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La Stampa Rassegna Stampa
27.07.2022 Riflessioni elettorali
Commento di Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 27 luglio 2022
Pagina: 28
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «Io e questa surreale campagna elettorale»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 27/07/2022, a pag.28, con il titolo 'Io e questa surreale campagna elettorale', l'analisi di Elena Loewenthal.

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Elena Loewenthal

La nuova crisi economica italiana è questione di tempo

Sarà anche colpa di Moravia – scrittore scomodo e complesso, tutto da riscoprire – e di un suo romanzo che sto leggendo in questi giorni e sembra fatto apposta per il presente, ma davvero al cospetto di una campagna elettorale tanto estemporanea quanto goffa e preoccupante vien voglia di dichiararsi fieramente "conformisti". Viene voglia di chiamare in causa il qualunquismo e farne una bandiera, un'arma di difesa, uno strumento – forse l'unico che abbiamo a disposizione – di sopravvivenza. Certo, è qualunquista e conformista dire che non se ne può più della politica. Ma che alternative abbiamo? Che forma di resistenza – attiva o passiva che sia – potremo mai escogitare, di fronte a quel che sta accadendo sotto i nostri poveri occhi? Noi italiani non ringrazieremo mai abbastanza il Presidente Mattarella per le tante cose che ha fatto e che ancora farà per questo Paese. In questi ultimi giorni, la gratitudine più sconfinata gli va per aver stabilito una data delle elezioni che fosse la più vicina possibile: l'avrà fatto anche un po' per dispetto, per guastare il ferragosto a candidati e consimili che dovranno sudare sodo in questi due mesi (chi può dargli torto...). L'avrà fatto anche, forse soprattutto, per risparmiare a noi elettori uno strascicamento di campagna elettorale fatto di mesi e mesi di comizi e siparietti virtuali. Così tutto subisce una concentrazione parossistica. Tutto è compresso in due manciate di settimane. Meglio, certo. Per noi prima ancora che per loro (i politici). Fatto sta che allo scioglimento delle Camere s'è sciolto tutto il resto: di colpo ogni scenario precedente – guerra, materie prime, inflazione, disoccupazione, equilibri geopolitici globali - è sparito dai radar. Come se non esistesse più.

Dal 21 di luglio noi italiani viviamo in una realtà parallela e surreale dove tutto quello che succedeva prima non esiste più. Esiste solo la campagna elettorale. Una campagna elettorale, va da sé, più surreale che mai. Più improvvisata e tatticistica (senza che fra i due termini ci sia contraddizione), più goffa e machiavellica, più insensata e ridicola che mai. Premier in pectore che escono come funghi di sottobosco, defezioni e messaggi in bottiglia, minacce e blandizie, promesse e intimidazioni. Un campionario certo già visto ma che in questa accelerazione coatta (due mesi e tutto questo sarà finito!) diventa una spirale sempre più compatta e impenetrabile. Praticamente un buco nero. Questa campagna elettorale pare il triplo concentrato di pomodoro, di quello che dovresti metterne giusto una punta nel sugo ma a mangiarlo in purezza sa solo di amaro e appalla la lingua. È totalizzante, pesante, insopportabile. Ha spazzato via tutto il resto: non si parla né si deve parlare d'altro. Eppure è un pastone già visto e rivisto: sempre le solite parole buttate al vento della propaganda. È anche un improbabile amalgama di monotonia e boutades, di cose ovvie e altre esagerate. Sarà il caldo, sarà la tentazione del conformismo, la voglia di buttare qua e là anche noi poveri elettori qualche parola al vento, però questa campagna elettorale è veramente stancante. L'unica consolazione (e ancora un grazie di cuore al Presidente Mattarella) è che se la porteranno via i provvidenziali temporali di fine estate e su tutto resterà soltanto quel meraviglioso profumo di erba bagnata che tanto desideriamo, con questa siccità.

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