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La Stampa Rassegna Stampa
23.01.2023 Ucraina, l'Italia manda i missili
Cronaca di Letizia Tortello

Testata: La Stampa
Data: 23 gennaio 2023
Pagina: 3
Autore: Letizia Tortello
Titolo: «Crosetto: mandiamo i missili e da Berlino primo sì sui tank»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 23/01/2023, a pag.3 con il titolo "Crosetto: mandiamo i missili e da Berlino primo sì sui tank", il commento di Letizia Tortello.

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Letizia Tortello

Guido Crosetto - Wikipedia
Guido Crosetto

L'annuncio ufficiale è arrivato ieri dal ministro della Difesa Guido Crosetto in diretta a Che tempo che fa: «Il sesto decreto sulle armi da inviare all'Ucraina è in preparazione, ci sarà, penso sarà condiviso da quasi tutto il Parlamento», ma soprattutto «darà all'Ucraina la possibilità di difendersi dagli attacchi aerei. Vuol dire missili che abbattono altri missili. Sono dei sistemi che hanno questo scopo». L'Italia non esita, su quel che è stato chiesto. Il governo Meloni è risoluto a dare il via libera alla fornitura degli Aspide, missili terra-aria utili a difendere una città, e scudi antimissile Samp-T, messi a punto con la Francia. Invece, la Germania resta sotto assedio, anche se concede il primo sì, dopo forti pressioni: «Pronti ad autorizzare la Polonia a mandare i loro Leopard», dice la ministra degli Esteri Baerbock. Con la sua resistenza, il governo tedesco sta facendo irritare gli alleati più stretti e sta producendo una frattura sempre più profonda, apparentemente inspiegabile, nella Nato. Il primo Paese che prova a smarcarsi è la Polonia, che da settimane spinge per equipaggiare Kiev. Ieri, il premier Mateusz Morawiecki è stato sufficientemente diretto: «Non guarderemo l'Ucraina morire dissanguata. Kiev e l'Europa vinceranno questa guerra, con o senza la Germania». E vuole partire con l'addestramento dei soldati ucraini sul suo territorio. A Varsavia, si sono accodati gli Stati baltici: «Berlino, in quanto forza trainante in Europa, ha una responsabilità speciale», ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri lettone Rink?vi?s, anche a nome degli estoni. Che l'atteggiamento del cancelliere Olaf Scholz stia facendo arrabbiare molti governi occidentali si era capito già al vertice Nato di Ramstein. I ben informati dicono che le discussioni a porte chiuse sono state lunghe e accese. La Casa Bianca sarebbe molto «arrabbiata». Il segretario alla Difesa Lloyd Austin avrebbe usato «toni particolarmente taglienti» con il capo della Cancelleria tedesca, Wolfgang Schmidt, senza ottenere risultati. A fare indispettire gli americani è stata la scelta tedesca di porre condizioni a Washington: noi inviamo i Leopard se voi mandate gli Abrams M1, è andato ripetendo Scholz. La risposta Usa è stata vibrante, con toni poco amichevoli, secondo quanto riferisce la Süddeutsche Zeitung. Scholz sa di avere la maggioranza dei tedeschi con sé, ma i malumori crescono anche in casa, all'interno della sua coalizione semaforo: «Mentre le persone muoiono ogni giorno in Ucraina, in Germania discutiamo come se ci fosse tempo infinito», tuonano i liberali. «Qualsiasi ritardo è un vantaggio per il criminale di guerra Putin», rincarano i Verdi. Il cancelliere resta fedele alla linea, almeno per ora: l'eventualità di una fornitura di Leopard nel prossimo futuro, ha dichiarato ieri Scholz, avverrà in «stretto coordinamento» con «amici ed alleati». Ottenere i Leopard, per Kiev è determinante, in questa fase della guerra. Una novità potrebbe arrivare dalla Francia, con Macron che indica tre condizioni per inviare i suoi Leclerc: che la fornitura non comporti un'escalation del conflitto (una delle ragioni tedesche), che i soldati ucraini siano formati e che non vengano pregiudicate le capacità della difesa francese. Dietro a questo «balletto» dei tank c'è un discorso di scarsità di armamenti a disposizione nel vecchio Continente: Berlino possiede meno di 300 Leopard 2, di cui solo 130 sarebbero operativi. Parigi ha 200 Leclerc disponibili, e potrebbe darne a Kiev una ventina. Tutte cifre che non cambiano gli equilibri sul terreno. C'è un'altra lettura che si fa insistente da più parti ed è stata avanzata per prima dal quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung, e cioè che la resistenza della Germania sarebbe dettata dal timore che Washington si insinui nel mercato europeo degli armamenti, finora dominato dall'industria tedesca. Il Leopard è il mezzo corazzato più acquistato dagli alleati Nato. È resistente, 550 chilometri di autonomia con motore diesel da 1500 cavalli, ma è anche tra i più costosi: 7-8 milioni di euro. Sono 16 i Paesi dell'Alleanza che lo possiedono. Alcuni hanno acquistato diverse centinaia di pezzi, come Turchia, Grecia, Spagna, Polonia e Finlandia. Altri ne hanno cinquanta o meno, come Norvegia, Danimarca e Canada. Essere il principale fornitore di mezzi pesanti garantisce vantaggi a lungo raggio: una volta che sei in affari con uno Stato, ci rimani per anni, tra produzione, manutenzione e pezzi di ricambio. Potrebbe essere questa un'altra solida ragione della resistenza di Scholz. Per la prima volta da decenni, con lo scoppio della guerra in Ucraina, la domanda di armamenti è in forte espansione in Occidente. I produttori tedeschi difficilmente riescono a stare al passo, anche perché la fabbricazione dei Leopard è passata da industriale a manifatturiera, con gli ultimi governi che hanno disinvestito. Dall'altro lato, gli americani si aspettano affari ipotetici per 21,7 miliardi. Alle spalle di Berlino, che perde influenza su un mercato sicuro e leadership politica.

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