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La Stampa Rassegna Stampa
07.07.2022 I russi distruggono e uccidono
Intervista di Riccardo Coletti

Testata: La Stampa
Data: 07 luglio 2022
Pagina: 14
Autore: Riccardo Coletti
Titolo: «'I russi distruggono e uccidono ma ci riprenderemo il Lugansk'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 07/07/2022, a pag.14 con il titolo 'I russi distruggono e uccidono ma ci riprenderemo il Lugansk' l'intervista di Riccardo Coletti.

Kiev: i russi ammassano truppe e mezzi in direzione di Sloviansk

Serhiy Haidai ha perso il suo Oblast, il Lugansk. Lo hanno conquistato i russi dopo 4 mesi di bombardamenti e combattimenti strada per strada. Al governo della regione di confine con le terre dei separatisti dal 2019, ora è un esule che amministra la sua terra da un luogo segreto. «Continuo a supportare i nostri combattenti e aiuto i profughi del Lugansk: sono più di 300 mila».

Quanti morti nella sua regione dal 24 febbraio? «Impossibile dirlo ora con certezza. Sappiamo che i morti civili sono migliaia, ma non c'è una conta ufficiale. Alcuni sono ancora sotto le macerie dei palazzi. Altri sono stati seppelliti nei giardini senza che ci sia stata una comunicazione ufficiale. Ci vorranno anni per saperlo».

Il governatore di Lugansk braccato dai russi: «Qui sta per succedere  l'inferno, è questione di giorni» - Open
Serhiy Haidai

E tra i soldati? «È un segreto che non posso rivelare».

Ha avuto paura per la sua vita? «Per i russi noi governatori siamo un obiettivo. So per certo che alcuni del gruppo Wagner e i ceceni avevano il compito di darmi la caccia e uccidermi».

Ora chi è nelle terre occupate può muoversi verso l'Ucraina? «Solo le donne e i bambini. Gli uomini vengono costretti ad arruolarsi per combattere contro l'Ucraina».

È in atto una coscrizione obbligatoria? «I russi usano un metodo ancora più subdolo. Affiggono annunci di lavoro con paghe doppie o triple rispetto alla media. Quando gli uomini si presentano vengono arruolati con la forza. La spiegazione è semplice: dal 2014 moltissimi uomini hanno lasciato le terre dei separatisti e non hanno soldati a sufficienza per poter supportare le truppe russe».

Avete notizie di deportazioni? «Purtroppo sì. Ci arrivano informazioni in tal senso da Rubizne e Popasna. Ci arrivano notizie in modo frammentato, quasi tutto il territorio del Lugansk è senza rete cellulare. È difficilissimo gestire le comunicazioni».

Nell'area di Kherson e di Zhaporizhia, subito dopo l'occupazione, ci sono state rivolte. Nel Lugansk? «I cittadini di molte cittadine sono scesi in piazza per protestare ma i soldati russi hanno aperto il fuoco sui manifestanti. Sappiamo di violenze e arresti nelle città di Novopskov, Bilokurakyne e Starobilsk. La repressione russa ha ottenuto il risultato sperato: terrorizzare i civili ucraini».

Eppure si sono viste immagini di abitanti del suo Oblast accogliere i russi, che idea si è fatto? «La propaganda russa ha mostrato immagini di qualche sparuto gruppo festante, ma basta fare due conti per capire subito che si tratta di una minoranza».

Si spieghi meglio? «Lysychansk contava circa 100 mila abitanti, ora sono rimasti in meno di 15 mila. Di questi qualche decina è scesa in strada per festeggiare l'arrivo dei russi. Sono donne e uomini a cui è stato fatto il lavaggio del cervello dalla propaganda. Disperati convinti che con l'arrivo dei russi cambierà il loro status sociale».

A proposito di Lysyciansk, era favorevole alla ritirata? «Io non sono un militare e non ho le competenze per stabilire se avesse o meno senso tentare di difenderla. So solo che se avessimo avuto più armi a medio e lungo raggio avremmo bloccato gli invasori decine di chilometri a Est. Nelle condizioni in cui eravamo l'unica scelta saggia, secondo i comandi militari, era ritirarsi per salvare la vita dei nostri difensori. Spero che l'Europa capisca che abbiamo bisogno di armi. Se lo capirà, quando arriveranno, avremo soldati vivi pronti ad usarle per vincere questa guerra».

In Russia si racconta di una grande vittoria, anche, dei soldati ceceni. «I ceceni hanno fatto ben poco. O meglio hanno fatto quello che sanno fare meglio, distruggere e uccidere. Hanno dato la caccia agli ucraini strada per strada; terrorizzando i civili. Kadyrov ha fatto video su video, ma non ha detto di aver distrutto la moschea di Severodonesk. Non ha detto ai suoi connazionali di aver ucciso, in quell'attacco almeno 20 mussulmani».

Ci sarà una controffensiva ucraina? «È un desiderio. Vorrei iniziasse oggi, ma devo essere razionale. Per poter pensare di liberare le terre occupate ci servono armi a medio e lungo raggio. Solo quando i nostri alleati ci forniranno tutti gli armamenti necessari saremo in grado di tornare nel Lugansk come liberatori».

Eppure i separatisti hanno già detto che non se ne andranno più. «Anche i nazisti, durante la Seconda Guerra Mondiale sono arrivati a 40 chilometri da Mosca, ma sappiamo com'è a finita».

Ha dei rimpianti? «Se avessimo avuto il giusto equipaggiamento avremmo arrestato l'avanzata dei russi ben prima. Ne sono convinto, ma non si può tornare indentro».

Ora che gli scontri sono terminati teme che i profughi del Lugansk cercheranno di tornare alle proprie case? «Ogni donna e uomo è libero di fare ciò che crede. La libertà di scelta non può fare paura. Va ricordata una cosa: in città come Severodonetsk e Lysychansk i russi hanno distrutto il 90% delle case. Non c'è acqua, elettricità e gas. I ponti sono distrutti e molte strade impercettibili. C'è ben poco a cui tornare».

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