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La Stampa Rassegna Stampa
25.09.2022 Sfida a Putin
Commenti di Anna Zafesova, Giuseppe Agliastro

Testata: La Stampa
Data: 25 settembre 2022
Pagina: 17
Autore: Anna Zafesova - Giuseppe Agliastro
Titolo: «Mandare a morire pretoriani o civili, lo Zar contestato ora deve scegliere - Sfida a Putin»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 25/09/2022, a pag. 17, con il titolo "Mandare a morire pretoriani o civili, lo Zar contestato ora deve scegliere", l'analisi di Anna Zafesova; a pag. 16, con il titolo "Sfida a Putin", la cronaca di Giuseppe Agliastro.

Ecco gli articoli:

Anna Zafesova: "Mandare a morire pretoriani o civili, lo Zar contestato ora deve scegliere"

Anna Zafesova | ISPI

Anna Zafesova

 

La domanda che circola, in varie forme, nelle chat di quelli che stanno fuggendo verso il confine è «devo togliere l'adesivo della Z dal parabrezza?». Le code ai valichi di frontiera lungo tutto il perimetro della Russia – Finlandia, Georgia, Kazakhstan, Mongolia – si stanno allungando per chilometri, i biglietti aerei sono andati esauriti: la grande fuga dalla mobilitazione alla guerra in Ucraina continua, ma stavolta a scappare a migliaia non sono dissidenti e oppositori. È la fuga dei sostenitori di Vladimir Putin, di quelli che fino a tre giorni prima appiccicavano la Z simbolo dell'invasione in Ucraina sull'auto, e chiedevano di «asfaltare Kyiv» nei social. Come con la riforma delle pensioni nel 2018, stavolta il padrone del Cremlino ha dato una martellata proprio al suo popolo. A Mosca circolano voci di un divieto di espatrio per uomini e donne con obbligo militare, ed è evidente che la guerra ora riguarda tutti: da tutte le regioni russe a cominciare dalla finora intoccabile Mosca arrivano notizie di uomini reclutati direttamente per strada, nei loro letti di notte, alla scrivania in ufficio, in quella che assomiglia sempre di più non a una chiamata alle armi, ma a un rastrellamento. La brutalità con la quale il regime ha trasformato i suoi fedelissimi in carne da cannone ha avuto un effetto choc, e al Cremlino stanno aspettando con ansia l'esito dei primi sondaggi «per uso interno». Intanto la tirata di orecchie pubblica ai militari, per l'«eccesso di zelo» nella coscrizione, è il segnale che qualcuno si è reso conto dell'impatto devastante di decine di migliaia di uomini strappati alle famiglie. In alcune regioni, dopo le proteste e le denunce dei media locali, i padri con prole numerosa, i malati, gli studenti e gli anziani sono stati rilasciati dalle caserme, ma difficile che la tendenza generale possa invertirsi. Le gerarchie, poco preparate e molto corrotte, continueranno a reclutare chiunque gli capiti a tiro, anche perché l'unica regola della «verticale di potere» costruita da Putin è quella di avere più paura di una strigliata dall'alto che di qualunque altra conseguenza. Il capo vuole i numeri, e i numeri avrà, e se dietro ai numeri ci sono persone che non vogliono e non possono combattere, e che verranno gettati sotto i colpi ucraini senza alcuna preparazione, e con dei fucili arrugginiti, non è un problema del commissario militare della Buriazia o di Samara. Mentre mani ignote continuano a lanciare molotov contro i commissariati militari (impossibile procedere alla mobilitazione con gli archivi inceneriti), Russia Unita e comunisti ieri hanno proposto alla Duma una legge su 300 mila rubli (poco più di 5 mila euro) da pagare ai neosoldati, che vedranno tutelato anche il loro posto di lavoro e sospeso gli eventuali mutui, cancellati in caso di morte. Soldi che andrebbero ad aggiungersi a quelle spese militari che, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg nel governo russo, dovrebbero costituire dal 2023 il 40% del bilancio russo. In altre parole, i russi potrebbe presto trovarsi a scegliere tra la trincea e la miseria. Una situazione che produce conversioni inattese, come quella del leader ceceno Ramzan Kadyrov, che ha proposto di interrompere la mobilitazione popolare per mandare al fronte la metà degli effettivi dei vari enti repressivi: tra poliziotti, Guardia nazionale, Fsb e altri servizi segreti, ma anche magistratura, guardia di finanze, polizia penitenziaria, messi dei tribunali e innumerevoli altri bracci armati del regime, si potrebbero radunare almeno 2,5 milioni di uomini già addestrati all'uso delle armi. Una proposta che tiene conto della rabbia che i russi cominciano a provare: ieri a Omsk le neoreclute hanno aggredito gli agenti della Guardia nazionale – la polizia politica che Putin ha creato e affidato alla sua ex guardia del corpo Valery Zolotov proprio per reprimere il dissenso – che cercavano di spingerli sui pullman dell'esercito: «Perché non venite a combattere insieme a noi?», gridavano. Putin si trova ora di fronte a un dilemma irrisolvibile: mandare al fronte i suoi pretoriani, riempiti di soldi e privilegi per renderli leali, o rischiare di polverizzare il poco consenso popolare che gli resta mandando padri di famiglia al fronte e manganellando ragazze alle manifestazioni. È probabile che gli toccherà fare entrambe le cose, per tentare di vincere una guerra che ritiene fatale perdere. Del resto, nei 23 anni precedenti una guerra di conquista gli aveva sempre fatto recuperare l'amore dei russi, ma stavolta anche l'annuncio dell'annessione di nuovi territori – a Mosca si parla di un discorso di Putin alle Camere il 30 settembre, a conclusione dei «referendum» nelle zone occupate dell'Ucraina – potrebbe non sortire l'effetto magico nei russi troppo impegnati a mettersi in salvo per sognare il ritorno dell'impero sovietico.

Giuseppe Agliastro: "Sfida a Putin"

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Giuseppe Agliastro

Una ragazza sui vent'anni, magra, minuta, sale improvvisamente in piedi su una panchina. Non siamo carne da cannone!, urla. In un attimo due agenti la fermano e la portano in una delle tante camionette bianche e blu della polizia. Molti degli agenti che presidiano viale Cistoprudniy, nel centro di Mosca, fanno parte delle forze speciali Omon. Sono uomini alti, robusti. Sono schierati in assetto antisommossa - casco nero, giubbotto protettivo, parastinchi - e fanno avanti e indietro tra le pozzanghere nella piazzetta sotto la statua di Griboyedov, dove i manifestanti si sono dati appuntamento per protestare contro la guerra in Ucraina e contro la mobilitazione ordinata da Putin. Il luogo del raduno era stato annunciato poche ore prima. La polizia comunque è già lì. Controlla i documenti persino a chi esce dalla metropolitana. Arresta persone di ogni età, ma soprattutto giovani e giovanissimi. Una ragazza viene fermata e scortata da due agenti, che la tengono sottobraccio. Poi tocca a un'altra ragazza. Dopo ancora a un uomo sulla sessantina. Un ragazzo viene sollevato di peso e portato via da un gruppo di poliziotti che lo tengono fermo per le gambe e per le braccia. Un video pubblicato da Meduza mostra poi la polizia che ricorre alla forza bruta per trascinare via due giovani nel parco Zariadye: lo spazio verde non lontano dal Cremlino che era stato scelto come ultima tappa del corteo. Le persone arrestate sono centinaia. L'Ong Ovd-Info, che monitora gli arresti politici nella Russia di Putin, riferisce di almeno 374 persone fermate nella sola Mosca. Ma ci sono stati anche 127 arresti a San Pietroburgo, dove, secondo l'Ap, prima di essere fermato dalla polizia, un gruppetto di dimostranti è riuscito a sfilare brevemente sulla Prospettiva Nevsky scandendo ad alta voce lo slogan «Putin in trincea!», e dove, secondo la Reuters, degli agenti hanno bloccato a terra dei manifestanti e hanno dato un calcio a uno di loro. A Novosibirsk, in Siberia, si registrano invece 70 arresti, e alcune persone sono state fermate dopo aver cantato una vecchia canzone sovietica sulla pace. In totale, si ha notizia di 1500 fermi in tutta la Russia, ma il bilancio è ancora provvisorio. In Russia altre proteste contro la mobilitazione «parziale» ordinata da Putin c'erano state appena tre giorni prima, il 21 settembre, il giorno stesso del decreto, e la polizia le ha represse arrestando oltre 1.300 manifestanti pacifici. E secondo alcuni media indipendenti, dei manifestanti fermati dalla polizia si sarebbero visti consegnare la cartolina per la chiamata alle armi direttamente in commissariato, come una sorta di punizione per aver osato criticare l'invasione. Con la mobilitazione - la prima ordinata da Mosca dalla Seconda guerra mondiale - molti temono di essere richiamati alle armi per combattere in Ucraina e i media riferiscono di lunghe code di auto in uscita dalla Russia, soprattutto verso Paesi come la Georgia, dove i cittadini russi possono entrare senza visto, mentre i biglietti dei pochi voli internazionali in partenza dalla Russia sembrano andare verso il tutto esaurito, i prezzi alle stelle. Putin però non pare volersi fermare, e mentre proseguono i «referendum» farsa per l'annessione illegale alla Russia delle zone occupate, il presidente russo ha firmato una nuova legge che prevede pene più dure per i militari che dovessero essere accusati di saccheggi o diserzione, ma a destare scalpore è soprattutto la pena fino a dieci anni di reclusione per i soldati che dovessero arrendersi «senza autorizzazione». Intanto, dopo che le truppe russe hanno perso terreno nel Nord-est dell'Ucraina, Mosca ha ordinato un altro cambio tra i vertici militari: il generale Mikhail Mizintsev, il «macellaio di Mariupol» già sanzionato da Londra per gli attacchi alla martoriata città dell'acciaieria, dove sono stati uccisi migliaia di civili, è stato nominato vice ministro della Difesa responsabile della logistica al posto del generale Bulgakov. Il primo compito probabilmente riguarderà proprio la mobilitazione. Il momento di tensione internazionale si riflette nel discorso di Sergey Lavrov all'Assemblea generale dell'Onu. Il capo della diplomazia russa ha accusato l'Occidente di «russofobia» e ha fatto ricorso alla propaganda del Cremlino per tentare di giustificare l'ingiustificabile invasione dell'Ucraina affermando che Mosca non aveva «altra scelta» a causa della «incapacità dei Paesi occidentali di negoziare» e della «guerra continuata» del governo ucraino «contro il suo stesso popolo»: «La Russia non farà il primo passo per il negoziato», ha continuato. Mentre il presidente ucraino Zelensky si è rivolto direttamente in russo al popolo di Mosca con un videomessaggio: «Disertate, vi mandano a morire», ha detto. La guerra in Ucraina ordinata da Putin ha ucciso finora decine di migliaia di persone.

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