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La Stampa Rassegna Stampa
20.01.2023 Parla Zelensky
Commento di Anna Zafesova

Testata: La Stampa
Data: 20 gennaio 2023
Pagina: 17
Autore: Anna Zafesova
Titolo: «Zelensky e lo Zar desaparecido: 'Non sono sicuro sia ancora vivo'»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 20/01/2023, a pag.17 con il titolo "Zelensky e lo Zar desaparecido: 'Non sono sicuro sia ancora vivo' " il commento di Anna Zafesova.

Anna Zafesova | ISPI
Anna Zafesova

Is Today's Russia a Relic of the Past? | Perspectives on History | AHA

«Non sono sicuro che il presidente russo che appare ogni tanto in chroma key sia veramente lui. Non riesco a capire fino in fondo se è vivo, e se prende lui le decisioni». Volodymyr Zelensky esprime i suoi dubbi in una diretta video che lo collega da Kyiv con Davos, ma la bomba che innesca con le sue dichiarazioni esplode a Mosca. La reazione è immediata, e mentre deputati della Duma e propagandisti televisivi insultano il presidente ucraino e lo accusano di fare uso di droghe, il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov si improvvisa invece psicoanalista e sostiene che «psicologicamente Zelensky desidererebbe che non esistessero né la Russia, né Putin, che però ci sono e ci saranno». Ma pochi minuti dopo, è lo stesso Peskov ad annunciare che il suo principale ha fatto il tradizionale tuffo nell'acqua gelata per la celebrazione del battesimo di Gesù, ma che «non verranno presentate testimonianze fotografiche e video dell'evento». Una notizia che ha mandato brividi di incertezza attraverso il sistema di potere russo, soprattutto dopo che in rete hanno cominciato a circolare numerose foto di batterie di razzi antiaerei che venivano installate nel centro di Mosca. Alcuni sistemi di difesa erano già apparsi alla periferia della capitale russa nei giorni scorsi, ma l'installazione delle batterie Pantsir in piena vista sul tetto di edifici importanti come il ministero della Difesa non è stata interpretata come un segnale rassicurante, soprattutto dopo che alcuni propagandisti hanno commentato che gli attacchi ucraini su Mosca «sono inevitabili». Non è chiaro quanto questa mossa sia segno di un pericolo reale, o quanto sia funzionale ad aumentare nei russi la sensazione di essere in pericolo, trasmessa nelle ultime settimane anche da Putin, che continua a raccontare di aver invaso l'Ucraina perché altrimenti l'Ucraina «spinta dall'Occidente» avrebbe attaccato la Russia. Una teoria promossa per giustificare una nuova ondata di mobilitazione, che diversi esperti militari giudicano imminente, ma anche a compattare un gruppo dirigente il cui conflitto interno verrà sicuramente aggravato da una ennesima sparizione del presidente.

Volodymyr Zelensky

È la prima volta che Putin non coglie l'occasione di mostrare la sua forma fisica davanti alle telecamere, in un rito che proprio lui ha contribuito a trasformare da una tradizione popolare riservata ai più robusti in una moda seguita da decine di migliaia di uomini, donne e bambini in tutta la Russia (con relativo strascico di incidenti anche mortali nei fiumi e nei laghi ogni 19 gennaio). L'anno scorso il presidente non si era immerso nella pozza ghiacciata perché sconsigliato dai medici, nel 2021 il suo bagno era stato solitario, ma doverosamente ripreso dal cameraman di corte, incluso il segno della croce che Putin si è fatto prima di tuffarsi. Quest'anno, l'assenza del presidente ha messo in imbarazzo i governatori e ministri che si erano già infilati il costume per seguire il suo esempio: qualcuno ha preferito ricorrere alla stessa scusa della cerimonia privata, altri avevano ormai montato tutto il circo mediatico di telecamere e pubblico e non potevano più fare marcia indietro. Nulla di strano se un uomo di 70 anni non più in splendida forma decide di rinunciare a una procedura molto pesante per la salute, oltre che di dubbio significato religioso. Il problema è che la nuova formula «Putin c'è, ma non si vede», inventata da Peskov, non fa che ridare fiato a una miriade di voci e teorie cospirazioniste delle ultime settimane. Mentre lo stesso addetto stampa spesso ammette di «non disporre di informazioni» sui piani e spostamenti del presidente, molte apparizioni di Putin hanno suscitato dubbi riguardo al luogo, la data e le circostanze in cui si sono svolte. Molti hanno notato strane sbavature o trasparenze nelle riprese del capo dello Stato russo, sospettando appunto l'utilizzo della tecnologia chroma key cui accennava Zelensky, con l'immagine di Putin che sarebbe stata sovrapposta a quella delle persone che lo circondano. Altri sospettano il ricorso ai sosia, una teoria cui ha aderito un paio di giorni fa anche Igor Girkin, l'ultranazionalista artefice dell'invasione del Donbass nel 2014, dotato di importanti legami nell'esercito e nei servizi e molto critico dell'andamento della guerra. C'è chi si interroga sulla sagoma del giubbotto antiproiettile che sembra increspare la giacca di Putin. Sospetti e paure che un sistema quasi monarchico, privo di meccanismi di successione trasparenti, non fanno che aumentare, e che si sovrappongono a quel sentimento che il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha definito, in un curioso lapsus verbale, come «vinceremo senz'altro, ma non riesco a immaginare la nostra vita futura». Tra i tentativi di trovare una via d'uscita, si segnala negli ultimi giorni la ricomparsa di Viktor Medvedchuk, il "compare di Putin" rimasto per anni l'emissario russo in Ucraina, che dopo mesi di silenzioso esilio in Russia si è proposto alla guida di un governo ucraino alternativo, ovviamente filorusso. Un'idea che suonerebbe assurda, se non fosse che a promuoverla è l'Accademia delle scienze militari russa, presieduta dal capo dello Stato Maggiore Valery Gerasimov, appena tornato al comando del fronte ucraino.

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