lunedi` 03 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






La Stampa Rassegna Stampa
07.08.2022 Taiwan: la Cina tra provocazioni militari e fake news
Due servizi di Lorenzo Lamperti

Testata: La Stampa
Data: 07 agosto 2022
Pagina: 19
Autore: Lorenzo Lamperti
Titolo: «Pechino simula l'attacco giallo sullo scienziato morto - Hacker, spie e propaganda: la guerra ibrida di Xi Jinping»

Riprendiamo oggi, 07/08/2022, dalla STAMPA, a pag. 19, con i titoli "Pechino simula l'attacco giallo sullo scienziato morto", "Hacker, spie e propaganda: la guerra ibrida di Xi Jinping", due servizi di Lorenzo Lamperti.

Ecco gli articoli:

"Pechino simula l'attacco giallo sullo scienziato morto"

US defends arms sale to Taiwan after China demands cancellation

Venerdì era stato alla base militare di Jiupeng, nella contea di Pingtung, punta meridionale dell'isola di Taiwan. Proprio da questa base l'esercito taiwanese condurrà una serie di test missilistici a partire da martedì 9 agosto, il giorno dopo la conclusione delle esercitazioni militari cinesi che stanno circondando l'isola. E lui, per quanto riguarda i missili, è una delle massime autorità taiwanesi. Anzi, era. Il 57enne Ou Yang Li-hsing, vice capo dell'Istituto nazionale di scienza e tecnologia Chungshan, è stato infatti trovato morto ieri mattina nella sua stanza d'hotel. Era il responsabile della supervisione della produzione di diversi tipi di missili e l'istituto di cui faceva parte è il principale centro di ricerca e sviluppo per le armi di produzione nazionale. Tutti gli ingredienti di un giallo, amplificati dalle attuali manovre militari di Pechino in reazione alla visita di Nancy Pelosi sull'isola. Il team di Ou Yang ha bussato alla sua porta senza ottenere risposta. Una volta entrati con l'aiuto del personale dell'albergo l'hanno trovato disteso sul letto, senza vita, con delle medicine in mano. Viste le attuali tensioni sullo Stretto e considerando il suo ruolo, si sono subito diffuse diverse ipotesi sulle cause del decesso. I medici lo hanno catalogato come un arresto cardiaco, dopo aver saputo che l'uomo soffriva di malattie cardiovascolari e aveva uno stent coronarico. Secondo la polizia sul corpo non c'erano segni di violenza. Non è bastato per placare del tutto i timori di chi ipotizzava una morte non naturale. Lo sviluppo missilistico è considerato la prima urgenza per il futuro di Taiwan. La morte improvvisa di una delle figure chiave di questo processo, tra l'altro con un passato da viceministro della Difesa e ora ai vertici di un istituto che ha come presidente proprio l'attuale ministro Chiu Kuo-cheng, solleva qualche dubbio sui social. Tra i possibili scenari di crisi immaginati da Taipei c'è un decapitation strike, strategia che punta a rimuovere i leader politici e militari del rivale attraverso omicidi mirati e l'utilizzo di team speciali. Un'azione volta a destabilizzare e potenzialmente neutralizzare le capacità di difesa. Durante le recenti esercitazioni annuali Han Kuang, le forze taiwanesi hanno condotto delle simulazioni di risposta a tale scenario. Lo scorso anno è stato simulato un piano di crisi in caso di raid sull'ufficio presidenziale. Bombardare Taiwan e i taiwanesi per il Partito comunista significherebbe bombardare un pezzo di Cina e cittadini cinesi. Eliminando invece figure chiave della sua vita politica o strategica, quelle considerate "secessioniste", Pechino potrebbe sperare di vincere la guerra senza combatterla. Nonostante tutto lasci credere che la morte di Ou Yang sia naturale, c'è chi cita il mancato allarme sul sorvolo dei missili cinesi direttamente sopra l'isola per sostenere che il governo taiwanese stia deliberatamente cercando di evitare panico e tensioni ulteriori con Pechino. Della vicenda missili se ne parla molto, visto che a dare comunicazione di quanto avvenuto è stato il Giappone. Il ministero della Difesa ha giustificato la decisione dicendo che la traiettoria dei missili non rappresentava un pericolo e che ha voluto proteggere le capacità di intelligence dell'esercito. Dibattito aperto, con diversi taiwanesi che sottolineano come in caso di crisi non saprebbero bene cosa fare e dove andare per proteggersi. Ieri, intanto, l'esercito cinese si è focalizzato sulla «verifica della capacità di attacchi terrestri e marittimi» all'isola. Secondo il governo taiwanese «molteplici» gruppi di jet e navi hanno operato nello Stretto con l'obiettivo di simulare un attacco. Nel pomeriggio, Taipei ha fatto decollare i suoi caccia per mettere in guardia 14 aerei cinesi che avevano oltrepassato la linea mediana. Dopo i missili di giovedì, il blocco navale di venerdì e la simulazione d'attacco di ieri il governo taiwanese teme il possibile ingresso nelle acque territoriali interne prima della conclusione dei test. Un'azione che alzerebbe i rischi di un incidente non calcolato, aumentati dopo la rottura dei colloqui operata da Pechino su 8 settori compresi 3 capitoli riguardanti la difesa. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha dichiarato ieri che gli Usa manterranno aperti i canali di comunicazione, ma la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha risposto che Washington avrebbe dovuto fermare la visita di Pelosi, «smettendo di vendere armi a Taipei».

"Hacker, spie e propaganda: la guerra ibrida di Xi Jinping"

Nancy Pelosi:
Nancy Pelosi

«Mai così vicini». Ieri l'agenzia di stampa cinese Xinhua ha pubblicato la foto di un soldato che segue con un binocolo una fregata di Taipei, lontana solo poche centinaia di metri. Potrebbe essere l'immagine più ravvicinata delle coste taiwanesi mai scattate da un militare cinese. Secondo i media taiwanesi, invece, si tratterebbe di una foto ritoccata per creare panico tra gli abitanti dell'isola. Guerra cognitiva e information warfare sono meno visibili dei missili balistici, ma sono altre armi a disposizione di Pechino per provare a fiaccare le resistenze di Taipei. «La disinformazione spinta dal governo cinese o semplicemente da gruppi locali pro Cina è da sempre presente a Taiwan», spiega Brian Hioe, scrittore e attivista che si occupa da tempo dell'argomento. «Circolano sui social svariati video e foto fake o decontestualizzati che hanno l'obiettivo di far credere che si prepara un'invasione», dice Hioe. Nei giorni scorsi, svariate istituzioni pubbliche tra cui l'ufficio di presidenza e il ministero degli Esteri hanno subito attacchi informatici. Martedì 2 agosto, giorno dell'arrivo di Nancy Pelosi, gli attacchi hanno superato i 15 mila Gigabit: 23 volte più del precedente record. Presi di mira anche esercizi commerciali e luoghi pubblici. Sui monitor di 7Eleven, minimarket diffusissimi a Taiwan, e nella stazione ferroviaria di Kaohsiung è apparsa la scritta: «Pelosi guerrafondaia». Ma «il rischio maggiore potrebbero essere attacchi alle infrastrutture», avvisa Hioe. Sul fronte psicologico, «la strategia di Pechino è sempre più sofisticata». Di recente, il capo dell'intelligence taiwanese ha dichiarato che decine di influencer e vlogger taiwanesi sarebbero stati pagati dal Partito comunista per condurre campagne di guerra cognitiva. «L'obiettivo è promuovere la visione del governo cinese sul pubblico taiwanese, una cui porzione resta altamente sensibile a questo tipo di messaggi», dice Hioe. «La Russia usa da tempo l'information warfare come arma, lo stiamo vedendo anche sull'Ucraina. E la Cina sta facendo lo stesso su Taiwan». Amplificare il sentimento di ineluttabilità già in qualche modo presente presso i cittadini taiwanesi, convincendoli che difendersi sarebbe (o sarà) inutile e che nessuno arriverà in loro aiuto quando sarà il momento, nemmeno gli Usa. Per farlo Pechino non schiera solo i missili.

Per inviare alla Stampa la propria opinione, telefonare: 011/065681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@lastampa.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT