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I musulmani sono infelici nei paesi in cui vivono, in uno solo sono felici, quale? (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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La Stampa Rassegna Stampa
21.03.2019 Terrorismo islamico in Italia: tentata strage sullo scuolabus a Milano, un invito a chiamare le cose con il loro nome
Editoriale di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 21 marzo 2019
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Il debutto di una nuova minaccia»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 21/03/2019 a pag.1/29, con il titolo "Il debutto di una nuova minaccia" l'editoriale di Maurizio Molinari.

A destra: l'ideologia islamista dietro i cosiddetti "lupi solitari" (che non sono affatto solitari)

Scrive Maurizio Molinari del lucido editoriale di oggi: "Il fat­to che Ous­sey­nou ab­bia fat­to le­ga­re ad un in­se­gnan­te dei bam­bi­ni mi­nacciando­li con li­qui­do in­fiam­ma­bi­le la­scia in­ten­de­re quan­to tem­po ha de­di­ca­to ai det­ta­gli". Questo dimostra che gli attentati terroristici islamici non sono opera dei cosiddetti "lupi solitari" (che non sono affatto solitari, ma dispongono al contrario di una rete di sostegno senza la quale non sarebbero in condizione di compiere gli attentati), e allo stesso tempo che non si tratta di "matti" o "psicopatici" - come li descrivono molti media in nome del politicamente corretto - ma di persone che organizzano meticolosamente i crimini che compiono.

Ecco l'editoriale:

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Maurizio Molinari

Il se­que­stro dell’au­to­bus con i 51 bam­bi­ni della scuola di Cre­ma è un cam­pa­nel­lo d’al­lar­me per l’I­ta­lia per le ca­rat­te­ri­sti­che che som­ma: ha le mo­da­li­tà dell’at­to ter­ro­ri­sti­co, è sta­to com­piu­to da un im­mi­gra­to na­tu­ra­liz­za­to che si pro­po­ne­va di ven­di­car­si con­tro una spe­ci­fi­ca po­li­ti­ca del no­stro go­ver­no, sui mi­gran­ti.
Le mo­da­li­tà a­do­pe­ra­te dal se­ne­ga­le­se Ous­sey­nou Sy na­sco­no dall’e­mu­la­zio­ne di tec­ni­che ji­ha­di­ste: met­te­re den­tro una vet­tu­ra li­qui­do in­fiam­ma­bi­le per lan­ciar­la con­tro un e­di­fi­cio - l’o­biet­ti­vo era l’ae­ro­por­to di Li­na­te - al fi­ne di in­ne­sca­re ef­fet­ti de­va­stan­ti è un me­to­do più vol­te u­sa­to - con e sen­za e­splo­si­vi - da grup­pi i­sla­mi­ci in I­raq, Af­gha­ni­stan e So­ma­lia co­sì co­me il se­que­stro di bus ci­vi­li è sta­to più vol­te fir­ma­to da ter­ro­ri­sti pa­le­sti­ne­si per fe­ri­re I­srae­le. Non è un’o­pe­ra­zio­ne sem­pli­ce per­ché ri­chie­de una cer­ta pia­ni­fi­ca­zio­ne nel­la scel­ta dei tem­pi e dell’o­biet­ti­vo fi­nale da col­pi­re sen­za con­ta­re che bi­so­gna an­che sa­per sce­glie­re le vit­ti­me per­ché più i ci­vi­li so­no i­ner­mi - co­me nel ca­so dei bam­bi­ni - più so­no fa­ci­li da sog­gio­ga­re. Il fat­to che Ous­sey­nou ab­bia fat­to le­ga­re ad un in­se­gnan­te dei bam­bi­ni mi­nacciando­li con li­qui­do in­fiam­ma­bi­le la­scia in­ten­de­re quan­to tem­po ha de­di­ca­to ai det­ta­gli.

A ciò bi­so­gna ag­giun­ge­re che il ter­ro­ri­sta se­ne­ga­le­se è un im­mi­gra­to na­tu­ra­liz­za­to ov­ve­ro ap­par­tie­ne ad una ti­po­lo­gia di in­di­vi­dui che in Eu­ro­pa, ne­gli ul­ti­mi an­ni, so­no sta­ti a vol­te pro­ta­go­ni­sti di at­ten­ta­ti op­pu­re so­no di­ve­nu­ti «fo­reign figh­ter» sce­glien­do di an­da­re a com­bat­te­re da vo­lon­ta­ri nel­le fi­la del­lo Sta­to I­sla­mi­co. Han­no pas­sa­por­ti eu­ro­pei ma, per le ra­gio­ni più di­ver­se, o­dia­no la pa­tria ac­qui­si­ta e si af­fi­da­no al­la vio­len­za più e­stre­ma.

Se que­ste ca­rat­te­ri­sti­che fan­no rien­tra­re Ous­sey­nou Sy nel­la ca­si­sti­ca del­le mo­da­li­tà o­pe­ra­ti­ve del ter­ro­ri­smo che sta in­san­gui­nan­do l’Eu­ro­pa dall’i­ni­zio di que­sto se­co­lo, la ter­za in­ve­ce è un’as­so­lu­ta no­vi­tà. Si trat­ta del mo­ven­te per­ché, se­con­do le te­sti­mo­nian­ze rac­col­te da­gli in­qui­ren­ti, il kil­ler «non è mos­so da mo­ti­vi re­li­gio­si» ma vo­le­va «ven­di­ca­re i mor­ti in ma­re» e «in A­fri­ca» cau­sa­ti dal­le «po­li­ti­che di Sal­vi­ni e Di Maio» sull’im­mi­gra­zio­ne. Ov­ve­ro, la scel­ta del ter­ro­re è un’ar­ma per «pu­ni­re» il go­ver­no a cau­sa di po­li­ti­che per­ce­pi­te co­me «o­mi­ci­de» con­tro in­di­vi­dui si­mi­li. Ous­sey­nou Sy è un cit­ta­di­no i­ta­lia­no, è pro­tet­to dal­la Co­sti­tu­zio­ne e può e­ser­ci­ta­re li­be­ra­men­te i suoi di­rit­ti ma per pro­te­sta­re con­tro «le po­li­ti­che Sal­vi­ni-Di Maio» non sce­glie il vo­to o il so­ste­gno ad un par­ti­to, non or­ga­niz­za un’as­sem­blea, una pro­te­sta e non scri­ve un te­sto di­ret­to al pub­bli­co ben­sì pro­get­ta una stra­ge. Fa­cen­do ca­pi­re che vo­le­va por­ta­re la mor­te al pros­si­mo per mo­di­fi­ca­re una po­li­ti­ca da lui av­ver­sa­ta. E’ que­sto il pre­ce­den­te più al­lar­man­te - non so­lo per l’I­ta­lia ma per l’Eu­ro­pa - per­ché po­ne il ri­schio di individui violenti che si auto-attivano ri­cor­rendo ai me­to­di del ter­ro­ri­smo per ten­ta­re di fer­ma­re spe­ci­fi­che po­li­ti­che di sin­go­li go­ver­ni. Co­me an­che pre­sen­ta il ri­schio che la que­stio­ne mi­gra­to­ria di­ven­ti mo­ti­vo di vio­len­za da par­te de­gli e­le­men­ti più e­stre­mi, e­mar­gi­na­ti, cri­mi­na­li o ri­bel­li fra gli im­mi­gra­ti.

Da qui la ne­ces­si­tà di una du­pli­ce ri­spo­sta. An­zi­tut­to sul fron­te del­la si­cu­rez­za per­ché i re­spon­sa­bi­li del­la pre­ven­zio­ne nel no­stro Pae­se so­no ora chia­ma­ti a pren­de­re in e­sa­me nuo­ve ti­po­lo­gie di mi­nac­ce ed at­ten­ta­to­ri, as­sai dif­fe­ren­ti dal­le ca­te­go­rie no­te dei ji­ha­di­sti o dei su­pre­ma­ti­sti bian­chi. Ma an­che sul fron­te del­la po­li­ti­ca per­ché la tol­le­ran­za-ze­ro nei con­fron­ti del ter­ro­ri­smo per es­se­re ef­fi­ca­ce de­ve es­se­re ac­com­pa­gna­ta da a­zio­ni programmatiche te­se a o­sta­co­lar­ne la ge­ne­si e, nel ca­so dell’im­mi­gra­zio­ne, ciò si­gni­fi­ca dar­si mo­del­li di in­te­gra­zio­ne tal­men­te ef­fi­cien­ti da raf­for­za­re, e non in­de­bo­li­re, la si­cu­rez­za col­let­ti­va. Da­van­ti a quan­to av­ve­nu­to ie­ri - un’in­te­ra sco­la­re­sca ha ri­schia­to di pe­ri­re in­ce­ne­ri­ta per mano di un terrorista fai-da-te - l’er­ro­re più gra­ve sa­reb­be i­gno­ra­re che una li­nea ros­sa è sta­ta su­pe­ra­ta. Ob­bli­gan­do­ci a con­si­de­ra­re la ge­stio­ne dei mi­gran­ti co­me un te­ma di si­cu­rez­za na­zio­na­le che non può es­se­re la­scia­to in ba­lìa di a­spri scon­tri fra ong e leader politici, ac­co­mu­na­ti solo dall’in­ten­to di raf­for­zar­si a di­spet­to del ri­va­le. Ora sappiamo che il tema dei migranti può attivare terroristi autodidatti e deve dunque essere affrontato tenendo bene in mente che è diventato un tassello del mosaico della nostra sicurezza nazionale.

 

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