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La Stampa Rassegna Stampa
16.03.2022 Pascal Bruckner: 'Putin è l'erede del dispotismo, vuole con la forza una nuova Urss'
Lo intervista Mirella Serri

Testata: La Stampa
Data: 16 marzo 2022
Pagina: 19
Autore: Mirella Serri
Titolo: «Pascal Bruckner: 'Putin è l'erede del dispotismo, vuole con la forza una nuova Urss'»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 16/03/2022, a pag.19 con il titolo "Pascal Bruckner: 'Putin è l'erede del dispotismo, vuole con la forza una nuova Urss' " l'intervista di Mirella Serri.

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Mirella Serri

Il dono della longevità può diventare veleno Ma ci sono antidoti...
Pascal Bruckner

Bisogna dirlo senza esitazioni: Vladimir Putin è l'erede del dispotismo orientale e dei sistemi totalitari che hanno governato la Russia per secoli. Qual è stata la chiave di volta dell'autoritarismo di Putin? L'uso della forza. Il presidente della Federazione Russa ha esemplificato e ridotto tutti i problemi internazionali a uno solo, l'impiego delle armi. Sono venti anni che procede in questa direzione. Un percorso che, alla luce dell'invasione dell'Ucraina, appare sempre più inquietante». Non ha dubbi Pascal Bruckner - scrittore, saggista, uno dei più seguiti maître à penser francesi - sulle motivazioni e sulle origini del conflitto scatenato dall'autocrate russo. Bruckner è stato tra i primi a mobilitarsi: con Bernard-Henri Lévy, a fianco del quale è stato uno dei principali animatori del gruppo dei nouveaux philophes, appena iniziata l'aggressione ha convocato al parigino Théâtre Antoine la manifestazione "Sos Ukraine", un affollatissimo meeting che ha riscosso il sostegno di David Lynch, Patti Smith e di altri protagonisti del mondo dello spettacolo. Da sempre Bruckner, vissuto tra Austria, Svizzera e Francia, noto per libri come La tirannia della penitenza. Saggio sul masochismo occidentale e Una breve eternità. Filosofia della longevità, si è dedicato alla denuncia della violazione dei diritti umani in numerose parti del mondo, a cominciare dall'Unione Sovietica quando era ancora in vita.

Professore, la radicalizzazione di Putin è iniziata con la guerra di Cecenia? «Il conflitto nella regione autonoma separatista russa del Daghestan fu appoggiato da Boris Eltsin nell'agosto 1999: Putin era primo ministro da un mese e a dicembre sarebbe diventato presidente ad interim. Quale fu una delle sue prime sortite? Fece visita alle truppe russe in Cecenia. Salì immediatamente nella considerazione della pubblica opinione e mostrò quale fosse il suo approccio alla guerra: una ferocia senza precedenti. Grozny, la capitale cecena, fu quasi completamente rasa al suolo, diventando un modello per tutto ciò che Putin avrebbe fatto in seguito. Il presidente russo sembra ancora oggi convinto che il crollo dell'Urss nel 1991 fosse stato provocato dall'Occidente. La dissoluzione dell'Unione Sovietica, però, non era dovuta alle pressioni degli Stati Uniti o dell'Europa ma alle contraddizioni interne del sistema. Putin oggi si vuole vendicare di quella "grande catastrofe" di cui il mondo occidentale non ha responsabilità».

Quando Putin ha ordinato l'invasione dell'Ucraina, sognava di ricostruire la gloria dell'Impero Russo. Invece ha ricostruito il terrore di Stalin: prende così avvio l'editoriale dell'Economist. Putin è un novello Stalin? «Putin ha messo in atto un'abile operazione revisionista che nel corso degli anni ha cancellato la memoria dei gulag e della repressione staliniana. Ha trasformato il dittatore in un grande patriota che fra l'altro ha vinto la seconda guerra mondiale. Questa reinterpretazione dell'epoca sovietica oggi in Russia assume la forma di nostalgia per il bel tempo andato e di odio per l'imperialismo americano. Solo a Mosca e in poche altre città si è acceso qualche focolaio di audace opposizione, dal momento che i manifestanti rischiano quindici anni di carcere. Altrove la popolazione è a favore del suo presidente: non ha fonti di informazione diverse da quelle passate al vaglio della censura e proprio in questi giorni abbiamo nuove conferme della manipolazione delle notizie da parte della televisione. I russi pensano di essere impegnati in una guerra di difesa nei confronti della Nato e di una sua presunta minaccia nucleare».

In Italia si è sviluppato un dibattito acceso tra chi critica l'invio di anni al presidente Volodymyr Zelensky e chi fa proprio lo slogan "né con Putin né con la Nato". In Francia cosa accade? «Esiste quello che definirei un "fascismo di sinistra". Non sono pochi coloro che non hanno mai accettato l'abbattimento del muro di Berlino e la fine dell'Urss. In molti conservano uno spirito fortemente antiamericano. Per gli elettori di Jean Luc Mélenchon - attuale leader del quarto partito, "La Francia Indomita", ammiratore del venezuelano Nicolàs Maduro e del regime cubano - il comunismo potrebbe avere ancora un futuro. Questa formazione è sempre stata ostile all'Alleanza atlantica».

Si è tornati a parlare della creazione di un esercito europeo. Potrebbe avere un ruolo nella soluzione di crisi come quella attuale? «In Francia se ne parla molto. Ma si tratterebbe comunque di una forza la cui implementazione richiederebbe anni e che avrebbe comunque un impiego piuttosto limitato. In ogni caso, per fronteggiare il pericolo che viene dall'Est rimangono essenziali gli Stati Uniti. Ma in America sta prendendo piede una tendenza isolazionista e la volontà di evitare a ogni costo di entrare in conflitto diretto con la Russia».

Nello scontro Russia-Ucraina chi potrebbe essere un efficace mediatore? Molti hanno proposto l'ex cancelliere tedesco Angela Merkel. «È meglio lasciarla da parte. La Merkel ha già fatto grandi disastri. Ha legato il suo paese mani e piedi alla Russia, anche e soprattutto in termini economici, e l'imperialismo tedesco, lo chiamo proprio così, rischiava di affondare l'Unione europea. Senza il supporto della Francia, la Grecia sarebbe dovuta uscire dall'Europa e su quella strada l'avrebbero dovuta seguire anche altri paesi».

Che cosa ne pensa della politica delle sanzioni nei confronti della Russia? «Impoverirà i russi che sono però abituati a convivere con la miseria. E si deve tener conto che potrebbe rivoltarsi come un boomerang contro tutto il mondo. Per noi sarebbe molto dura».

Stiamo assistendo a un genocidio e c'è secondo lei il pericolo di una terza guerra mondiale? «La Russia sta commettendo massacri e barbarie di ogni tipo ma non si tratta di un genocidio. Putin non è Hitler e non vuole sterminare un popolo, non persegue una politica razziale. Coltiva una vasta ambizione: ricostituire per quanto possibile l'Urss. Il presidente della Russia ha già dichiarato la terza guerra mondiale, ha dichiarato guerra a tutto il mondo civilizzato. Ma tra il dire e il fare... Ritengo che sia ancora possibile raggiungere un compromesso fra Russia e Ucraina. Bisogna però che la resistenza del coraggioso popolo ucraino abbia un certo successo. Per ottenere questo risultato occorre che i paesi occidentali riforniscano abbondantemente di armi i combattenti di Zelensky. Questo è essenziale anche per evitare che l'esercito occupante scateni rappresaglie contro la popolazione civile. Solo quando la situazione militare si sarà stabilizzata si potrà arrivare a un tavolo della pace e potremo uscire dall'inferno annunciato di una terza guerra mondiale».

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