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La Stampa Rassegna Stampa
03.12.2022 Quella di Putin è una guerra ideologica
Commento di Anna Zafesova

Testata: La Stampa
Data: 03 dicembre 2022
Pagina: 15
Autore: Anna Zafesova
Titolo: «Per lo zar Vladimir è una guerra ideologica, non cederà su nulla»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 03/12/2022, a pag.15 con il titolo "Per lo zar Vladimir è una guerra ideologica, non cederà su nulla" il commento di Anna Zafesova.

Anna Zafesova | ISPI
Anna Zafesova

Is Today's Russia a Relic of the Past? | Perspectives on History | AHA

«Ritirarsi dall'Ucraina è impossibile, l'operazione militare speciale prosegue». Il Cremlino affida il "niet" pubblico alla proposta di negoziare la pace in Ucraina al portavoce Dmitry Peskov, un personaggio ufficiale, anche se comunque smentibile senza pagare prezzi di immagine, come dimostrato tante volte (l'ultima quando aveva garantito che non ci sarebbe stata nessuna mobilitazione dei riservisti). Il messaggio è chiaro: Vladimir Putin non è pronto ad ammettere di aver perso, e non vuole aprire un negoziato sulle condizioni della sua resa, quale di fatto è la condizione proposta da Kyiv come da Washington e Bruxelles, ritirarsi dai territori occupati dell'Ucraina. Una condizione molto semplice, che però significa riconoscere l'invasione russa dell'Ucraina per quello che è, un'aggressione ingiustificata, una guerra di conquista imperiale, una violazione di tutte le regole internazionali. Putin è noto per non ammettere mai di aver avuto torto. Già nel 2014, dopo l'annessione della Crimea e l'invasione del Donbass, aveva replicato ai leader europei che cercavano di convincerlo a un negoziato spiegando, insistentemente e ripetitivamente, perché aveva ragione lui. Per l'Occidente fu una sorpresa, scoprire che un leader che amava definirsi "pragmatico" metteva davanti agli interessi della cosiddetta real politik - contratti per il gas, accessi al mare, aree di influenza militari o preferenze commerciali - una visione ideologica. Nel mondo della post-verità e delle fake news, che proprio in quella occasione divennero una delle industrie più fiorenti della Federazione Russa, una guerra basata su un pretesto completamente falsato sembrava assurda, impossibile, irrazionale. Otto anni dopo, perfino molti putiniani si lamentano di non sapere bene quale sia il vero obiettivo di Mosca in questa guerra. Ufficialmente, Putin ha lanciato l'invasione esigendo la "denazificazione" dell'Ucraina. Il solito Peskov ha più volte negato che questo termine implicasse un regime change, per quanto l'offensiva contro Kyiv e i tentativi di assassinare il presidente Zelensky erano un evidente segno di un piano di conquista. Lo stesso Putin ha più volte teorizzato che l'Ucraina "non esiste", ha "annesso" i territori occupati alla Federazione Russa, e si è più volte rifiutato di negoziare con Kyiv, sostenendo di voler parlare solo «con chi decide davvero, a Washington». Nello stesso tempo, parla della "liberazione del Donbass", circoscrivendo gli obiettivi dell'invasione a un territorio e proclama una guerra "esistenziale", uno sorta di ultima crociata contro l'Occidente dove la posta in gioco sarebbe la sopravvivenza stessa della Russia. Un'offensiva ideologica che si adatta al momento politico, mentre il messaggio pratico - che diverse indiscrezioni diplomatiche affermano essere stato già inoltrato da Mosca, via Ankara - parrebbe quello di voler fermare la guerra sulla linea del fronte attuale. Putin sta in effetti combattendo una guerra "esistenziale", nel senso che è in gioco la sua esistenza. E questo forse spiega perché un leader solitamente attento agli umori del proprio popolo insiste a pianificare una impossibile nuova offensiva nonostante secondo i sondaggi riservati che circolano a Mosca solo il 25% dei russi sarebbe a favore della guerra, mentre più della metà chiede un negoziato di pace. Ma quella sconfitta che appare ormai evidente anche ai russi, non può venire accettata da Putin, che deve presentarla come una vittoria e quindi portare un bottino che giustificherebbe i sacrifici, le sanzioni, le morti, e soprattutto la sua permanenza al Cremlino. Nella sua visione arcaica, dei territori ucraini annessi gli permetterebbero di comprare tempo. Intanto, spera nella disperazione degli ucraini, nella stanchezza degli occidentali, nella pazienza dei russi chiamati alle armi, nel generale inverno e nella fortuna. Il pragmatismo, di fronte a un esercito in ritirata da quattro mesi, sarebbe quello di tornare a casa e cercare di limitare il danno negoziando una riduzione delle sanzioni e garanzie di sopravvivenza per il proprio regime. Ma nel momento in cui Putin non sarebbe in grado di dare ai suoi elettori e ai suoi gerarchi né gloria, né benessere, la sua permanenza al potere diventerebbe una solo questione di tempo, e di alleanze.

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