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La Stampa Rassegna Stampa
02.10.2022 Putin: la strage dei bambini
Cronaca di Francesco Semprini

Testata: La Stampa
Data: 02 ottobre 2022
Pagina: 14
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Schiaffo ai russi, ripresa Lyman: 'A Kharkiv è strage di bambini'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/10/2022 a pag.14 con il titolo "Schiaffo ai russi, ripresa Lyman: 'A Kharkiv è strage di bambini'" la cronaca di Francesco Semprini.

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Francesco Semprini

Ukraine decries 'immoral' stunt after Moscow says it will let civilians  flee – to Russia – EURACTIV.com

La prima crepa sul muro offensivo russo in Donbass è emersa in tutta evidenza venerdì, mentre il presidente Putin annunciava l'annessione alla Federazione di quattro regioni ucraine. Tra queste il Donetsk, l'oblast dove si trova Lyman, la città in cui le truppe ucraine hanno messo a segno con successo una manovra a tenaglia circondando migliaia di soldati russi senza via di scampo. Con la chiusura del cerchio da parte delle forze di Kiev a nord e a sud-est di Lyman le truppe di Mosca non hanno più vie di fuga. Il posizionamento è stato raggiunto nel giro di alcuni giorni sull'onda lunga della controffensiva iniziata più a nord nella regione di Kharkiv dove solo pochi e marginali territori rimangono nelle mani delle forze di Putin e dove proprio ieri i soldati di Mosca si sono macchiati dell'ennesima strage di civili che ha coinvolto anche diversi bambini. La crepa nel muro offensivo del Cremlino è ancora più profonda se si considera che Lyman è stata per mesi un centro logistico delle operazioni dell'Armata russa, hub ferroviario strategico del Donetsk. Perderla equivale a infliggere un duro colpo allo sforzo bellico di Putin nell'Ucraina orientale, tanto che dopo l'annuncio russo del ritiro il leader ceceno Ramzan Kadyrov è arrivato a consigliare allo Zar di utilizzare armi nucleari a bassa intensità. I russi hanno usato la città come base per le operazioni nell'est da quando ne hanno preso il controllo a maggio, sulla falsariga di quanto avevano fatto in scala più ampia a Izyum a partire da marzo. Perdere Lyman equivale anche a una significativa perdita simbolica per Putin proprio mentre il leader del Cremlino si sforza di metter in atto manovre pindariche, come i referendum, per rivendicare il controllo su tutta l'area del Donbass, composta dalle regioni di Donetsk e Luhansk, oltre che dagli oblast di Kherson e Zaporizhzhia. «L'Ucraina ha circondato le forze russe a Lyman nell'ambito di un'operazione ancora in corso», conferma Serhii Cherevatyi, portavoce delle forze armate ucraine. «I russi sono isolati e non possono più ricevere rifornimenti», aggiunge Mykhailo Podolyak, consigliere presidenziale ucraino, secondo cui le forze di Mosca «dovranno arrendersi», se vogliono uscire vive da Lyman. Secondo quanto riferito da Kiev le truppe di Putin a Lyman ammontavano a circa 5.000-5.500 soldati, ma il numero ora potrebbe essere inferiore a causa dei caduti durante la battaglia di questi giorni e dei soldati in fuga. «Le truppe della Federazione Russa hanno fatto appello alla loro leadership supplicando di ritirarsi ma la richiesta è stata respinta dai comandanti della Federazione», racconta su Telegram il capo dell'amministrazione militare di Lugansk, Sergiy Gaidai. Le forze ucraine hanno così interrotto le comunicazioni di terra su cui si articolavano le catene di rifornimento nell'area di Drobysheve-Lyman e preso il controllo delle strade. A questo punto i russi non hanno la possibilità di ripetere il ritiro di massa come nella regione di Kharkiv. Determinante per il completamento della manovra a tenaglia è stata la conquista della cittadina di Yampil, a sud-est di Lyman, che complica enormemente la situazione complessiva delle forze russe nell'area. Guardando all'immediato futuro le truppe ucraine probabilmente riusciranno a conquistare del tutto Lyman nei prossimi tre giorni, secondo quanto sostiene l'ultimo rapporto dell'osservatorio Usa Institute for the Study of War (Isw). Le forze di Mosca, inoltre, continuano a ritirarsi anche dalle posizioni intorno a Lyman, sottolinea Isw, secondo cui «molti blogger militari sostengono che il ritiro russo da qui assomigli alla caotica ritirata dalla regione di Kharkiv, in termini di scarso coordinamento e mancanza di sostegno dell'artiglieria». Diversa la verità secondo il ministero della Difesa russo, che parla di ritiro completo delle truppe dalla città strategica, temendo l'accerchiamento. Nel frattempo proseguono gli attacchi russi che travolgono obiettivi non militari: sono dieci i bambini tra gli oltre venti civili rimasti uccisi in un'azione delle truppe di Mosca contro un convoglio di persone in fuga nella regione di Kharkiv, mentre a Zaporizhzhia è stato rapito il direttore della centrale nucleare Ihor Murashov. «Un brutale attacco ai civili è stato effettuato vicino a Kharkiv da un gruppo di sabotaggio e ricognizione degli occupanti: hanno sparato contro sei auto e un camion Gazelle a distanza ravvicinata con armi leggere», riferisce il capo ad interim dei servizi Sbu, Vasyl Malyuk. Precedentemente il governatore della regione di Kharkiv, Oleh Syniehubov, aveva riferito di venti civili morti in un attacco russo contro un convoglio che stava evacuando persone nel distretto di Kupiansk. Una striscia di sangue che avrà fine solo con la sconfitta di Mosca: «Dobbiamo liberare la nostra terra e questa sarà la migliore prova che il diritto internazionale e i valori umani non possono essere violati da nessuno Stato terrorista, anche insolente come la Russia», chiosa Volodymyr Zelensky. Il quale afferma che il percorso dell'Ucraina è «difficile» ma è obbligato perché è quello che porta a «indipendenza, integrità territoriale, integrazione con il mondo civile e sviluppo sociale». E poi aggiunge: «Anche il percorso del nostro nemico è chiaro: sconfitta, vergogna e condanna».

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