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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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La Stampa Rassegna Stampa
26.10.2022 Le torture delle forze russe
Cronaca di Francesco Semprini

Testata: La Stampa
Data: 26 ottobre 2022
Pagina: 19
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Gli orrori di Kherson»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 26/10/2022 a pag.19 con il titolo "Gli orrori di Kherson" la cronaca di Francesco Semprini.

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Francesco Semprini

Ukraine decries 'immoral' stunt after Moscow says it will let civilians  flee – to Russia – EURACTIV.com

Le casse di legno verdi usate per il trasporto di armi e munizioni barricano ancora le finestre come fortificazioni di altri tempi. Servivano a mettere al riparo gli occupanti russi dall'arrivo della pioggia di fuoco ucraina e consentivano alle truppe di Vladimir Putin di perpetrare violenze e crimini su chi obiettava i dettati di Mosca. Macabri rituali che hanno trasformato per sette mesi questo complesso educativo di Lyubymivka nella "scuola degli orrori". Proseguiamo il nostro viaggio sul fronte Sud, nell'Oblast di Kherson, dove è in corso la controffensiva più veloce e penetrante delle forze di Kiev dall'inizio della guerra. La scia dirompente, seppur non al riparo da fragilità, dell'esercito ucraino, fa emergere chilometro dopo chilometro le malefatte criminali compiute dall'armata russa. «Mi avevano mostrato alcune foto, non potevo crederci, non vengo qui dal 23 febbraio, tutto questo è impressionante, fa male», dice Alona. È la preside dell'Istituto che, come tanti altri abitanti di Lyubymivka, ha lasciato la città all'inizio della guerra quando l'onda d'urto dei russi appariva destinata a travolgere cose e persone in questa porzione di meridione ucraino. Sono stati necessari pochi giorni, al massimo qualche settimana, affinché diventasse territorio occupato. E così per più di sette mesi la scuola di Lyubymivka è stata il quartier generale delle forze di Mosca in questa porzione della regione di Kherson, quella a ridosso del fiume Dnipro, la stessa che ora è diventata la terza direttrice della controffensiva, quella dove le compagini ucraine hanno messo a segno i progressi più veloci sul fronte meridionale tra settembre e ottobre. Le truppe russe, ritirandosi, hanno lasciato centinaia di casse di munizioni oltre a quelle che sprangano le finestre dell'edificio, molte sono ancora piene. Oggi la scuola è divenuta presidio militare delle forze di Kiev. Alona, in qualità di direttrice scolastica ha il permesso di visitarlo e ci invita in questo tour degli orrori affinché «il mondo sappia di quanto è accaduto qui dentro». Cammina per il corridoio dell'istituto con al fianco Tatiana che a Lyubymivka è rimasta per tutta l'occupazione. Dalla donna cerca conferme sulle testimonianza di chi è stato detenuto tra queste mura. «Qui sotto tenevano gli oppositori, giorni, settimane, o anche di più, qualcuno è stato anche torturato», racconta la donna. Ci caliamo nel buco intercapedine tra pavimento e fondamenta per capire: è freddo, umido, claustrofobico, fa paura, impossibile rimanerci anche solo per una giornata, ma c'è gente che ci ha trascorso un tempo interminabile. Di buchi della detenzione come quello che si trova nella sala della presidenza, ce ne sono anche in altre aule, ci venivano tenuti i prigionieri, isolati gli uni dagli altri. Erano estratti a turno, interrogati, minacciati, picchiati, torturati, e rimessi giù. I detenuti della scuola venivano fermati per strada o prelevati dalle abitazioni solo per il sospetto, o la voce di qualche collaborazionista, di essere oppositori, sabotatori, dissidenti. Anche Tatiana è stata fermata dai russi ma per sua fortuna è stata rilasciata: «Ci minacciavano, ci dicevano che non siamo degni di vivere, che siamo dei nazisti, seguaci di Stepan Bandera. Ho chiesto a quella gente cosa fosse un nazista secondo loro, ma non rispondevano». Kherson si conferma il fronte caldo che potrebbe decidere nuovi equilibri nel conflitto. Gli occupanti russi hanno interrotto le connessioni Internet e di telefonia mobile, così come le trasmissioni di radio e tv a Kherson «per isolare» la città, come riferisce il Centro di resistenza nazionale delle forze armate ucraine. Le truppe di Mosca stanno «smantellando gli equipaggiamenti di telecomunicazione» nel tentativo di impedire alla resistenza di condividere informazioni con il resto dell'Ucraina durante la controffensiva. Il vero obiettivo da non perdere per i russi è però la diga di Nova Kachovka, un'ottantina di chilometri a nord di Kherson. In caso contrario gli ucraini potrebbero tagliare le forniture di acqua per la Crimea. Attorno alla diga le forze russe hanno organizzato una difesa a riccio, se ne perdessero il controllo si ritroverebbero circondati su tre lati con le spalle al fiume. Questo crea qualche perplessità sull'ipotesi secondo cui l'evacuazione di Kherson possa essere propedeutica all'uso della bomba atomica tattica nello stesso Oblast con l'obiettivo di spazzare via le truppe ucraine e creare una zona cuscinetto radioattiva. Ipotesi azzardate ma che non possono non essere prese in considerazione, specie per un conflitto che appare destinato a durare oltre l'inverno. «Se i russi vogliono negoziare, devono restituirci il nostro territorio. Devono ritirarsi oltre i confini internazionalmente riconosciuti del 1991. Solo dopo si potrà ragionare su un dialogo. Per parlare però, dobbiamo tornare al momento in cui i nostri Stati hanno parlato, cioè prima della guerra, fino al 2014», ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelenksy. Parole che vengono accolte con approvazione (e qualche titubanza) anche nelle terre appena liberate, come Lyubymivka, dove la convinzione è che la vita potrà riprendere come prima solo quando gli «sgherri del Cremlino» saranno rimandati tutti nei territori della Federazione e Putin spodestato da Mosca. Anche Alona annuisce mentre uscendo dalla scuola porta con sé la campanella che segna l'inizio e la fine dell'anno scolastico, convinta che presto tornerà a suonare.

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