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La Stampa Rassegna Stampa
23.07.2022 Come evitare le bombe russe
Cronaca di Rick Mave

Testata: La Stampa
Data: 23 luglio 2022
Pagina: 19
Autore: Rick Mave
Titolo: «Fra gli intrappolati al fronte: 'Così salviamo i più fragili'»
Riprendiamo oggi, 23/07/2022 dalla STAMPA, a pag. 19, con il titolo "Fra gli intrappolati al fronte: 'Così salviamo i più fragili' ", il commento di Rick Mave.

RickMavePhotography | Sedition
Rick Mave

The Russian Federation's Ongoing Aggression Against Ukraine - U.S. Mission  to the OSCE
Una casa a Bakhmut

Nikola ed Edik sono due ragazzi di 19 e 30 anni, si sono conosciuti al centro di addestramento per evacuazioni di Kiev. Un viene da Bakhmut, l'altro da Bucha, luoghi emblematici di questa guerra. Con loro c'è anche un'amica di Londra, Nina, che a volte li aiuta nelle evacuazioni. Abitano tutti in un appartamento a Kramatorsk. Sono associati a un'organizzazione che fa base nella capitale e ogni giorno vanno in giro per la regione di Donetsk per evacuare le persone in cerca di una via di fuga dal conflitto. Ogni sera ricevono una lista di nomi e indirizzi dove andare a recuperarle – spesso in località a pochi chilometri dal fronte –, studiano le zone e preparano il tragitto più sicuro per il giorno successivo. Alla fine della giornata le accompagnano a Pokrovsk, da dove partono su treni speciali per Dnipro e Leopoli. L'appuntamento con loro è a Kramatorsk alle nove del mattino, accanto a una pompa di benzina. Viaggiano su un furgone bianco, con loro c'è anche una macchina. Oggi, dicono, hanno varie persone da recuperare, alcune non sono in grado di camminare. Partiamo in direzione di Bakhmut – i bombardamenti e la pressione russa da Est sulla città sono notevolmente aumentati negli ultimi giorni – per poi andare a Niu York, paesino a Sud, a pochi chilometri dal fronte di Horlivka.

Russians trying to improve tactical position in Bakhmut direction

Vanno molto veloci, fatichiamo a stargli dietro con la nostra auto, li riprendiamo solo ai posti di blocco, dove loro passano senza problemi: spiegano ai militari la loro situazione e anche la nostra, per snellire le procedure di controllo riservate alla stampa. L'aria è tersa, sole pieno, il paesaggio alterna il giallo dei campi di grano, al verde dell'erba, si scavano trincee, serpentoni lunghi di terra smossa che tagliano i campi e disegnano geometrie, in lontananza si alzano le colonne di fumo dei bombardamenti su Bakhmut. Oltre l'ultimo posto di blocco prima della città ci fermiamo, i volontari scendono dal furgone. Ci si veste con elmetto e giubbotto antiproiettile prima di proseguire, i ragazzi si avvicinano, si dicono tra di loro che è stato un piacere conoscersi, come se fosse l'ultima volta, è il loro rituale prima di ogni missione. Arriviamo in città, entriamo tra blocchi di condomini costruiti in stile sovietico, non troviamo subito l'appartamento. Dopo aver chiesto a dei passanti finalmente troviamo l'indirizzo, facciamo tre piani di una palazzina ed entriamo. C'è un signore su un letto, la tv è accesa, una luce calda, fioca, illumina la stanza, piatti vuoti sul tavolo, c'è odore di urina e sudore; i volontari mettono l'uomo su una barella di plastica pieghevole mentre la donna prepara le ultime valigie. I due vengono fatti accomodare sulla macchina che seguiva i volontari, l'uomo steso su un materasso, lei seduta di fianco a lui con le valigie in seno. Lasciamo Bakhmut e proseguiamo per Niu York a velocità molto sostenuta. I volontari spiegano che sono stati presi di mira più volte e che l'unico modo che hanno per evitare di essere colpiti è correre. Dopo circa un'ora arriviamo al paese, semidistrutto e apparentemente deserto. La casa dove arriviamo ha una finestra rotta da un raid, su letto un uomo di 92 anni aspetta i volontari, ci sono mosche ovunque, pane raffermo sul tavolo in cucina. Una signora anziana, spaesata, prepara le ultime cose. I volontari caricano il signore sul furgone e lo adagiano su un materasso nella parte posteriore, la signora chiude casa, dà un ultimo sguardo e sale anch'essa. Proseguiamo, sempre a Niu York, verso l'ultimo indirizzo della giornata, c'è una signora con un piede rotto, un'altra, molto anziana, da andare a recuperare. Il figlio ci ringrazia e recita dei motti in onore dell'Ucraina, le donne vengono accompagnate sul furgone, una viene distesa dietro, l'altra lentamente con il suo bastone raggiunge la parte anteriore. Chiediamo ai volontari se hanno paura di essere chiamati al fronte a combattere, ci dicono che lo stanno già facendo ma in un altro modo. Fumano una sigaretta, poi ripartiamo, il furgone scatta alzando la polvere, in lontananza sull'uscio di casa l'uomo, immobile, con i pugni alzati, saluta la madre.

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