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La Stampa Rassegna Stampa
09.09.2022 Elisabetta II (1926-2022)
Commento di Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 09 settembre 2022
Pagina: 11
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «La titanica solitudine di una donna unica»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/09/2022, a pag.11, con il titolo 'La titanica solitudine di una donna unica', l'analisi di Elena Loewenthal.

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Elena Loewenthal

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Elisabetta II

Ha governato il mondo, e non è affatto una metafora. Elisabetta II è stata per settant'anni al cuore della storia, e non soltanto del suo Paese che ora la piange stupefatto, quasi incredulo perché l'evidenza che non c'è più pare inaccettabile. È stato il regno più longevo mai visto, e non solo nel suo paese; eppure non è la straordinaria, quasi irraggiungibile continuità la cifra più significativa della sua corona. Elisabetta II è stata qualcosa di unico non perché sia diventata regina poco più che ventenne e sia rimasta sul trono per tre quarti di secolo. Lei è stata ben di più di una regina dalla lunga, lunghissima durata. Quattordici presidenti degli Stati Uniti, sette papi, innumerevoli capi di stato, re e regnanti, dignitari d'ogni sorta: per decenni, anzi lunghi pezzi di secolo, Elisabetta II si è vista passare davanti la Storia, ne ha fatto parte, l'ha segnata con una grandezza tutta particolare. Unica. Restando sempre se stessa, un po' perché era la regina e poteva permetterselo, un po' perché (forse) era fatta proprio così: di una pasta nobile, anzi reale, il che significa sentirsi a proprio agio sempre e comunque, perché sai che il mondo è un po' tuo e chiunque ti trovi davanti – che sia il papa o l'orso Paddington di quel meraviglioso, tanto commovente quanto ironico tè sorbito in compagnia – nutre per te, anzi per lei, un'enorme e doverosa soggezione. Era magnetica, Elisabetta II, di un magnetismo che veniva certamente dal suo rango e dal ruolo che le era toccato in sorte quando ancora forse non se lo aspettava, più di settant'anni fa. Ma anche perché quel magnetismo lei era stata capace di costruirselo, giorno per giorno. In un mondo fatto tutto di uomini, governato da uomini, dominato e deciso tutto da uomini, come era il mondo fino a non molti anni, decenni fa. E come è ancora in gran parte, in fondo. Ebbene, in quel mondo lì, che è anche il nostro e che da oggi è un po' più povero di magnetismo, di carisma, di eleganza e anche di ironia (perché doveva averne, di ironia, e anche di senso dell'umorismo), Elisabetta aveva tenuto testa a schiere di uomini, nel senso di maschi. Certo, si dirà, era nata per quello. Era nata regina. Sapeva da sempre qual era il suo posto nel mondo. A quali regole sottostare. Ma tutto questo non basta, non bastava per fare Elisabetta II. Non c'è storia, anzi la storia c'è eccome, perché lei ha saputo farla. Prenderne parte. Lo ha fatto a suo modo, nel modo in cui l'epoca glielo permetteva, dando per scontata la democrazia (il che, da regina, non è cosa da poco), sapendo stare al proprio posto e occupando tutto il posto che andava occupato. In questo e tanto altro stava la sua enorme saggezza. Quella saggezza sta, stava (anche se davvero si fa fatica a riconoscere che da oggi non c'è più) soprattutto nel sapere tenere la testa alta sotto la corona e reggere con la propria immensa statura di donna minuta – e sempre più piccina, con l'avanzare degli anni – frotte di uomini, nel senso di maschi, avvicendatisi al vertici del potere in tutto, e davvero tutto il mondo. Stava, la sua saggezza, nel reggere non solo il proprio Paese e la corona d'Inghilterra ma anche le traversie di una famiglia complicata e dalla delicata mobilità sentimentale... E lei teneva testa, «reggeva» le sorti, probabilmente le decideva, per gli altri, più di quanto non desse a vedere. Sembrava sempre più a suo agio nella «gestione» degli uomini, di famiglia e non, che delle donne. Forse perché era abituata a ricevere inchini da mezzo mondo, anzi di più. Re e principi, presidenti e tiranni, autorità religiose d'ogni sorta, tutti a capo chino davanti a lei e al suo enigmatico sorriso. Che tradiva però quasi sempre una nota di velata, elegantissima ironia. In questo senso, per quanto inarrivabile, Elisabetta II è stata anche un modello. Ovviamente nessuno, anzi nessuna può sognare di diventare una regina così, una regina come è stata lei. Ovviamente non ci si può neanche permettere di attraversare la Storia tanto e come l'ha fatto lei. Però questa sua titanica solitudine di donna unica al mondo è tremendamente affascinante, è e resterà una fonte di ispirazione: quella sua figura, per settant'anni al centro del mondo, quasi sempre unica donna al centro del mondo, è qualcosa di indimenticabile. E struggente, a suo modo. Elisabetta II è stata, sì, una donna unica – ed è l'aggettivo più calzante, quello che più descrive la sua storia. Per questo non ci si riesce a credere, che non ci sia più, che non la vedremo più accanto al presidente di passaggio, con quel suo sorriso che fra le righe del silenzio, nel tempo che durava l'inchino, diceva: io ci sarò ancora, dopo di te. E non solo perché sono qui da più tempo e più tempo ancora starò. Anche e soprattutto perché sono più grande, più al cuore del mondo. Più piena di quella sapienza che per settant'anni e passa di regno lei ha disseminato per il mondo, incantandoci ogni volta.

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