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La Stampa Rassegna Stampa
17.10.2022 Il cammino è lungo
Commento di Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 17 ottobre 2022
Pagina: 4
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «Il lungo cammino per costruire una memoria condivisa del Paese»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 17/10/2022, a pag.4, con il titolo 'Il lungo cammino per costruire una memoria condivisa del Paese', l'analisi di Elena Loewenthal.

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Elena Loewenthal

16 ottobre 1943 Archives - Libri PDF

«Il tempo si era mantenuto per tutta la mattina fradicio e basso, verso le undici ebbe una breve remissione. Un poco di sole brillò sulle selci del Portico d'Ottavia, dove da ore si trascinavano quei poveri piedi, quei piedi piatti così derisi, già stanchi, già dolenti prima di iniziare il viaggio». Sono i piedi dei milleduecento e cinquantanove ebrei stanati la mattina del 16 ottobre 1943 al ghetto di Roma, nelle parole di Giacomo Debenedetti. Tornarono da Auschwitz in sedici, solo una donna fra loro: la pagina più buia, terribile e impensabile di tutta la storia della Shoah in Italia. «Che faranno di noi?», scrive ancora Debenedetti, «queste povere parole sono tra la poche lasciateci da coloro nell'andarsene... e ci dicono pure che cosa sia passato per la testa di quegli sciagurati nei primi momenti: una sfiduciata speranza di non aver capito bene». «Vile e disumana deportazione», ha definito ieri Giorgia Meloni quell'orribile momento, quella storia tanto inconcepibile quanto reale, «uomini, donne e bambini strappati dalla vita, casa per casa». Sono passati settantanove anni ma quella storia è ancora lì, sul selciato del Portico d'Ottavia e nel Dna della nostra storia. Perché essa riguarda tutti, ebrei e non, tedeschi e italiani su entrambi i fronti – quello delle vittime e quello degli aguzzini. Di fronte a quel giorno, alla commemorazione di quel giorno, vive più che mai la necessità di ragionare sul ricordo, di comprendere perché non bisogna dimenticare. Lungi dal solito campionario di frasi di circostanza, le parole di Giorgia Meloni sono importanti, "segnanti" per più di una ragione. In primo luogo la leader di Fratelli d'Italia parla di «furia nazifascista», condensando in un'unica parola l'obbrobrio della tirannide novecentesca: invece di sottili distinguo, di labili precisazioni – «il fascismo era altra cosa...», «gli italiani sono comunque brava gente...» – Meloni dà a quella furia un solo nome, che tutto contiene. Liquidare il fascismo come un regime tutto sommato all'acqua di rose, che poco e solo per sporadica necessità fiancheggiava il "vero" totalitarismo, quello nazista, è stato per decenni una comoda via maestra per non affrontare una vera e propria analisi di coscienza nazionale. Ma a devastare l'Europa fu il nazifascismo, furono il nazismo e il fascismo insieme, dentro e fuori dai rispettivi confini nazionali. Meloni parla poi di una «memoria di tutti gli italiani», e anche questo è un punto cruciale, tanto profondo quanto difficile da ammettere: quella storia e quel passato non sono pertinenza né appartenenza esclusiva degli ebrei, cioè delle vittime. Anzi. Mentre nega e si propone di annientare quella ebraica, la Shoah è ineludibilmente parte integrante della storia europea. E italiana. Fare proprio quel passato, sentire che ci appartiene in quanto italiani, è un passo fondamentale, necessario per l'educazione delle generazioni a venire. Le parole di Giorgia Meloni sono dunque importanti perché per un verso riconoscono la natura inscindibile del nazifascismo e per l'altro invocano la condivisione di una «memoria che sappiamo essere di tutti gli italiani, una memoria che serve a costruire gli anticorpi contro l'indifferenza e l'odio». Questa è la strada, l'unica strada per sottrarsi tanto alla vuotezza della retorica quanto a una dismissione di quel passato che con un nonnulla scivola nella negazione. Il 16 ottobre cade quest'anno in concomitanza con la festa ebraica delle Capanne, evocazione dei quarant'anni di erranza nel deserto e di vita provvisoria in attesa di quella rivelazione della Legge biblica che è dono ma anche e soprattutto impegno di vita. Non è soltanto memoria ciò che l'ebraismo chiede in questi giorni, bensì una vera e propria immedesimazione in quella storia, in quella condizione fatta di incertezza, senza un tetto se non di "capanna" sulla testa, e al tempo stesso di fiducia in un futuro pieno di vita: è una vertigine esistenziale che la coincidenza di date rende quest'anno più complessa che mai. E le parole di Giorgia Meloni a memoria di quanto avvenne al ghetto di Roma sono una sfida esistenziale per tutti: chiedono alla coscienza di far propria quella storia. Perché così è stato, così è.

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