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Shalom Rassegna Stampa
30.11.2021 La fuga degli ebrei dal mondo arabo e islamico
Analisi di David Meghnagi

Testata: Shalom
Data: 30 novembre 2021
Pagina: 1
Autore: David Meghnagi
Titolo: «La fuga degli ebrei dal mondo arabo e islamico»
Riprendiamo da SHALOM online l'analisi di David Meghnagi dal titolo "La fuga degli ebrei dal mondo arabo e islamico".

David Meghnagi | ISPI
David Meghnagi

Jewish exodus from Arab and Muslim countries - Wikipedia

La giornata de 30 novembre, che ricorda le persecuzioni subite dagli Ebrei nel mondo arabo e islamico è stata istituita dalla Knesset il 23 giugno 2014. La commemorazione ha progressivamente assunto una importanza crescente. Ignorato per decenni, l’esodo di 850.000 ebrei dal mondo arabo è una cartina da tornasole per una visione equilibrata del conflitto che lacera la Regione da decenni e per una sua composizione pacifica. Chi facesse un viaggio nel tempo ad Alessandria di Egitto, al ritorno potrebbe raccontare di un mondo scomparso che ne rendeva il tessuto culturale ricco e variegato. Lo stesso discorso vale per Damasco e Bagdad, Il Cairo, Tripoli, Tunisi, Algeri, Rabat e molte altre importanti città del mondo arabo. Le comunità ebraiche del mondo arabo e islamico sono oggi solo un flebile ricordo. Eppure non molto tempo fa erano un elemento costitutivo della realtà e hanno dato significativi contributi in ogni campo, contribuendo al benessere e allo sviluppo dei loro Paesi. Lungo l’arco di due decenni 850.000 ebrei circa hanno forzatamente abbandonato le loro case e i loro averi in ogni area del mondo arabo e islamico. Il loro fu un esodo silenzioso, per lungo tempo ignorato e rimosso. Dopo la fuga degli ebrei dal mondo arabo è cominciata l’agonia di ciò che era rimasto della civiltà cristiana di Oriente. Sparite le differenze locali, le immagini negative dei «popoli vinti» e dominati dall’Islam sono state proiettate su Israele. In un delirio crescente Israele è diventato il simbolo dei mali che opprimono la civiltà araba e islamica. In seguito la violenza è esplosa nel cuore dell’umma, con centinaia di migliaia di vittime innocenti che non fanno notizia. Le peripezie delle Comunità ebraiche sotto il giogo islamico sono poco note, le umiliazioni ignorate, il dolore invisibile. La centralità della Shoah nel dibattito sulla legittimità dell’esistenza di Israele ha fatto sì che la memoria delle sofferenze degli ebrei del mondo arabo fosse ridimensionata e derubricata per lungo tempo anche agli occhi degli israeliani. Accolti in Israele, come liberati o redenti, gli ebrei del mondo arabo hanno faticato prima di vedersi riconosciuta l’identità profonda, la cultura e la storia. Animati dalla speranza di una vita diversa, costretti dalle persecuzioni, risposero in massa a un richiamo ancestrale tenuto vivo nei testi sacri e nelle preghiere. A parte i più benestanti e coloro che avevano dei legami nelle metropoli europee, la maggioranza trovò naturale trasferirsi in Israele recando con sé semi di spezie e profumi da piantare per riportare in vita la terra. Gli ebrei dello Yemen attraversarono il deserto portando con sé i loro testi sacri. La comunità ebraica irakena, la cui presenza nel Paese risale ai tempi biblici, fu spogliata, depredata e scaricata su Israele con l’obiettivo di farne collassare le fragili strutture. Nel corso della Seconda guerra mondiale, quando gli ebrei del mondo arabo vissero nel pericolo di uno sfondamento del fronte a nord e a ovest, subirono un violento pogrom. Per gli ebrei provenienti dalla Libia dopo due sanguinosi pogrom nel 1945 e nel 1948, cui si aggiunse un terzo nel 1967, le navi erano grandi culle che restituivano gioia e speranza. Tra enormi difficoltà, gli ebrei del mondo arabo hanno trasformato l’esilio in esodo. Sono oggi parte di una nazione libera. Una minoranza importante ha ricostruito la sua vita in Occidente, contribuendo allo sviluppo delle loro nuove patri di adozione. A dispetto delle vicende dolorose da cui sono divisi, ebrei e musulmani, arabi e israeliani non sono condannati a essere ostili per sempre. C’è e deve esserci una via di uscita e se anche questa possibilità non è nell’immediato, non bisogna per questo negarla al futuro. Immaginando scenari diversi, il peso del passato e le difficoltà del presente diventano più sopportabili. Non si tratta di abdicare al senso di realtà, ma di conservare vivo – insieme alla consapevolezza delle opportunità e dei pericoli che il futuro può racchiudere – il sentimento della speranza senza il quale un progetto di vita e di società non potrebbero darsi.

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