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Rassegna Stampa
05.05.2002 I kamikaze non si fermano
I kamikaze non si fermano

Testata:
Autore: un giornalista
Titolo: «Non sarà Arafat a fermare i kamikaze»
Per Israele l'incubo dei kamikaze non è ancora finito.

E' quanto emerge dall'intervista che Mahmud al-Zahar, uno dei leader politici di Hamas, rilascia all'Unità del 5 maggio a pagina 10 con il titolo: "Non sarà Arafat a fermare i kamikaze".

" Non sarà certo la fine dell'assedio al Muqata a fermare la resistenza armata del popolo palestinese. L'Intifada non si arresterà, nuovi martiri sono pronti ad entrare in azione nel cuore di Israele".

Con queste parole si apre l'intervista al leader di Hamas, la quale se non altro ha il pregio di fugare ogni dubbio sulle reali intenzioni dei palestinesi.

Riferendosi ad Arafat dice: "L'arresto di combattenti dell'Intifada che avevano eliminato uno dei più feroci nemici del popolo palestinese (il ministro del turismo Rehavam Zeevi) rappresenta l'ennesimo cedimento ai diktat dei sionisti e degli americani".

I terroristi diventano "combattenti" e gli esponenti del governo israeliano "feroci nemici": se è scontato che l' appartenente ad una organizzazione terroristica si esprima in modo fazioso è però intollerabile che il giornalista non stigmatizzi l'uso di una siffatta terminologia.

Ancora. "Sharon ha barattato la liberazione di Arafat con la copertura internazionale al massacro nel campo profughi di Jenin. Israele pagherà a caro prezzo i suoi crimini, vendicheremo i nostri morti".

Non si è trattato di massacro, né di strage - lo ha detto la stessa Amnesty International e lo hanno ribadito le altre organizzazioni umanitarie che, una volta entrate nel campo, non cercavano altro se non le prove del "massacro": in realtà i palestinesi morti sono

stati 51 - un numero nettamente inferiore a quello degli israeliani massacrati dalle bombe dei kamikaze nel solo mese di marzo.

Il giornalista continua a non commentare in alcun modo le affermazioni faziose di Al- Zahar e preferisce passare ad altre domande.

Dopo aver sentito per ben due volte definire Sharon "criminale di guerra che governa Israele" finalmente De Giovannangeli chiede:

"Ma nel vostro vocabolario esiste la parola dialogo?"

"Certamente, ma non con chi massacra il popolo palestinese ed elimina i suoi dirigenti".

Ed Israele invece con chi dovrebbe dialogare?

Con chi definisce il suo primo ministro "un criminale"? Con chi "vendicherà i suoi morti"? Con chi si imbottirà ancora di tritolo per farsi saltare in aria in un ristorante?

L'operazione "Muraglia di difesa" ha risparmiato, al prezzo della vita di 23 soldati, decine di morti israeliani eppure, lo abbiamo sentito dalle parole del dirigente di Hamas, Israele non può ancora sentirsi tranquilla, non può permettersi il lusso di passeggiare nei giorni di festa lungo Jaffa Street o King George, non può concedersi il privilegio di una pizza perché dietro un angolo può sbucare un kamikaze che saltando in aria insieme a civili inermi "farà pagare a caro prezzo, ad Israele, i suoi crimini" .

Riprendere le trattative di pace, trasformare lo scontro in atto in un confronto politico è l'obiettivo primario per il governo israeliano, ma se il fronte palestinese non capirà che la cessazione delle violenze è una condizione irrinunciabile per Israele, molto difficilmente si creeranno quelle premesse indispensabili per realizzare il sogno di tutti i palestinesi: la costituzione del loro Stato.


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