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La Stampa Rassegna Stampa
01.09.2022 A Venezia il video sulla strage dei bambini ucraini
Cronaca di Fulvia Caprara

Testata: La Stampa
Data: 01 settembre 2022
Pagina: 17
Autore: Fulvia Caprara
Titolo: «Zelensky a Venezia»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 01/09/2022, a pag. 17 con il titolo "Zelensky a Venezia" la cronaca di Fulvia Caprara.

FULVIA CAPRARA | Le giornate della luce
Fulvia Caprara

Il no di Venezia alla guerra in Ucraina. Manifestazione in Piazza San Marco

Stavolta i titoli di coda, quelli davanti a cui il pubblico, in genere, inizia ad alzarsi e a lasciare la sala, sono i più importanti, i nomi per cui bisogna restare seduti, inchiodati a una realtà che non può essere ignorata nemmeno per un attimo. Il presidente Zelensky appare a sorpresa nel cuore della cerimonia d'inaugurazione della 79ª Mostra del cinema, con lo sguardo dritto, segnato dallo sforzo di una resistenza che, ormai, dura da mesi e di cui non si immagina la fine. La scelta vincente è nell'adottare, per l'occasione, il linguaggio cinematografico: «Cari ospiti della Mostra, apprezzo la possibilità di rivolgermi a voi, oggi, per raccontare la nostra storia, quella dell'Ucraina, la nostra nazione, e della guerra che la Russia sta facendo contro di noi da 189 giorni. La storia è fuori competizioni ed è anche al di fuori dei limiti dell'umanità e del senso comune. È un dramma basato su eventi realmente accaduti, interpretato nella vita reale, da assassini, macellai, terroristi in carne ed ossa». La colonna sonora, dice ancora Zelensky proseguendo nella metafora cinematografica, non «appartiene, in questo caso, al geniale Ennio Morricone, ma è fatta dell'orribile rumore delle esplosioni, dei colpi delle armi, dei raid aerei e delle sirene che li annunciano. Il film è un horror, che non dura 120 minuti, ma 189 giorni, di cui l'Ucraina, l'Europa, il mondo intero, sarebbero stanchi. Così dice la Russia, così vorrebbe la Russia». Il pericolo più grande, prosegue il presidente ucraino, sarebbe, a questo punto, «abituarsi alla guerra, dimenticarsela, accettare la sua presenza, e questo non deve mai succedere». L'appello è rivolto agli «uomini di cultura, ai registi, ai produttori, agli attori, agli sceneggiatori, ai compositori, ai cameramen, ai critici che vengono da tutto il mondo, ma fanno parte della stessa famiglia. La vostra presa di posizione è importante, le vostri voci contano, la vostra parola è forte. Il minimo che potete fare è non restare in silenzio, non avere paura, non girare la testa dall'altra parte, non rimanere neutrali davanti al conflitto che la Russia ha scatenato in Ucraina». La lista dei deceduti, solo quelli che non hanno raggiunto la maggiore età, occupa a lungo lo schermo, davanti a una platea ammutolita, ci sono numeri che corrispondono all'età dei caduti, ci sono le date della loro scomparsa e il luogo: «I nomi sono importanti, rischiano di finire nell'oblio e nell'oscurità perché la gente si alza e se ne va, ecco io credo che, in questo caso, bisogna fare la prima cosa, perché la seconda è impossibile».

Zelensky, che era già intervenuto, a maggio, durante il gala di apertura del Festival di Cannes, riappare alla fine e, nel tono generale della sortita, si avverte il peso del tempo passato, l'oscurità di un futuro sempre più drammatico: «Per alcuni il potere è solo missili e nucleare. Per noi il potere è nella filosofia, nella mentalità, nei sentimenti e nelle parole. E anche negli armamenti. Mi auguro che ogni Paese, ogni istituzione e ogni comunità del mondo abbia un'idea chiara di quello che l'Ucraina sta attraversando». Il cinema può essere d'aiuto: «Questo conflitto dovrebbe essere raccontato nel modo più chiaro possibile, e quella del grande schermo è una lingua che tutti possono comprendere». La lista funerea finisce con la parola «continua», ma, ricorda Zelensky, «può mai continuare? La risposta dipende da ognuno di noi. Ogni volta che ascoltate qualcuno che parla di "stanchezza dell'Ucraina", ricordate quei nomi».

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