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La Stampa Rassegna Stampa
25.07.2022 Mosca: raid su Odessa
Commento di Anna Zafesova

Testata: La Stampa
Data: 25 luglio 2022
Pagina: 16
Autore: Anna Zafesova
Titolo: «Mosca ammette i raid su Odessa: 'Ma l'accordo sul grano resta'»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 25/07/2022, a pag. 16, con il titolo "Mosca ammette i raid su Odessa: 'Ma l'accordo sul grano resta' ", l'analisi di Anna Zafesova.

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Anna Zafesova

Missili russi su Odessa il giorno dopo l'accordo sul grano tra Mosca e  Kiev. Il
Odessa

Nel giorno in cui la guerra che ha lanciato contro l'Ucraina compie cinque mesi, Mosca per bocca del suo ministro degli Esteri Sergey Lavrov torna ad auspicare un «negoziato su un'ampia cerchia di argomenti» con Kiev. Dopo aver abbandonato la conferenza del G20 a Bali perché boicottato dai colleghi, il capo della diplomazia russa torna in una delle poche piazze internazionali dove viene ancora bene accolto, e dal quartier generale della Lega Araba al Cairo apre a un ritorno alle trattative, lamentando che «la responsabilità della mancata ripresa dei colloqui non è della parte russa». Non è chiaro però quanto si tratti di un'apertura reale, o di un ennesimo appello del Cremlino agli ucraini ad arrendersi, visto che nella stessa circostanza Lavrov ha ribadito che il suo Paese non riconosce la sovranità e la legittimità dell'Ucraina: «Il popolo russo e il popolo ucraino continueranno ad abitare insieme, aiuteremo senz'altro gli ucraini a liberarsi di un regime antipopolare e antistorico», ha dichiarato, confermando così le sue affermazioni di qualche giorno prima, sul fatto che la Russia aveva intenzione di estendere le operazioni militari anche ad altri territori ucraini. Mosca torna quindi a dare picconate alle speranze diplomatiche, dopo aver colpito sabato con due missili il porto di Odessa, a poche ore dal raggiungimento di un accordo sulla esportazione del grano ucraino che aveva fatto sperare nella possibilità di avviare un meccanismo negoziale relativamente efficace almeno sulle questioni tattiche. Ieri, dopo quasi 24 ore di smentite e contraddizioni, la Russia ha ammesso ufficialmente la propria responsabilità. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha rivendicato il diritto russo a continuare a colpire bersagli militari ucraini, sostenendo che l'accordo sul grano proibisce azioni belliche soltanto sulla infrastruttura legata alle esportazioni alimentari: «La Russia ha semplicemente distrutto parte dell'infrastruttura militare ucraina, e continuerà a farlo». La propaganda russa ha però fornito versioni diverse del bersaglio scelto: Zakharova ha annunciato l'affondamento di una vedetta militare ucraina direttamente nel porto, il deputato della Duma Evgeny Popov ha detto alla Bbc che i russi hanno distrutto un magazzino pieno di missili antinave britannici Harpoon, il ministero della Difesa russo ha annunciato successivamente di aver colpito entrambi gli obiettivi più officine di rimessaggio della marina militare. «Una barbarie che elimina la possibilità stessa di un discorso di negoziato con la Russia», aveva reagito all'attacco Volodymyr Zelensky, mentre il consigliere economico del presidente ucraino Oleh Ustenko ha ammesso che, per quanto i preparativi all'esportazione di grano continueranno, «sono possibili seri problemi». Non è ancora chiaro quale sarà la reazione di Ankara, dopo che la Turchia si era fatta garante dell'accordo sul grano e il suo ministero della Difesa aveva sabato diffuso la versione dei militari russi sulla loro estraneità ai missili sul porto di Odessa. Lavrov promette che a scortare le navi con il grano saranno, oltre ai russi e ai turchi, anche le pattuglie di una «terza parte» che non ha rivelato. Resta difficile parlare di negoziato quando il capo della diplomazia russa non nasconde nemmeno che si tratta di una guerra di conquista. Il consigliere della presidenza ucraina Mikhailo Podolyak ha bollato le dichiarazioni di Lavrov come «solita schizofrenia russa», avvertendo che «a voler cacciare regimi "antistorici" si rischia di finire incidentalmente per primi nella discarica della storia». Però, per quanto Lavrov ormai sembri più un volto della propaganda che della diplomazia, diverse fonti russe e ucraine parlano di emissari moscoviti che cercano un negoziato, o almeno una tregua. Le difficoltà russe sul fronte appaiono ormai evidenti, e l'offensiva nel Donbass si è sostanzialmente bloccata tra perdite, defezioni di migliaia di soldati e gli ucraini che con i missili americani HIMARS stanno distruggendo metodicamente i magazzini di armi e i convogli di rifornimenti russi. L'esercito ucraino ha di fatto iniziato la controffensiva a Kherson, dove migliaia di truppe russe rischiano di finire circondate, e Yulia Latynina sulla Novaya Gazeta sostiene che Putin aveva cercato di barattare la rinuncia di Kiev al contrattacco contro l'esportazione di grano, senza riuscirci. Il consigliere del ministro dell'Interno ucraino, il politologo Viktor Andrusiv, ha ipotizzato già qualche giorno fa un nuovo «gesto di buona volontà» di Mosca, come quando era stata costretta a ritirarsi dall'isola dei Serpenti. Ma le contraddizioni sull'accordo sul grano, e sull'attacco a Odessa, potrebbero far sospettare anche una lotta all'interno del Cremlino stesso.

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