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I palestinesi alimentano la cultura della menzogna


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Informazione Corretta Rassegna Stampa
15.01.2022 Al Sisi espelle i terroristi legati ai Fratelli Musulmani/BDS/Autorità Palestinese
Analisi di Giovanni Quer

Testata: Informazione Corretta
Data: 15 gennaio 2022
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «Al Sisi espelle i terroristi legati ai Fratelli Musulmani/BDS/Autorità Palestinese»
Al Sisi espelle i terroristi legati ai Fratelli Musulmani/BDS/Autorità Palestinese
Analisi di Giovanni Quer

Taglia su Dahlan, per la Turchia aiutò il golpe del 2016
Mohammed Dahlan

Mohammed Dahlan era membro del Comitato Centrale di Fatah, dal quale è stato espulso nel 2011 dopo esser stato accusato di aver assassinato Arafat. Consigliere nazionale della sicurezza, Dahlan aveva lasciato la Striscia di Gaza di cui era originario dopo la presa di potere di Hamas. La rivalità con Mahmud Abbas lo ha reso inviso all’establishment di Ramallah ed ha quindi lasciato la West Bank per stabilirsi ad Abu Dabi. Ora Dahlan è ritornato a Gaza con un nuovo movimento politico: la Corrente di Riforma Democratica. Negli anni di esilio, Dahlan si è avvicinato al Presidente egiziano al-Sisi e nel Golfo ha fatto una fortuna come consigliere nel campo della sicurezza. Il Presidente turco Erogan lo ha accusato di esser un agente israeliano e così anche il Primo Ministro palestinese Mohammed Shtayeh lo ha accusato di tradimento, perché avrebbe avuto un ruolo negli accordi di Abramo. Dahlan non ha mai rinunciato alle sue mire politiche e sfrutta ora la crisi dell’establihsment palestinese e le fratture interne a Hamas per presentarsi ai palestinesi come alternativa ad Abu Mazen e a Hamas. Le accuse di corruzione non sono riuscite a screditare Dahlan, che si è sempre dipinto come uomo del popolo, come leader che ha a cuore gli interessi della gente semplice. In un periodo in cui la popolarità di Abu Mazen è quasi inesistente per la sua politica di restrizione della libertà di espressione, Dahlan ha colto l’opportunità di rinascita politica, scegliendo di ritornare proprio a Gaza. Per non esasperare la popolazione, Hamas ha concesso il ritorno di qualche decina tra fedelissimi di Dahlan in esilio ed anche ha permesso le elezioni interne della “Corrente di Riforma Democratica” tenutesi in quasi segreto il 17 dicembre scorso, dalle quali è uscito vincitore. La Corrente di Riforma Democratica è stata stabilita nel 2016 a Gaza da membri di Fatah disillusi dalla politica di Abu Mazen e ha annunciato di voler partecipare alla VIII Conferenza Generale di Fatah che si terrà a Ramallah a marzo. L’obiettivo è chiaro: radunare consensi per l’imminente cambio di leaderhsip nell’Autorità Palestinese. Non vi è dubbio che Dahlan è un pragmatico e che punterebbe allo sviluppo economico e a un’intesa con Israele, ma dovrà prima gestire i rivali nella West Bank, gli oltranzisti di Hamas e gli attivisti dell’anti-normalizzazione. Tra i leader apprezzati dai palestinesi vi sono anche Marwan Barghouti e Rajoub Jibril. Marwan Barghouti sconta delle pene in Israele per reati di terorrismo, ma è rappresentato come un probabile successore di Abu Mazen. La propaganda degli attivisti pro-palestinesi gli ha affibiato il termine di “Mandela della Palestina”, benché tra i due non ci sia somiglianza alcuna. Non è chiaro quanto la sua popolarità sia diffusa tra i palestinesi, se non per la simbolica scelta di un leader in prigione che rappresenterebbe la condizione palestinese. Rajoub Jibril è più conosciuto ed ha un ampio consenso tra i giovani per le sue posizione ferocemente anti-israeliane; negli anni di lavoro come Minsitro della Gioventù ha avuto modo di avvicinarsi a vari movimenti giovanili, fomentando la visione di totale opposizione al “nemico sionista”. Una possibilità alquanto improbabile sarebbe un triumvirato: Barghouti lontano nelle prigioni israeliane, mentre Jibril e Dahlan gestirebbero le cose a Ramallah – ma le loro visioni politiche sono incompatibili. Barghouti e Jibril non vorrebbero alcun accordo con Israele e si teme invece che potrebbero optare per una nuova fase di violenza. Dahlan è un pragmatico che, nonostante parli di uno stato unico se Israele non fosse disposta a concessioni territoriali, punterebbe a sicurezza e sviluppo economico - due ambiti che possono solo consolidare la cooperazione con Israele. Inoltre, a Gaza Hamas mantiene il controllo della sicurezza e una guerra civile per prendere il potere non sarebbe un’opzione vincente. Dahlan avrebbe comunque un ruolo fondamentale nel contenimento dell’avanzata di Hamas nella West Bank, che non e’ una sola questione di consensi, ma anche di controllo sul territorio (in particolare nel Governatorato di Nablus). Le accuse di corruzione sono presto dimenticate nella generale disillusione dei palestinesi verso una leadership dittatoriale e Dahlan potrebbe esser in grado di attrarre consensi, ma il suo pragmatismo politico è un pericolo se interpretato come apertura verso Israele, e i suoi rivali non esiteranno a screditarlo come “collaborazionista”.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

takinut@gmail.com

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