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La Stampa Rassegna Stampa
07.03.2023 Putin e i suoi mercenari
Commento di Anna Zafesova

Testata: La Stampa
Data: 07 marzo 2023
Pagina: 14
Autore: Anna Zafesova
Titolo: «Mercenari contro Putin»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 07/03/2023, a pag.14 con il titolo "Mercenari contro Putin" il commento di Anna Zafesova.

Anna Zafesova | ISPI
Anna Zafesova

Is Today's Russia a Relic of the Past? | Perspectives on History | AHA


«Se non veniamo aiutati qui finisce in c... per tutti». Evgeny Prigozhin, il fondatore del gruppo Wagner, ormai non ha remore nel presentarsi come l'unico in grado di conquistare per il Cremlino la «fortezza Bakhmut», e nell'accusare gli stessi militari russi di remargli contro. Vladimir Putin vuole questa città, ormai quasi rasa al suolo dalla sua artiglieria, come primo trofeo da mostrare ai russi dopo più di sette mesi in cui non è riuscito a far avanzare bandierine sulla mappa dei combattimenti. E di conseguenza, Bakhmut diventa il premio che si contendono i due eserciti di Putin, quello «pubblico», ufficiale, che risponde al ministero della Difesa, e quello privato, il gruppo Wagner di Evgeny Prigozhin, che ha scommesso sull'offensiva nel Donbass tutto il suo futuro. Ieri ha accusato di nuovo il ministero della Difesa di non consegnare ai suoi uomini le munizioni richieste. Ha sostenuto che «tutti i documenti erano stati firmati», ma i suoi mercenari sono stati costretti a ingaggiare dei combattimenti corpo a corpo con le truppe ucraine, utilizzando come armi le vanghe. «Stiamo ancora cercando di capire se è semplice burocrazia o tradimento», ha aggiunto minacciosamente, lamentandosi che i militari hanno vietato agli emissari di Wagner l'accesso al comando russo. Prigozhin si era già scontrato violentemente con i vertici militari russi, e non stupisce che il comandante delle truppe di Mosca (e capo dello Stato maggiore) Valery Gerasimov non si affretti ad aiutare l'uomo che l'aveva insultato pubblicamente a male parole, insieme a diversi suoi sottoposti. Il capo di Wagner aveva rivendicato il merito esclusivo di aver preso Soledar, e proclamato diverse volte la caduta imminente di Bakhmut (ieri invece è stato molto più prudente, ammettendo che l'accerchiamento della città non è ancora concluso e potrebbe non esserlo mai». Il risultato di questa campagna di autopromozione molto aggressiva è stato il boicottaggio dei Wagner da parte dei militari. Secondo alcuni esperti militari russi, Prigozhin è finito nella trappola delle sue stesse ambizioni: i generali hanno mandato i suoi mercenari all'attacco per dissanguare i ranghi dell'«orchestra», inclusi i circa 40 mila detenuti che il «cuoco di Putin» ha avuto il permesso di arruolare dalle carceri con la promessa della grazia (prerogativa del presidente) ai sopravvissuti dopo sei mesi. Ma resta anche il dubbio che gli spietati Wagner siano stati molto più efficienti delle truppe regolari, seppure a prezzo di perdite terribili: la Cnn ieri parlava di un rapporto di 5 caduti russi per ogni ucraino. Ora è il ministero della Difesa ad arruolare i detenuti, e Prigozhin si rende conto di stare sfidando il sistema, e rilancia con l'accusa che i generali preferiscono perdere Bakhmut pur di distruggere i Wagner. Una denuncia che chiaramente è diretta verso il Cremlino, che però potrebbe non gradire più un personaggio che sta sconfinando pesantemente in territori proibiti. Domenica i social erano rimasti sconvolti dall'appello di Prigozhin a scendere in piazza l'8 marzo contro il governatore di Pietroburgo Aleksandr Beglov, «un incapace che ci è stato imposto». Beglov è in effetti uno dei burocrati più inefficienti e impopolari del regime, ma è stato nominato da Putin, che non avrebbe mai lasciato ai sottoposti la scelta del governatore della sua città, dalla quale provengono anche quasi tutti i suoi oligarchi (Prigozhin compreso). E appellarsi alla piazza, in un sistema politico che teme la protesta al punto da aver praticamente reso illegale qualunque manifestazione, significa sfidare i principi fondanti del putinismo. Il capo dei Wagner ha smentito subito di aver convocato una manifestazione, sostenendo di essere stato vittima di una campagna di fake. Ma è evidente che si è fatto troppi nemici ormai, anche perché Wagner sta diventando sempre di più un brand politico e non solo militare. I suoi uomini vanno a fare lezioni nelle scuole, Prigozhin viene corteggiato da politici e giornalisti, e nei negozi online va a ruba il merchandising della Wagner, dalle tazze alle magliette e ai simboli delle sue brigate. La brutale aggressività di Prigozhin piace a molti russi delusi dalla noia corrotta dell'establishment putiniano, e un comandante che dice pane al pane mentre divide il pane con i suoi soldati – a differenza di Putin che sempre più spesso appare anche alle cerimonie in remoto, un ologramma su uno schermo. Prigozhin si sporca le mani, dice parolacce, paga i funerali ai suoi soldati-detenuti e si propone come un «uomo d'onore», forte dei suoi trascorsi criminali che lo rendono molto più credibile agli occhi dei suoi mercenari rispetto al presidente, che spesso si atteggia a «duro», ma in fondo si è laureato in legge all'università di Pietroburgo.

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