziaria e religiosa. Ma quello che abbiamo visto nell'ultimo decennio è stato un crescente intervento dell'Akp in questioni finanziarie e religiose attraverso reti clientelari che si prendono cura dei sostenitori finanziariamente svantaggiati e attraverso espliciti inviti a votare per l'Akp all'interno di moschee e logge di vari ordini religiosi. Ironia della sorte, l'Akp e l'islam sunnita che incarna sono diventati statalisti. Il corpo laico dello Stato turco è stato completamente smantellato e sostituito dai quadri di vari ordini sunniti».

Alcuni sostengono che kilicdaroglu non ha vinto a causa del suo profilo politico. È d'accordo? «Kilicdaroglu è un ottimista che credeva di poter convincere milioni di devoti nel cuore dell'Anatolia turca a votare per lui. Ha creduto, forse ingenuamente, che i pii elettori lo avrebbero seguito e avrebbero votato per l'opposizione. Ma il primo turno ha chiarito che ci sono due unici rappresentanti dell'islam politico in Turchia. Uno è Erdogan e il suo Akp, l'altra è la dinastia Erbakan. Fatih Erbakan, figlio dell'insegnante e maestro politico di Erdogan, Necmettin Erbakan, ha ricevuto più del 3% alle elezioni. Gli islamisti e i pii musulmani si sono rifiutati di votare per il Chp di Kilicdaroglu a causa del trauma storico che hanno vissuto un secolo fa. Temono che il Chp possa togliergli il velo, tagliargli la barba, costringerli a parlare, camminare e vivere in modo europeo. Questo ovviamente non è vero ma è una retorica che funziona. Quindi il problema dell'opposizione non è stato Kilicdaroglu ma l'eredità storica del Chp con il suo logo di sei frecce che rappresentano i principi della repubblica laica».

Erdogan ha vinto, ma il Paese rimane diviso e le divisioni sociali sono visibili. I politici turchi hanno puntato sulla polarizzazione, non sull'unità. Cosa ne pensa? «Purtroppo, la polarizzazione è diventata il pane quotidiano dei politici turchi. L'Akp attacca il Chp accusandolo di essere un imitazione dell'Occidente. Il Chp a sua volta inquadra Erdogan come un moderno sultano. Quindi entrambi i gruppi hanno le loro ragioni, ma la differenza è che mentre il Chp ha cercato disperatamente di dimostrare che rispetta la religione e non è anti-islam, a Erdogan non dispiace essere chiamato sultano. Ha persino apprezzato il modo in cui è stato ritratto dall'opposizione, ed è emerso dalla campagna elettorale più sicuro di sé e più determinato riguardo alla sua missione di politico islamista».

La sua preoccupazione per il futuro? «Nel suo discorso di vittoria, Erdogan ha attaccato duramente la comunità Lgbtqi turca. È iniziata un'era difficile per i cittadini considerati "deviati" dal governo. L'opposizione ora deve prendersi cura di loro».

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