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La Stampa Rassegna Stampa
18.09.2022 Putin, il ladro di bambini
Cronaca di Francesco Semprini

Testata: La Stampa
Data: 18 settembre 2022
Pagina: 21
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Tra i sopravvissuti alla furia russa: 'I nostri bimbi portati in Crimea'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 18/09/2022 a pag.21 con il titolo "Tra i sopravvissuti alla furia russa: 'I nostri bimbi portati in Crimea' " l'analisi di Francesco Semprini.

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Francesco Semprini

Fears for the plight of around 100,000 children living in institutions  across Ukraine, unable to escape the conflict - CARE

La Dacia Sandero arriva con passo claudicante al punto di raccolta degli evacuati. È un rottame, non ha più il parabrezza e al posto del lunotto posteriore c'è una coperta leopardata. Sembra un grande barattolo acciaccato. Alla guida c'è Gregorj, accanto la moglie Victoria, sui sedili posteriori avvolte in un piumino liso, ci sono la figlia e un'altra persona. «Siamo scappati da Izyum durante la controffensiva, siamo arrivati a Kupiansk, pensavamo di essere al sicuro e invece un razzo è arrivato a qualche metro di distanza», spiegano uscendo con difficoltà dall'abitacolo. La famiglia è tra le tante giunte ieri a Shevchenkove, nel corso dell'evacuazione di Kupiansk, città strategica della porzione orientale dell'Oblast di Kharkiv riconquistata dalle forze ucraine il 10 settembre. Questa volta però i russi non se la sono battuta a gambe levate, si sono raggruppati aspettando di sferrare una sortita di ritorno. Mentre ci avviciniamo alla città, considerata una sorta di snodo strategico orientale e hub di concentramento per le presunte deportazioni di cittadini ucraini in Russia, i boati dell'artiglieria e i Grad si fanno sempre più incalzanti. I militari ci bloccano: «Kupiansk oggi è zona di guerra». Viriamo su Shevchenkove, città dedicata al poeta considerato una sorta di Dante ucraino, era caduta in mano russa il 28 febbraio ed è stata liberata il 7 settembre. «Abbiamo fatto vita da segregate, cercavamo di farci vedere il meno possibile - racconta Svetlana -. Una volta mia figlia di 18 anni è stata perquisita brutalmente mentre era in fila per il pane, mi è sembrato di morire». Poi la liberazione. «I russi qui hanno combattuto, non come da altre parti, e continuano a farlo», dice Andrey, il capo dell'amministrazione temporanea di Shevchenkove, che ci anticipa dell'arrivo di centinaia di evacuati. In particolare da Kupiansk, dove il servizio di sicurezza ucraina ha iniziato a indagare sulla prigione speciale allestita dagli occupanti russi. Era un "centro di comando" dove i residenti che si rifiutavano di collaborare venivano detenuti, interrogati e abusati. La città inoltre è stata identificata da alcune organizzazioni umanitarie come l'hub delle deportazioni. «Quando avremo il controllo di tutto il territorio faremo indagini approfondite», dice Andrey. Che però non esclude quanto circolato nei giorni scorsi, ovvero la vicenda dei minori portati "in vacanza". È successo ad agosto. Dmitry Lyubota è deputato della Rada (il parlamento ucraino), e spiega che si parlava «di diversi casi di minori portati in campi estivi, per metterli al riparo dalla guerra, i russi mostravano foto di posti di villeggiatura per tranquillizzare e dimostrare che i giovani erano in mani sicure». Il deputato invita alla prudenza: «Ci sono diversi collaborazionisti che hanno lavorato per i russi ma non possiamo formulare accuse sino a quando le aree non saranno del tutto liberate». Gli chiediamo se tema una Bucha o una Izyum anche qui. «Questo è il posto dove sono nato, lo conosco bene, ci sono tanti casi strani. Mio padre è sparito da mesi, non sappiamo nulla di lui. Come il suo ci sono tanti casi, ad ora però non possiamo dire se sono stati uccisi, deportati o sono scappati». Della vicenda delle colonie per minori parla anche Valeria, è appena arrivata da Kupiansk. Tra le braccia ha il cagnolino Chapa, accanto la nipote Alice di sei anni. «Sono in Crimea da quello che sappiamo, hanno portato lì ragazzini dai 13 anni in su, è successo la metà di agosto con la garanzia che sarebbero tornati per l'inizio della scuola», racconta la donna. I minori non sarebbero stati portati via con la forza: «Dove eravamo non c'era acqua e cibo, bombardavano forte, l'unico modo per metterli al sicuro era mandarli in questa specie di colonie, e i genitori in molti casi hanno accettato per amore dei figli». Sulla riforma russofona ad andare nel dettaglio è Ludmila, maestra di Kupiansk. «Avevano cambiato le bandiere e le insegne delle scuole, avevano requisito i libri in ucraino e avevano cambiato i programmi inserendo i corsi che si seguono in Russia. "Studierete secondo le linee guida previste dai nostri ministeri", hanno detto. Non vi so dire se e quanti maestri sono arrivati da Mosca, le lezioni sono durate troppo poco, il 4 settembre tutto si è fermato per la controffensiva». Accanto a lei c'è il marito Alexander che rivolge un appello su quelli che Human Rights Watch ha definito "trasferimenti forzati" di civili ucraini. «Ci sono stati, eccome, il mio vicino è stato preso dalla polizia con l'accusa di sostenere i nazionalisti ucraini, è stato portato in caserma a maggio e non è mai tornato. Si chiama Vadym Anishenko, aiutateci a ritrovarlo».

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