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I musulmani sono infelici nei paesi in cui vivono, in uno solo sono felici, quale? (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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La Stampa Rassegna Stampa
11.03.2021 Boualem Sansal: 'L'islamismo? Una pandemia ideologica'
Lo intervista Francesca Paci

Testata: La Stampa
Data: 11 marzo 2021
Pagina: 22
Autore: Francesca Paci
Titolo: «L'islamismo? Una pandemia ideologica»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/03/2021, a pag.22, con il titolo 'L'islamismo? Una pandemia ideologica' l'intervista di Francesca Paci a Boualem Sansal.

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Francesca Paci

Boualem Sansal au Monde Festival : « J'écris pour la liberté »
Boualem Sansal

Boualem Sansal è uno che non le manda adire. E non solo perché si porta dentro la storia lacerante della sua Algeria. Da quando con il romanzo «2084. La fine del mondo» ha puntato l'indice contro il nuovo totalitarismo islamista, questo ex funzionario ministeriale migrato alla letteratura e arrivato nel 2014 alla nomination per il Nobel, è entrato a gamba tesa nel dibattito del secolo, lo scontro delle civiltà, la minaccia fondamentalista, la resa, vera o presunta, dell'Occidente che si respira nelle banlieues parigine ma potrebbe dilagare. Con un timbro di voce inversamente proporzionale alla spigolosità delle parole, racconta, al telefono dalla natia Boumerdès, la visione della Francia metafora d'Europa, quella sottesa al suo libro appena tradotto in Italia, «Il treno di Erlingen» (Neri Pozza), l'esistenza sospesa di una sopravvissuta agli attentati parigini del 2015 che s'intreccia con quella immaginaria della città tedesca di Erlingen, in attesa beckettiana del treno che dovrebbe portare in salvo gli abitanti da un misterioso nemico deciso a ridurre il mondo in schiavitù: una storia senza redenzione, scolpita con la vena caustica di Huellebecq e il disincanto dell'ultimo Orwell.

Neri Pozza Editore | Il treno di Erlingen
La copertina (Neri Pozza ed.)

Il romanzo è una distopia sulla società occidentale, insidiata dall'immigrazione e dall'islam radicale. Siamo veramente così in pericolo? «Vista dall'esterno, l'Europa sembra in rapido declino. Non è più la potenza che era fino agli anni '60. Il baricentro del potere si è spostato, sono emersi nuovi attori che esercitano una forte pressione, oggi economica, domani politica. I paesi BRICS, la Turchia, l'Iran, il mondo arabo che alla fine uscirà dalla crisi attuale e rianimerà il progetto panarabo di Nasser. Ma la minaccia più grave è l'islamismo che, radicalizzato o moderato, si rafforza di giorno in giorno da trent'anni. L'Europa è assolutamente incapace di batterlo. L'islamismo è un'ideologia pandemica contro cui non c'è vaccino. L'immigrazione non è il cuore del problema, è un fattore aggravante tra gli altri, il comunitarismo, la delinquenza nelle periferie, il permissivismo della società europea, i giochi torbidi della sinistra».

Come si fa a fermare chi scappa dalla povertà, le guerre, il cambiamento climatico, chi non può tornare indietro? «L'immigrazione aumenterà e nessuno sarà in grado di controllarla. L'incapacità dell'Europa di proteggersi è la prova del suo fallimento. Per prevalere dovrebbe aiutare i popoli africani e magrebini a sbarazzarsi dei loro dittatori, come ha fatto durante la guerra fredda sostenendo contro la dittatura comunista i popoli dell'Europa centrale, che oggi Specialmente in Francia i primi a soffrire a causa dei fanatici sono i musulmani sono liberi e non sognano più di emigrare in Occidente. Invece, servendosi dei despoti arabi e africani per il controllo delle proprie frontiere esterne, l'Europa ha deluso i popoli del sud che poi, quando alla fine riescono ad arrivare, gliela fanno pagare».

Travolti dal Covid-19, non abbiamo più parlato d'immigrazione né d'islamismo. Non è che avessimo un po' esagerato la portata della minaccia? «Questa è esattamente la politica dello struzzo. Chiudiamo gli occhi e il pericolo scomparirà. Invece i problemi vanno affrontati rapidamente perché, da un certo punto in poi, la catastrofe è inevitabile. L'emigrazione non è inevitabile. Cominciamo con l'eliminare i dittatori e la gente non partirà più, perché alla fine si è veramente liberi solo a casa propria».

Che peso ha, se ne ha, l'islamo-gauchismo che, secondo studiosi come Gilles Kepel avvelena le università francesi? «Non è una novità, risale all'arrivo al potere della sinistra nel 1981. Mitterrand, appena eletto, regolarizzò centinaia di migliaia di immigrati clandestini ai quali promise il voto alle elezioni comunali. Permise anche l'ascesa del Fronte Nazionale a livello locale ma, negando il sistema proporzionale, gli impedì la rappresentanza nazionale col risultato di dividere definitivamente la Francia tra il popolo di sinistra e quello di estrema destra, a tutto danno della destra repubblicana. Prosperata così durante i due mandati di Mitterand, la sinistra alimenta ancora questa faglia per costruirsi una base sociale, con gli emigranti ma anche con gli islamisti. A mio parere, le élite universitarie che sostengono le politiche di sinistra e verdi lo fanno per opportunismo, sono al servizio della sinistra che, nel complesso, gioca la carta islamista per continuare ad esistere».

E l'islamofobia? Cresce anche il pericolo dell'odio opposto. «Dall'elezione di Mitterrand e dalla fulminea ascesa dell'islamismo in Algeria e nel Maghreb, l'islamismo è diventato il problema numero uno della Francia e, per contro, l'islamofobia è diventata il problema numero due. Ma se l'islamismo è una realtà visibile, l'islamofobia è solo, per ora, lo strumento agitato dalla sinistra per indebolire il Rassemblemant National della Marine Le Pen, che è ormai il primo partito di Francia. Non c'è mai stata la caccia al musulmano dopo gli attentati. Gli stessi musulmani soffrono l'islamismo ma non lo denunciano a voce alta per non essere accusati di apostasia».

Crede che la democrazia stia morendo, schiacciata tra l'islamismo e il sovranismo della presunta auto-difesa? «La democrazia era un bel sogno, ma si è scoperto essere un sogno irrealizzabile. In due secoli si è diffusa in pochi paesi dove, per altro, è minacciata da più fronti, a partire dal proprio interno, i ricchi globalisti, le élite cosmopolite. Il culto della democrazia ha portato a grandi eccessi, a partire dalla svalorizzazione della morale cristiana su cui si fondavano i paesi democratici. La democrazia, così come la cultura su cui si fonda, non è più di tutti, ma delle minoranze che ne impongono la loro visione. In un paese giacobino come la Francia, è mortale. Oggi l'unica vera aspirazione è la sicurezza per cui siamo pronti a sacrificare tutto, in primis la libertà».

Come sta l'Algeria dopo l'uscita di scena di Bouteflika? «Sono molto pessimista. Il potere algerino è pericoloso, uno dei più pericolosi al mondo. Tutti i regimi totalitari sono crollati dopo la caduta del muro di Berlino, tranne quello algerino e la fine non è vicina. Il governo sta cercando di spingere i manifestanti democratici e islamisti a combattere per dichiarare poi lo stato di emergenza e sparare sulla folla».

C'è un risveglio dell'islamismo in Algeria e nel mondo arabo, o è un fenomeno europeo legato all'immigrazione? «L'islamismo sta crescendo in tutto il mondo. In Europa ha capito di potersi servire dell'agit prop per tenere sotto pressione lo Stato. La lotta armata per il potere è fallita ovunque, in Algeria, in Egitto, nel Sahel. Il modo di agire preferito oggi è quello che hanno adottato in Europa. Alla fine, è stata la strategia dei Fratelli Musulmani e delle monarchie del Golfo a prevalere sulla strategia della guerra stile al Qaeda».

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