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La Stampa Rassegna Stampa
27.10.2022 Guido Crosetto: 'Non ci faremo intimidire da Mosca, abbiamo deciso da che parte stare'
Intervista di Francesco Grignetti

Testata: La Stampa
Data: 27 ottobre 2022
Pagina: 15
Autore: Francesco Grignetti
Titolo: «'Non ci faremo intimidire da Mosca abbiamo deciso da che parte stare'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 27/10/2022, a pag.15, con il titolo "Non ci faremo intimidire da Mosca abbiamo deciso da che parte stare", il commento di Francesco Grignetti.

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Francesco Grignetti

Chi è Guido Crosetto, il nuovo ministro della Difesa | Sky TG24
Guido Crosetto

La premier ha appena terminato di parlare, lanciando quell'unghiata su come l'appoggio pieno all'Ucraina sia indispensabile soprattutto a noi, alla nostra credibilità internazionale, al ruolo dell'Italia. Il neo ministro della Difesa, Guido Crosetto, annuisce vigorosamente. Anche se questo posizionamento significherà pagare dei prezzi, uno dei quali è l'ulteriore innalzamento della tensione diplomatica tra Italia e Russia. «Ma non ci faremo intimidire», dice.

Ministro, Giorgia Meloni è stata nettissima su che cosa significa l'ancoraggio atlantico in termini culturali, politici, ma anche industriali e commerciali. Secondo lei qualcuno nella nostra politica davvero pensa di potersi sganciare dallo schieramento atlantico? «No, non penso proprio. Però qualcuno immagina che si possa provare ad abbozzare, avere insieme la botte piena e la moglie ubriaca. Quel qualcuno non ha capito che ci sono momenti nella storia in cui occorre schierarsi senza se e senza ma, anche se non è facile, anche se la scelta se ti lascia l'amaro in bocca. In questo caso, l'amaro sarebbero le sanzioni di ritorno che ci penalizzano. E questo è uno di quei momenti storici. Non è immaginabile di cedere al ricatto della Russia. E neanche ci converrebbe. Ricordo a tutti quel dato cui ha fatto riferimento Giorgia Meloni nella replica al Senato: l'1,5% del nostro export va, o meglio andava verso la Russia, contro l'80% che va in Occidente. Dove pende l'interesse nazionale, secondo voi? Fatta questa scelta di fondo, tutto il resto è conseguente. Però Giorgia Meloni ha detto anche una cosa in più: siccome siamo parte di una comunità che è l'Occidente, e noi abbiamo fatto la nostra scelta di campo, l'Occidente deve anche pensare che alcuni Paesi pagano di più questa scelta e altri la pagano di meno. E ci si deve porre il problema».

E come potrebbe funzionare, questa ripartizione più equa degli oneri? Pensa al gas liquefatto che gli Stati Uniti ci vendono? «Ad esempio. Mi basterebbe che potesse essere acquistato qui da noi allo stesso prezzo con cui è venduto negli Usa. Il modo per arrivarci va studiato, ma è un tema da esplorare».

È una giornata di scambi polemici, tra noi e Mosca, sul mancato invito ai lavori per la Non Proliferazione delle armi di distruzione di massa. Obiettivamente sembra poca cosa, a fronte di toni molto gravi. Pensa che volessero drammatizzare e intimidire al primo giorno il governo entrante? «Non saprei dire. Non va sottovalutato mai nulla, certamente. Ma sa, io sono un giocatore di scacchi, e i russi sono i più bravi al mondo nel gioco degli scacchi. La bravura consiste nel non far capire, ad ogni mossa, quale sarà l'ultima. Quindi io dico: oggi vediamo questa mossa, ma chissà a cosa pensano come mossa successiva».

Magari a Mosca si attendevano qualche tentennamento, considerando i noti mal di pancia di alcuni vostri alleati della maggioranza di centrodestra. Si è notata una certa freddezza dei deputati leghisti nel discorso di Giorgia Meloni alla Camera, quando ha ribadito che a Kiev non mancheranno le armi italiane. «Non so dire che cosa si aspettassero, ma sul posizionamento atlantico della premier e della maggioranza si sbagliavano. Anche perché oggi si fanno scelte che peseranno sui prossimi decenni. Questo governo nasce con l'ambizione di guardare lontano, non alla prossima settimana o prossimo mese. E penso che sulla politica estera e di difesa questo governo si muoverà assolutamente compatto».

Intanto in Adriatico c'è una flotta Nato che fa esercitazioni di alto livello, e il segretario generale dell'Alleanza atlantica è passato da Bari. Si fronteggiano le flotte come ai tempi della Guerra fredda. Rischiamo di trovarci al centro della scena bellica? «Guardi che lo siamo già da decenni, anche se pochi se ne rendono conto. È da almeno venti anni che si parla della centralità del Mediterraneo, per traffico di merci, rotte dell'energia, cavi per telecomunicazioni. Da ultimo, anche per i traffici dei nuovi commercianti di schiavi. È per questo motivo che la Difesa ha investito nella Marina militare, ma ancora non quanto hanno investito altri, come i Turchi. Bisognerà investire anche di più. Per farle capire che importanza do al Mediterraneo, ho incaricato i miei uffici di organizzare le telefonate di saluto, come si usa, con gli omologhi della Difesa. Ma non soltanto nei confronti degli alleati Nato, anche di tutti i 27 Paesi della Ue, in segno di ugual rispetto verso i piccoli come i grandi, e poi anche con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo».

La sua prima telefonata, ieri, è stata con il ministro tedesco. Ci sono grandi progetti dell'industria della difesa in comune, altri in antagonismo. Bisognerà fare delle grandi scelte di politica industriale. Avete parlato già di questo? «No, ma ci siamo dati appuntamento per un bilaterale al prossimo vertice Nato tra ministri della Difesa. In quell'occasione entreremo più in dettaglio».

I 5 stelle continuano a incalzarla sul conflitto di interessi, in quanto lei si occupava di industria delle armi. «Lo ripeto: fino a pochi giorni fa, io ero dell'idea di restare fuori da questo governo. Non pensavo di rientrare in politica. Se avessi voluto, mi sarebbe stato facile farmi candidare. Invece non mi sono candidato. Però Meloni ha insistito e alla fine alla sua richiesta ho detto di sì. Perché è un onore. Ma anche, lo voglio dire forte, perché penso di essere all'altezza. Sono 12 anni che mi occupo di difesa da più punti di vista: dal ministero, dal Parlamento, dall'industria. Conosco bene i problemi. Chi, come Conte o Licheri, parla di conflitti, non sa di che cosa parla. Chi si occupa di industria della Difesa, ha un mandato dagli Esteri e dalla Difesa. Si viaggia assieme ai ministri, ai sottosegretari, ai capi di Stato maggiore, accompagnati dai Servizi. Si è un pezzo dello Stato, senza esserlo. E così io mi sono considerato fino ad oggi: al servizio dello Stato, senza esserne parte. Oggi ho lasciato ogni mia (legittima) attività privata e lavorerò solo per lo Stato».

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